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Pesce falce/Zu cristatus

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Il pesce falce (Zu cristatus) è un pesce di mare della famiglia Trachipteridae.

Distribuzione e habitat

Questa specie ha una distribuzione cosmopolita nelle fasce tropicali e temperate calde, è presente in tutto il mar Mediterraneo anche se incontrato piuttosto raramente.
È pelagico e vive in acque piuttosto profonde.

Descrizione

Come tutti i Lampridiformes ha un aspetto peculiare: in questa specie, infatti, il corpo, che nella regione cefalica ed addominale è compresso lateralmente ed alquanto alto, si restringe fortemente nella regione della coda, diventando molto sottile. La pinna dorsale è lunghissima e, nella porzione più anteriore, porta 6 raggi allungati. La pinna anale è invece assente. Le pinne ventrali sono ridotte ad alcuni raggi e le sono molto piccole. La pinna caudale è suddivisa in una porzione superiore, composta da un certo numero di raggi uniti dalla membrana ed una porzione inferiore, che porta in genere un solo raggio, rivolto in basso. L’occhio è piuttosto grande.
Il colore è argenteo con alcune bande verticali più scure. Le pinne sono rosso vivo, tranne la codale, che è nera o molto scura.
Raggiunge 1 metro di lunghezza.

Alimentazione

Si ciba di pesciolini e di cefalopodi.

Riproduzione

Uova e larve palagiche. I giovani hanno aspetto assai diverso dagli adulti, con i raggi delle pinne pettorali e della dorsale allungatissimi.

Biologia

Solitario. Di solito nuota con la testa rivolta verso l’alto.

Pesca

Occasionale con reti a strascico e palamiti operanti a notevoli profondità. Le carni sono bianche.

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Pesce fico/Gadiculus argenteus

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Il pesce fico (Gadiculus argenteus) è un piccolo pesce di mare della famiglia Gadidae. È l’unica specie del genere Gadiculus.

Distribuzione e habitat

Questa specie è presente nel mar Mediterraneo occidentale (compreso l’Adriatico) e nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna ed il Marocco con la sottospecie G. argenteus argenteus. Più a nord fino alla Norvegia settentrionale ed all’Islanda è sostituito dall’altra sottospecie Gadiculus argenteus thori.
Vive a profondità notevoli, fino a 1000 metri di fondale e non si incontra mai sopra i 200 metri.

Descrizione

Questo pesciolino presenta una testa di notevoli dimensioni con occhi molto grandi e bocca obliqua. Il corpo si assottiglia nella parte posteriore ed è compresso lateralmente. Le pinne dorsali sono tre, piuttosto corte, e le pinne anali due, opposte alle ultime due dorsali. La pinna caudale ha bordo concavo, le pinne pettorali sono piccole e così le pinne ventrali, inserite anteriormente alle pettorali.
Il colore è grigio – roseo sul dorso ed argentato sui fianchi.
La taglia è molto piccola, la dimensione massima nota è di 9 cm.

Alimentazione

Si nutre di piccoli crostacei.

Pesca

Si cattura con reti a strascico e la sua importanza è minima, finisce in genere nel misto di minutaglia per fritture di paranza.

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Pesce flauto/Fistularia commersonii

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Il Pesce flauto[1] (Fistularia commersonii Rüppell, 1838), è un pesce osseo marino della famiglia Fistulariidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nella fascia tropicale dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico compreso il mar Rosso; da qui è penetrato, attraverso il canale di Suez, nel mar Mediterraneo (migrazione lessepsiana) dove è stato segnalato per la prima volta nel 2000 in Israele[2]; negli anni successivi si è rapidamente espanso raggiungendo la Turchia, l’isola di Rodi[3], Creta, le coste dell’Italia meridionale[4], la Sicilia, la Sardegna e le coste tirreniche e adriatiche[5][6], spingendosi sino alle coste della penisola iberica[7].

Vive in acque costiere nei pressi delle scogliere, più di rado su fondi mobili o su praterie di Posidonia oceanica.

Descrizione

Ha un aspetto caratteristico tipico dei membri della famiglia Fistulariidae, molto sottile, depresso e con mandibole molto allungate unite a forma di tubo e un lungo e sottile filamento che sporge dal centro della pinna caudale. Le pinne dorsale e anale sono poste molto indietro, opposte e simmetriche, piuttosto piccole. Le scaglie sono assenti.

Il colore è olivaceo o verdastro su dorso e fianchi. Può presentare marmorizzature scure sul dorso, soprattutto di notte. Spesso (più di frequente negli individui extramediterranei) il corpo è cosparso di punti o linee azzurro vivo.

Misura fino a 160 cm, la misura media è attorno al metro.

Particolare della testa

Biologia

Spesso è gregario e si incontra in banchi ma può anche essere solitario.

Alimentazione

Si ciba di piccoli pesci, crostacei e molluschi cefalopodi che caccia all’agguato.

Pesca

Viene catturato occasionalmente e ha scarsissimo interesse per l’uomo. È comunque commestibile.

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Pesce foglia/Lobotes surinamensis

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Il pesce foglia[1] (Lobotes surinamensis Bloch, 1790) (Decisione di Esecuzione (UE) 2016/1251), conosciuto anche come lobote, è un pesce osseo marino della famiglia Lobotidae.

Specie non valutata

Descrizione

Ha un corpo dall’aspetto molto caratteristico, alto e compresso lateralmente ma al tempo stesso robusto. Il profilo della fronte è concavo. Gli occhi sono piccoli situati vicino alla punta del muso e molto vicini fra loro. La bocca è protrattile. La pinna dorsale ha una porzione anteriore spinosa ed una posteriore a raggi molli che forma un lobo rotondeggiante molto simile alla pinna anale, che porta solo pochi e brevi raggi spinosi. La pinna caudale è rotondeggiante. Le pinne pettorali sono piccole ed arrotondate; le pinne ventrali sono abbastanza ampie. Le scaglie sono grandi e robuste, ricoprono in parte le pinne impari.

Il colore è bruno o grigio con due strisce scure (non sempre visibili) che si dipartono dagli occhi. La pinna caudale è bordata di giallo. La linea laterale ha colore argenteo. I giovani sono giallastri.

A causa dell’ampiezza, della forma e della posizione delle pinne dorsali e anale, si ha l’impressione che abbia una pinna caudale trilobata, caratteristica questa che contribuisce a far dare il nome di Tre Code Nere.[2]

Può raggiungere il metro di lunghezza.

Distribuzione e habitat

Esemplare pescato

Si tratta di un pesce cosmopolita nei mari caldi. Nel mar Mediterraneo è rarissimo, in Italia sono note solo due catture nel XX secolo e una a Sciacca nel 2014[3][4].
Tuttavia, un recente studio ha dimostrato la presenza di una popolazione stabile nel Mediterraneo centrale[5].

Vive in acque basse, fino a 10 metri di profondità e penetra nelle foci dei fiumi. Talvolta sosta all’ombra di oggetti galleggianti come le giovani cerniole di fondale.

Biologia

Non è un pesce molto attivo, ciò nonostante può effettuare salti sorprendenti fuor d’acqua per sfuggire alle reti.

Alimentazione

È prettamente carnivoro.

Pesca

Occasionale.

Nei luoghi dove è comune viene considerato pregiato.

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Pesce forca/Peristedion cataphractum

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Il pesce forca (Peristedion cataphractum) è un pesce osseo marino della famiglia Peristediidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso in tutto il mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico dal golfo di Guascogna al Senegal.
Vive su fondi molli di sabbia o fango tra 50 e 500 (raramente fino ad oltre 800) metri di profondità. Nei mari italiani è comune.

Descrizione

L’aspetto è superficialmente simile a quello delle gallinelle. L’armatura di scaglie ossee è molto robusta e conferisce all’animale una sezione ottagonale. Queste squame non presentano spine. Alcune spine sono presenti sul muso e sopra le pinne pettorali. Le pettorali sono ampie e raggiungono quasi la pinna anale. Il tratto più caratteristico è il muso che presenta due lunghe e robuste punte in avanti che danno al pesce l’aspetto di una forchetta. Sul mento ci sono due barbigli piuttosto lunghi (assenti nelle gallinelle). Il corpo si assottiglia molto verso il peduncolo caudale. Gli occhi sono grandi. La prima pinna dorsale ha i raggi allungati e filamentosi. Le pinne ventrali hanno due raggi liberi simili alle “zampette” della gallinella.
Il colore è rossiccio o rosso mattone con il ventre biancastro; le pinne pettorali hanno riflessi azzurri e la pinna caudale ha un bordo scuro.
Raggiunge, raramente, i 40 cm di lunghezza.

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Pesce forca/Peristedion cataphractum

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Il pesce forca (Peristedion cataphractum) è un pesce osseo marino della famiglia Peristediidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso in tutto il mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico dal golfo di Guascogna al Senegal.
Vive su fondi molli di sabbia o fango tra 50 e 500 (raramente fino ad oltre 800) metri di profondità. Nei mari italiani è comune.

Descrizione

L’aspetto è superficialmente simile a quello delle gallinelle. L’armatura di scaglie ossee è molto robusta e conferisce all’animale una sezione ottagonale. Queste squame non presentano spine. Alcune spine sono presenti sul muso e sopra le pinne pettorali. Le pettorali sono ampie e raggiungono quasi la pinna anale. Il tratto più caratteristico è il muso che presenta due lunghe e robuste punte in avanti che danno al pesce l’aspetto di una forchetta. Sul mento ci sono due barbigli piuttosto lunghi (assenti nelle gallinelle). Il corpo si assottiglia molto verso il peduncolo caudale. Gli occhi sono grandi. La prima pinna dorsale ha i raggi allungati e filamentosi. Le pinne ventrali hanno due raggi liberi simili alle “zampette” della gallinella.
Il colore è rossiccio o rosso mattone con il ventre biancastro; le pinne pettorali hanno riflessi azzurri e la pinna caudale ha un bordo scuro.
Raggiunge, raramente, i 40 cm di lunghezza.

Biologia

I caratteri biologici sono simili a quelli delle gallinelle.

Alimentazione

Si ciba di crostacei che trova nel sedimento con i barbigli.

Riproduzione

Avviene in estate. Gli avannotti sono pelagici e molto trasparenti.

Pesca

Si cattura con le reti a strascico e le sue carni sono simili a quelle delle gallinelle ma comunque si trova solo in commercio tra la minutaglia per la zuppa di pesce.

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Pesci istrice/Diodon hystrix

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I Diodon Linnaeus, 1758 sono un genere di pesci d’acqua salata appartenenti alla famiglia dei Diodontidae (di cui costituiscono il genere tipo) e sono conosciuti comunemente come pesci istrice.

Distribuzione e habitat

Sono diffusi in tutte le acque oceaniche tropicali e subtropicali, incluso il Mar Rosso[1]. Vivono in acque basse, vicino a barriere coralline e fondali rocciosi.

Descrizione

Il corpo di questi pesci è largo, con dorso piatto, occhi sporgenti e muso provvisto di becco rigido. La pinna dorsale e anale sono piccole, arrotondate e sistemate vicino al peduncolo caudale. Le pettorali sono ampie e tonde, mentre le ventrali sono assenti. Le pinne non sono fissate al corpo, ma si muovono costantemente durante il nuoto.

La pelle di questo pesce è ricoperta di aculei cornei (derivati dall’evoluzione di alcune scaglie) ed è incredibilmente elastica: in caso di pericolo infatti questi pesci riempiono lo stomaco d’acqua trasformandosi in bizzarre “sfere” aculeate, risultando pericolosamente indigesti per un eventuale predatore.

Le dimensioni di questi pesci variano da 27 a 91 cm.[1]

Differiscono dai pesci dei generi Cyclichthys e Chilomycterus, i quali hanno pinne rigide e fisse, al contrario dei Diodon.

Un Diodon sp. in atteggiamento difensivo

Biologia

Alimentazione

I pesci istrice si cibano prevalentemente di molluschi, crostacei e polipi dei coralli, di cui spezzano i gusci o la struttura esoscheletrica con il forte becco dentato[2].

Veleno

Il fegato di questi pesci è velenoso, poiché secerne una sostanza chiamata tetradotossina, una neurotossina che inibisce la funzione respiratoria, portando rapidamente alla morte.

Tassonomia[1]

Fossili

Fossili di pesci istrice sono stati rinvenuti in strati geologici datanti del Terziario.

Tra le specie fossili, identifichiamo:

Sono stati anche rinvenuti resti di Diodon in Italia centrale[6], ma di specie non chiaramente identificabili. I resti fossili indicano che queste specie del Terziario avevano caratteristiche fisiche simili alle attuali.

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Pesce lampadina/Hygophum benoiti

Pesce lampadina/Hygophum benoiti

Il pesce lampadina (Hygophum benoiti) è un pesce abissale della famiglia Myctophidae.

Etimologia

Il nome proprio della specie è in onore dell’ornitologo italiano Luigi Benoit (1804-1890) che si interessò anche di biologia marina in collaborazione col malacologo italiano Andrea Aradas (1810-1882)[1].

Distribuzione e habitat

Si incontra nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Nei mari italiani è molto più comune del congenere pesce lampada e si incontra in tutti i bacini, compreso il mar Adriatico.
Ha uno stile di vita pelagico e si trova tanto in acque superficiali (fino a 25 m) che a 1000 metri di profondità. In Adriatico è stato rinvenuto fino a 780 metri.

Descrizione

Come tutti i pesci lanterna si può riconoscere dalle specie affini solo attraverso l’esame dei fotofori, per la legenda dei fotofori vedere lo schema alla voce Myctophidae. In questa specie POL sono due, così come i Prc, di questi ultimi il secondo è più in basso. Il PLO è situato in posizione superiore rispetto alla base della pinna pettorale. Gli AO sono suddivisi in due serie in linea. La pinna anale è più lunga della pinna dorsale. Il VLO è posto molto più in basso rispetto alla linea laterale (nell’affine Hygophum hygomii questo fotoforo è posto appena sotto questa linea).
Il colore argentato brillante dell’animale vivo si osserva di rado, di solito ha un colore brunastro dovuto alla perdita delle squame.
Raggiunge gli 8 cm di lunghezza.

Riproduzione

Avviene durante tutto l’anno ma con più frequenza durante i mesi caldi; i giovanili hanno la metà inferiore della pinna caudale di colore scuro.

Biologia

Lungo le rive dello stretto di Messina si incontrano spesso molti esemplari spiaggiati di questa specie.

Pesca

Si cattura talvolta con le reti a strascico ma non ha nessun valore commerciale; le carni, tuttavia sono commestibili e di buon sapore.

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Pesce liocorno/Lophotus lacepede

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Il pesce liocorno[1] (Lopho

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie pressoché cosmopolita in acque tropicali e subtropicali, nota per il mar Mediterraneo occidentale, l’Oceano Atlantico adiacente, il mare Arabico, la California, l’Australia, eccetera. Sembra abbastanza raro ovunque ma forse è solo una specie difficile da osservare. Nei mari italiani è noto dappertutto ma non è comune.
Questa specie ha uno stile di vita pelagico e si incontra in acque poco profonde, di solito in mare aperto, a molte miglia dalla riva.

Descrizione

Questo pesce ha un aspetto molto strano ed assolutamente inconfondibile. Il corpo è molto compresso lateralmente ed abbastanza alto, tende ad assottigliarsi verso la coda mentre dalla, parte della testa è molto alto ed ha un profilo anteriore pressoché rettilineo. L’occhio è relativamente grande, la bocca protrattile. La pinna dorsale è unica e lunghissima, parte dall’estremità anteriore con un primo raggio curiosamente allungato ed ispessito a mo’ di corno e termina in prossimità della piccolissima pinna caudale. Anche la pinna anale, le pinne pettorali e le ventrali sono molto piccole, anzi, queste ultime possono mancare.
La colorazione dell’animale vivo non è molto ben nota, il dorso ed i fianchi sono blu-nero con vistose macchie rotonde argentee, dopo la morte i colori virano verso un azzurrino argenteo abbastanza uniforme. Tutte le pinne sono di colore rosso vivo.
Si tratta di un pesce di notevoli dimensioni, che può raggiungere i 2 metri di lunghezza.

Alimentazione

Gli adulti si cibano di pesciolini pelagici e di calamari, i giovani sono planctofagi.

Riproduzione

Uova e larve sono pelagiche, queste ultime hanno un lunghissimo primo raggio nella pinna dorsale.

Biologia

Ignota. Possiede una sacca che produce un liquido nero che può essere espulso dall’ano, si suppone che abbia funzioni difensive, come nei molluschi cefalopodi.

Pesca

Avviene con palamiti o con reti a strascico, in maniera casuale. La carne, a detta dei pochi che l’hanno assaggiata, pare sia ottima. tus lacepede) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Lophotidae, dell’ordine Lampridiformes.

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Pesce lucertola/Synodus saurus Linnaeus

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Il pesce lucertola (Synodus saurus) è un pesce di mare della famiglia Synodontidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie diffusa nei settori tropicali e subtropicali di entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, tra Gibilterra e l’Africa tropicale sulla costa est e tra le Bermuda e le Antille compreso il mar dei Caraibi su quella americana. È presente anche nel mar Mediterraneo ed è abbastanza comune nei mari italiani, specie in alcune zone. Raro nel mar Adriatico.
Questa specie frequenta esclusivamente fondi sabbiosi ma solo raramente lo si trova lungo le spiagge, preferisce i piccoli spiazzi sabbiosi tra uno scoglio e l’altro.

Descrizione

Questo pesce ha una bocca molto grande che supera nettamente l’occhio, che è piccolo e posto assai in avanti. La bocca è fornita di molti denti acuminati di dimensioni diverse l’uno dall’altro. Il corpo è piuttosto allungato, a sezione circolare, il profilo dorsale non è interrotto all’altezza della testa e si mantiene quasi rettilineo. La pinna dorsale abbastanza avanzata e c’è una piccola pinna adiposa all’altezza della pinna anale. La pinna caudale è biloba. Le pinne pettorali sono abbastanza piccole mentre le pinne ventrali sono più grandi e poste più indietro.
Il colore del dorso è grigio sabbia o bruno, spesso con barre verticali indistinte sui fianchi ed alcune linee longitudinali azzurre o chiare. Il ventre è bianco, l’occhio è rosso o dorato. Una linea dorata segue la linea laterale.

Esemplare parzialmente insabbiato

Può superare i 35 cm ma la taglia media è di 15-18 cm.

Riproduzione

Avviene in estate, le uova e le larve sono pelagiche.

Alimentazione

È predatore e caccia pesciolini ed invertebrati.

Biologia

Si tratta di un pesce notturno, molto diffidente di giorno quando basta un piccolo movimento per farlo infossare nella sabbia.

Pesca

Si cattura con le reti costiere e con le lenze innescate con vermi e crostacei. Talvolta abbocca alle lenze a traina. Le carni sono saporite, apprezzate soprattutto nel sud Italia. Di solito viene consumato in zuppa.

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Pesce luna/Mola mola

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Il pesce luna (Mola mola dal latino mola, “macina, mola”) è il più grande e uno dei più pesanti tra i pesci ossei. Gli adulti raggiungono un peso compreso mediamente fra i 247 e i 1.000 kg. In inglese viene anche chiamato sunfish per il fatto che durante le giornate di sole tende a salire alla superficie dell’acqua ed esporre la sua pelle ai raggi solari[2]. La specie è originaria delle acque tropicali e temperate di tutto il mondo. Si può descrivere come testa di pesce alla quale è attaccata una corta coda mentre il corpo è appiattito lateralmente. Quando le loro pinne dorsale e ventrale sono estese, i pesci luna sono simmetricamente alti quanto lunghi.

Vulnerabile[1]

Distribuzione e habitat

Abita in mare aperto, ma è localizzato prevalentemente lungo le acque costiere, in acque tropicali, temperate e fredde (spingendosi fino in Terranova e coste norvegesi, occasionalmente anche nel mar Baltico), Mediterraneo compreso. Nell’emisfero australe è diffuso intorno alle acque di Sudafrica e Australia, ma non intorno alla Terra del fuoco.

Descrizione

La pinna in superficie, che può ricordare quella di uno squalo

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Un pesce luna all’acquario di Lisbona: anche l’acquario di Barcellona ne ospita alcuni esemplari.

I pesci luna sono i pesci ossei più pesanti e gli esemplari più grandi possono raggiungere un’altezza di 4,2 metri, 3 metri di lunghezza e circa 2.268 chilogrammi[senza fonte], superati in alcuni casi da squali e mante, che appartengono però alla classe dei cartilaginei. Questo pesce è caratterizzato da una forma allungata, ovaloide, molto compressa ai fianchi. La pinna caudale è formata da un’escrescenza carnosa (che parte dalla radice della pinna dorsale), la quale ha poca mobilità: la locomozione è affidata alle pinne dorsale e anale, opposte, simmetriche, robuste e allungate. La pinna pettorale è piccola e a ventaglio.

I denti sono fusi tra loro nella piccola bocca e formano una sorta di becco. Le aperture branchiali sono ridotte ad un buco, appena prima della pinna pettorale.

La sua pelle può raggiungere lo spessore di 15 cm. Essa ospita fino a cinquanta specie di parassiti e microorganismi, i quali possono provocare il fenomeno della bioluminescenza.

Si tratta inoltre di un pesce estremamente longevo: si ritiene che possa superare ampiamente i cento anni di età.

Comportamento

Quando il pesce luna nuota in prossimità della superficie, visto da una barca, può esser confuso con uno squalo, dato che se ne vede soltanto una pinna.

Il pesce luna sdraiato in superficie

Come accennato, spesso risale alla superficie del mare, dove fa galleggiare il corpo in posizione orizzontale. Pare che sia, questo, un sistema per liberarsi dei parassiti, che in questo modo possono venire mangiati dagli uccelli.

Riproduzione

Una femmina può deporre fino a 1,5 milioni di uova per volta e fino a 300 milioni di uova durante il ciclo vitale. Le larve hanno il diametro di appena due o tre millimetri.

Alimentazione

Il pesce luna si nutre di plancton, di piccoli pesci e di meduse.

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Pesce lupo/Anarhichas lupus

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Anarhichas lupus, conosciuto in italiano come pesce lupo, lupo di mare o anguilla lupo, è un pesce osseo appartenente alla famiglia degli Anarhichadidae.

Specie non valutata

Descrizione

L’aspetto generale di questo pesce è simile a quello di una grande bavosa. Il corpo è allungato e compresso lateralmente, la testa grande e rotondeggiante, la bocca ampia con forti mascelle dotate di 10-12 denti caniniformi robusti e ben visibili che ogni anno vengono cambiati. Le pettorali sono larghe, adatte ad ancorare il pesce sul fondo roccioso, le pinne ventrali sono invece assenti. La pinna dorsale è unica, bassa e lunga fino al peduncolo caudale, la pinna anale è simile ma lunga circa un terzo meno. La pinna caudale è piuttosto piccola ed ha bordo leggermente arrotondato. La parte superiore della testa, i fianchi, il dorso e le pinne sono grigio-azzurri, nerastri o rossicci con alcune fasce verticali non ben distinte di colore scuro, la parte inferiore è biancastra con punti scuri.

La taglia massima è di 150 cm per oltre 20 kg di peso.

Particolare della testa di A. lupus in cui si intravedono i robusti denti caniniformi

Distribuzione e habitat

Il pesce lupo è comune nell’Oceano Atlantico settentrionale orientale dal Golfo di Guascogna all’Islanda e alle coste della Groenlandia e della Lapponia, nella parte occidentale di questo oceano è presente sulle coste canadesi e degli USA a sud fino al New Jersey.

È riportata la cattura di un esemplare nel mar Mediterraneo, in Liguria (Varazze), nel 1958.

Vive su fondi rocciosi a profondità fino a 600 metri (di solito non oltre 100). I giovani si incontrano anche in acque costiere.

Biologia

Alimentazione

Si ciba soprattutto di organismi bentonici a tegumento duro come echinodermi, crostacei e molluschi, il cui guscio rompe con facilità grazie alla potente dentatura.

Riproduzione

Effettua migrazioni verso acque più profonde in inverno per la riproduzione. Le uova, di dimensioni piuttosto grandi, sono bentoniche.

Pesca

Viene catturato con nasse e palamiti.

Le carni sono apprezzate nei paesi nordici.

Acquariofilia

Viene allevato negli acquari pubblici.

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Pesce martello/Sphyrna zygaena

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Sphyrna zygaena Linnaeus, 1758[2], comunemente chiamato pesce martello o squalo martello, è un pesce cartilagineo appartenente alla famiglia Sphyrnidae. Può raggiungere i 4 metri di lunghezza. Si tratta di una specie considerata potenzialmente pericolosa per l’uomo.

Vulnerabile[1]

Descrizione

La struttura è quella inconfondibile del genere Sphyrna, con la tipica forma del capo espanso in due estensioni laterali piatte e pronunciate, da cui appunto il nome σφυρί, “martello” in greco antico. Occhi e narici sono poste alle estremità di queste appendici. Il margine anteriore del capo è rettilineo o leggermente convesso, elemento che permette la distinzione con altri componenti della famiglia, che presentano invece una rientranza più o meno accentuata al centro. La bocca di forma ogivale è posta sul lato ventrale. I denti sono 13-15 per lato sulla mascella e 12-14 sulla mandibola, e presentano un margine liscio o finemente seghettato ed una forma piatta e triangolare, che da una base ampia diventa più aguzza, inclinandosi da un lato. I denticoli dermici sono approssimativamente circolari e dotati di 3-7 scanalature a seconda delle dimensioni, scanalature che sul margine posteriore diventano prolungamenti appuntiti[3]. Il corpo è snello. Lateralmente si aprono le cinque fessure branchiali. Delle due pinne dorsali triangolari, la prima è di dimensione media, dotata di punta arrotondata, margine posteriore moderatamente concavo e apice posteriore libero, mentre la seconda è ridotta ed arretrata, posta in corrispondenza della pinna anale e più piccola di quest’ultima[4]. Le pinne pettorali sono ben sviluppate, leggermente falcate, come le due pinne ventrali, di dimensioni minori, alla cui base nei maschi si ritrovano gli emipeni. La pinna anale è invece fortemente falcata e con un lungo margine libero. La pinna caudale è quella asimmetrica tipica dell’ordine Carcharhiniformes, con un lobo superiore molto più sviluppato rispetto a quello inferiore.

Il colore è grigio più o meno scuro o bruno-olivastro, talvolta con i bordi delle pinne di colore più scuro, mentre il lato ventrale è più chiaro, bianco lattiginoso o grigio pallido.

Si tratta della seconda specie per dimensioni nel genere Sphyrna, con una lunghezza massima registrata di 4 metri, anche se sono più comuni misurazioni intorno ai 2,5-3,5 metri [5].

Distribuzione e habitat

Frequenta le zone tropicali e subtropicali prediligendo in genere acque temperate, anche se la sua presenza è stata segnalata in prossimità dell’equatore. Lo si ritrova nell’Atlantico fino al sud della Gran Bretagna, e dal lato americano fino al Canada, a sud fino alle propaggini meridionali dei due continenti. Nell’Oceano Indiano è segnalato quasi ovunque, così come nel Pacifico[6][7]. La difficoltà di distinguerlo dalle altre specie rende comunque queste segnalazioni non completamente affidabili. Nel Mediterraneo e Mar Nero, pur non essendo molto comune, rappresenta comunque la specie di Sphyrnidae più facile da incontrare del suo genere.

Vive abitualmente in acque costiere e semipelagiche, entro la piattaforma continentale o presso gli arcipelaghi, rimanendo solitamente in prossimità della superficie, scendendo raramente sotto i 20 metri di profondità, spingendosi talvolta anche vicino a riva. Frequenta baie ed estuari, mostrando la capacità di adattarsi alle acque salmastre, ed in alcuni casi è stato segnalato in acque dolci[3].

Profilo di S. zygaena

Biologia

Esistono pochi dati riguardo alle caratteristiche biologiche e alle abitudini di questa specie, malgrado sia tra quelle più comuni e a più ampia diffusione della famiglia Sphyrnidae[8].

Comportamento

Lo si può osservare spostarsi solitamente presso la superficie, da solo o in piccoli gruppi, che nel caso di esemplari immaturi possono riunire centinaia di individui. Infaticabile nuotatore, sembra avere l’abitudine di migrare verso acque più fredde durante i mesi estivi, per poi tornare in acque calde nel periodo invernale, e proprio in occasione di questi spostamenti tenderebbe ad associarsi nei tipici assembramenti, osservabili con regolarità sulle coste del Sud Africa[4] e della California.

Alimentazione

Predatore molto attivo, la sua dieta varia a seconda delle zone frequentate, e comprende molte specie di pesci ossei di branco, cefalopodi, crostacei, altri squali e razze[9].

Riproduzione

Si tratta di una specie vivipara placentata. Nel primo periodo embrionale, il nutrimento viene fornito da un sacco vitellino, successivamente si sviluppa una struttura di tipo placentare che nutre il feto fino al momento del parto[10]. La gestazione dura 10-11 mesi[11]. Alla nascita i piccoli, tra i 29 e 37 per ciclo riproduttivo, sono lunghi 50–60 cm.

S. zygaena mentre nuota in superficie

Pesca

Come per tutti gli appartenenti alla famiglia Sphyrnidae, anche le pinne di S. zygaena sono considerate di particolare pregio per la preparazione della tradizionale zuppa tipica dei paesi orientali, per cui viene fatto oggetto di pesca diretta, con reti o ami innescati, nonché di pesca sportiva[12] . Viene inoltre pescato per le carni, di discreto valore commerciale, e per il suo fegato, particolarmente ricco di acidi grassi polinsaturi[13] e vitamina A.

Pericolosità

La sostanziale impossibilità per quanto riguarda gli appartenenti al genere Sphyrna di poter differenziare con precisione la specie responsabile dei singoli incidenti comporta il fatto che vengano considerati tutti potenzialmente pericolosi per l’uomo. Il numero di attacchi segnalati è comunque basso [14], e nell’incontro con i subacquei, anche nel caso dei tipici assembramenti periodici, gli individui tendono a mostrare un comportamento timido e per nulla aggressivo[15].

Stato di conservazione

Malgrado la prolificità della specie, la pressione dovuta alla pesca intensiva, che elimina spesso gli individui prima del raggiungimento della piena maturità sessuale, pone S. zygaena tra le specie di grandi selachimorpha in serio rischio di sopravvivenza [16]. Dati rilevati negli anni dimostrano infatti una sensibile diminuzione delle catture[17]. Per questo è stato inserito nella lista IUCN tra le specie vulnerabili (VU).

Nel 2013 l’allarme per la diminuzione di questa ed altre specie ha portato i paesi aderenti alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites) all’introduzione dell’obbligo di tracciabilità delle loro carni, norme entrate in vigore nel settembre 2014[18].

Continua…………

Squalo martello smerlato/Sphyrna lewini

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Sphyrna lewini, conosciuto comunemente come Squalo martello smerlato, è uno squalo appartenente alla famiglia Sphyrnidae.

In pericolo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa nelle acque costiere tropicali e subtropicali di tutti gli oceani, compreso il Mar Mediterraneo occidentale. Predilige le barriere coralline, gli estuari e le baie; abita una fascia compresa tra -1 e -275 metri, anche se è stato filmato fino a -500 metri.

Descrizione

La forma è tipica degli squali martello: presenta un corpo snello ma muscoloso, allungato, con la testa a forma piatta e allargata, ai lati della quale albergano gli occhi. La pinna dorsale è triangolare e molto sviluppata, così come il lobo superiore della pinna caudale.
Raggiunge una lunghezza di 430 cm per un peso di 250–300 kg.

Riproduzione

S. lewini è una specie vivipara: dopo la fecondazione interna nell’utero della femmina si formano 13-20 piccoli, che partorirà quando avranno raggiunto i 40–50 cm di lunghezza.

Alimentazione

Lo squalo martello smerlato si nutre di calamari, granchi e altri crostacei nonché molte specie di pesci.

Predatori

È a sua volta predato dalle orche.

Pesca

È ambita preda dei pescatori sportivi e pescato commercialmente per l’alimentazione umana (filetti, pinne, tranci), per estrarre vitamine e le carcasse utilizzate per produrre farina di pesce.

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Pesce nastro/Trachipterus trachypterus

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Il pesce nastro (Trachipterus trachypterus Gmelin, 1789) è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Trachipteridae.

Adulto (in alto) e giovane

Distribuzione e habitat

Il pesce nastro è diffuso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo occidentale. È una specie batipelagica: abita le acque comprese tra i -100 e i -600 metri di profondità.

Descrizione

Presenta un corpo allungato, molto compresso ai fianchi, con muso schiacciato, fronte alta e lunga pinna dorsale, della quale i primi raggi sono più sviluppati. Le pinne pettorali sono piccole, così come le ventrali, alte e lunghe. La pinna anale è al vertice della coda, dove spunta anche una strana pinna caudale, rivolta verso l’alto. La livrea è semplice, con un fondo grigio con riflessi argentei, pinne rosate. La pinna caudale, semitrasparente, è molto simile ad un ventaglio e normalmente mantenuta eretta. Le pinne ventrali hanno 5 raggi. Raggiunge una lunghezza massima di 3 metri.

Alimentazione

Si nutre principalmente di cefalopodi ed altri pesci.

Esemplare fossile

L’esemplare fossile rinvenuto in Toscana

Un esemplare fossile di questa specie è stato rinvenuto a Badia a Settimo (Firenze) nel 2001, in sedimenti argillosi, insieme a molti altri esemplari di ambiente batipelagico. Risale al Pliocene (circa 4 milioni di anni fa) ed è ora conservato nel Museo geopaleontologico GAMPS.

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Pesce palla liscio/Sphoeroides pachygaster

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Il pesce palla liscio (Sphoeroides pachygaster) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Tetraodontidae dell’ordine Tetraodontiformes.

Vulnerabile[1]

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie a vastissimo areale, considerata circumtropicale, ovvero diffusa in tutti i mari e gli oceani caldi e temperati caldi. Nell’Oceano Atlantico si rinviene tra l’Irlanda (rarissimo) e il New Jersey a nord e le acque argentine e sudafricane a sud. Nel mar Mediterraneo questa specie era del tutto ignota fino agli anni ottanta, da quel periodo si è diffuso inarrestabilmente a partire dalle acque spagnole ed è oggi presente anche nei bacini più orientali di questo mare. Nei mari italiani è presente ovunque tranne che nel nord Adriatico ma non comune. Si crede che questa invasione del Mediterraneo da parte di questa specie rientri nel fenomeno generale noto come Tropicalizzazione del Mediterraneo[2].
Vive su fondi a prateria, mobili o rocciosi, tra 20 e 250 m.

Descrizione

Ha il caratteristico aspetto dei pesci palle, con corpo tozzo, gonfiabile, pinne dorsale ed anale brevi ed arretrate, testa ed occhi grandi, bocca dotata di 4 grossi denti. La pinna caudale ha margine dritto. le pinne ventrali sono assenti mentre le pinne pettorali sono ampie.
Il colore è bruno sul dorso ed argenteo su fianchi e ventre.
Raggiunge i 25 cm di lunghezza, le femmine sono più grandi dei maschi.

Riproduzione

La stagione riproduttiva in Mediterraneo va da aprile a ottobre.

Alimentazione

Si ciba soprattutto di calamari.

Biologia

Se spaventato, al pari di tutti gli altri pesci palla, può riempire il suo stomaco di acqua o aria e gonfiarsi come una palla.

Pesca

Occasionale, soprattutto con reti a strascico. Non ha alcuna importanza e non viene commercializzato, alcune specie della stessa famiglia hanno carni altamente tossiche per il contenuto di tetrodotossina, non è ben chiaro se questa specie sia da considerarsi velenosa.

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Pesce pettine/Xyrichtys novacula

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Xyrichtys novacula (Linneaus, 1758), noto in italiano come pesce pettine, è un pesce osseo di mare appartenente alla famiglia Labridae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa in tutto il mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico sia sul lato est (dal Portogallo al golfo di Guinea) che su quello ovest (dalla Carolina del Nord al Brasile). Lungo le coste italiane non è comune se non localmente. Molto comune è in Calabria specialmente, nella costa di Tropea e nel golfo di Squillace.

Vive su fondi di sabbia sottile nei pressi di praterie di Cymodocea nodosa a piccole profondità, fino a 15-20 m. In inverno migra a profondità maggiori.

Descrizione

Un esemplare pescato

È molto diverso dagli altri labridi mediterranei, infatti è molto compresso lateralmente ed ha un caratteristico profilo ripidissimo con fronte spiovente verticalmente. La pinna dorsale è unica e lunga, l’anale simile ma più corta, la pinna caudale ha profilo convesso.

Il colore della femmina è grigiastro o color sabbia con tonalità che danno sul rossastro o sull’arancio con linee blu vivo attorno all’occhio, inoltre sono presenti scaglie con riflessi vivaci sull’addome. Il maschio adulto è complessivamente grigio con tonalità giallastra con qualche macchietta rosa salmone.

Può raggiungere i 20 cm.

Biologia

In caso di pericolo, il pesce pettine ha sviluppato una tecnica di difesa peculiare. Da una posizione immobile presso il fondale sabbioso, compie uno scatto improvviso, infilandosi quasi istantaneamente nel fondale sabbioso, sfruttando il suo profilo piatto. Dopo qualche tempo si può vedere la testa spuntare dalla sabbia, quindi il resto del corpo.

Riproduzione

Il maschio si circonda di un harem di femmine. La deposizione avviene in estate, le uova e le larve sono pelagiche. I giovani fino a circa 4-5 cm hanno un aspetto completamente diverso da quello degli adulti, sono infatti dotati di raggi allungatissimi sulla pinna dorsale, hanno capo meno alto e a profilo meno verticale e sono cosparsi di macchie verdastre. La specie, come molti labridi, è ermafrodita proterogina per cui i giovani sono femmine ed i vecchi diventano maschi.

Alimentazione

Si ciba soprattutto di molluschi e Crostacei. Risultano casi di nutrimento a base di caviglie umane sul bagnasciuga.

Pesca

Abbocca voracemente alle lenze innescate con esche animali, le sue carni sono apprezzate per le fritture.

Apprezzato in Spagna (raor o lorito), soprattutto alle Baleari, nel Maresme (Provincia di Barcellona) e nella provincia di Almerìa dove è detto galán.

In Italia è molto diffuso nella zona di Tropea dove in dialetto tropeano viene chiamato surice.

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Pesce pilota/Naucrates ductor

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Naucrates ductor, conosciuto comunemente come pesce pilota, è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Carangidae, unico esponente del genere Naucrates.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa nelle acque costiere dei mari temperati e tropicali di tutto il globo, compreso il mar Mediterraneo.

Descrizione

L’aspetto è quello tipico dei Carangidae pelagici, infatti il corpo è allungato, con testa arrotondata. Le pinne sono forti e muscolose e la coda è bilobata. La livrea è bianco-grigia con larghe fasce nere. I giovani hanno livrea bianco-gialla con strisce brune sfrangiate.
Può superare i 50 cm di lunghezza.

Convivenza con le meduse

Gli esemplari giovani, come quelli di altre specie della famiglia, tendono a ripararsi nell’ombrello delle meduse, convivendo con esse, approfittando della protezione che forniscono loro e forse cibandosi degli avanzi delle loro prede.

Convivenza con gli squali, alimentazione

Pesci pilota in compagnia di uno squalo

Gli esemplari adulti invece sono soliti seguire navi, tartarughe marine, mante, razze ma soprattutto gli squali.
Il rapporto di questo pesce con gli squali viene descritto come quasi simbiotico ed è estremamente raro che uno squalo si cibi di un pesce pilota tanto che si notano spesso piccoli pesci pilota che nuotano nella bocca degli squali per nutrirsi dei residui di cibo rimasti tra i denti, dei parassiti, degli avanzi di cibo e anche degli escrementi degli squali, fornendo in cambio un “servizio” di pulizia.

Predatori

L’unica specie che comporta un pericolo per i pesci pilota è la lampuga.[senza fonte]

Pesca

È una specie commestibile, pescata per il consumo umano.

Acquariofilia

Il pesce pilota è ospite di acquari pubblici, spesso nelle stesse vasche degli squali.

Altre informazioni

  • Gli antichi marinai greci pensavano che questi pesci, che apparivano attorno alla nave quando ci si avvicinava alla costa, stessero pilotando la nave in porto, da qui il loro nome. Si riteneva inoltre che i pesci pilota conducessero anche altre specie di pesci verso il cibo.

*Proprio l’osservazione dei disegni della colorazione di questi pesci ha portato all’applicazione di segni simili su substrati di plastica per le tavole da surf, da utilizzare come protezione dagli attacchi degli squali.[senza fonte]

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Pesce porco/Oxynotus centrina

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L’Oxynotus centrina (Linnaeus, 1758) appartiene al genere Oxynotus ed alla famiglia Oxynotidae. È noto comunemente come pesce porco[2].

Vulnerabile[1]

Areale

Vivono nell’Oceano Atlantico Orientale e nel mar nero.. A Nord sono stati osservati nel Mediterraneo e nel Golfo di Biscaglia fino alla Cornovaglia, a Sud fino al Senegal[3].

Habitat

Sono stati rinvenuti a profondità comprese tra 100 e 700metri[4].

Aspetto

Raggiungono lunghezze massime di 1.5 metri[5]. Questa specie di piccole dimensioni ha una morfologia molto particolare: il corpo è piuttosto alto per via della pinna dorsale allungata e la pelle è riconoscibile per i caratteristici puntini chiari.[3]. Il resto del corpo è uniforme e di colore marroncino-grigiastro[3].

Conservazione

Si tratta di una specie molto vulnerabile[6]

Riproduzione

La specie è ovovivipara[7].

Alimentazione

Si nutrono di policheti[5].

Interazioni con l’uomo

La loro carne è utilizzata fresca, sottolio, affumicata, essiccata e salata per il consumo umano[5].

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Pesce prete/Uranoscopus scaber

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Il pesce prete (Uranoscopus scaber) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Uranoscopidae di cui è l’unico membro mediterraneo.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

È diffuso in tutto il mar Mediterraneo ed è molto comune lungo le coste italiane. Vive inoltre nel mar Nero e nell’Oceano Atlantico orientale, tra la Spagna settentrionale ed il Marocco.

Il suo habitat è costituito dai fondi molli sabbiosi o fangosi a profondità tra i 15 ed oltre 100 metri.

Descrizione

È un pesce assolutamente inconfondibile a causa della testa molto grande e piatta con occhi, narici e bocca rivolti verso l’alto. La bocca è molto grande ed armata di denti appuntiti con un’appendice vermiforme inserita sulla mandibola. Dietro l’opercolo branchiale sporge una lunga e robusta spina velenifera. Le pinne dorsali sono due: la prima è piccola, di colore nero e di forma triangolare mentre la seconda è lunga ed opposta alla pinna anale, le pettorali sono grandi e la pinna caudale tronca.

Uranoscopus scaber, particolare della testa

Il colore è bianco sul ventre e sulla pinna anale mentre il dorso ed i fianchi sono bruni, talvolta con macchiette chiare.

Raggiunge i 30 cm ma normalmente i pesci pescati variano dai 15 ai 20 cm.

Biologia

Questa specie ha degli organi elettrici dietro gli occhi, le scariche che producono sono debolissime e la loro funzione non è ben nota. Il fatto che vi sia una grossa differenza tra le caratteristiche delle scariche emesse dal maschio e dalla femmina pare suggerire che quest’attività elettrica abbia un ruolo nel corteggiamento.

Alimentazione

È un predatore, si ciba principalmente di pesci ed altri piccoli animali. La sua tecnica di caccia è caratteristica, passa quasi tutto il suo tempo infossato nel sedimento facendo sporgere solo gli occhi ed il filamento boccale che viene mosso svolgendo funzioni di esca ed attirando le prede.

Riproduzione

Si riproduce in primavera-estate, uova e larve sono pelagiche, il giovane assume uno stile di vita bentonico quando misura circa 5 cm.

Pesca

Viene catturato spesso dalle reti a strascico e da posta ed è un ingrediente comune delle zuppe di pesce come il cacciucco livornese.

Uranoscopus scaber

Pericolosità

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Le spine opercolari sono velenifere ma il veleno, poco noto, sembra meno pericoloso di quello delle tracine. Tuttavia è molto comune per gli esseri umani venire a contatto con questi pesci durante la pesca.

Per un primo soccorso è utile immergere la zona colpita in acqua molto calda (anche salata) per due ore (almeno un’ora), o anche 30 minuti sotto la sabbia, poiché il veleno è termolabile.

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