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Mangiameduse/Schedophilus medusophagus

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Schedophilus medusophagus, conosciuto comunemente come mangiameduse, è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Centrolophidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa nell’Atlantico boreale, dalla Groenlandia al North Carolina e dalla Norvegia alle Isole Azzorre. È presente anche nel Mediterraneo occidentale. Alcuni studi sembrano confermare la sua presenza anche in acque australiane. Gli esemplari giovanili vivono in acque più basse, gli adulti si spingono anche a profondità più elevate.

Descrizione

Il corpo è ovaloide, piuttosto compresso ai fianchi, gli occhi grandi (ma più piccoli degli altri congeneri). La pinna dorsale è bassa e allungata, così come la pinna anale, più corta. La pinna caudale è bilobata, le ventrali sottili. La livrea giovanile presenta una colorazione rosso cupo tendente al viola, con macchie più scure su corpo e pinne, mentre la testa è più chiara. Gli adulti invece sono olivastri, tendenti al blu grigio scuro, con chiazze nerastre su corpo e pinne.
Raggiunge una lunghezza di 50 cm.

Alimentazione

Si nutre di ctenofori e meduse (tra cui quelle del genere Atolla).

Pesca

Pescato occasionalmente, soprattutto mediante le reti a strascico. Sembra che le sue carni, forse a causa della dieta a base di meduse urticanti, possano causare qualche disturbo gastroenterico[1]

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Marlin Bianco/Kajikia albida

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Il marlin[2] (Kajikia albida (Poey, 1860)), conosciuto anche come marlin bianco, è un grosso pesce di mare della famiglia Istiophoridae, raro nei mari italiani.

Vulnerabile[1]

Distribuzione e habitat

È diffuso in tutto l’Oceano Atlantico tropicale e subtropicale da cui sconfina nel mar Mediterraneo occidentale dove è apparentemente raro.

È un pesce pelagico la cui biologia è molto simile a quella dell’aguglia imperiale.

Descrizione

Molto simile all’aguglia imperiale da cui si distingue principalmente per:

  • rostro più lungo
  • lobo della pinna dorsale arrotondato
  • pinne pettorali molto più lunghe
  • dorso blu- verdastro con ventre bianco e fianchi argentei brillanti, la demarcazione fra le due colorazioni è sfumata e sui fianchi sono presenti numerose striature verticali di colore da lilla ad azzurro
  • la pinna dorsale è azzurro vivo con macchie scure.

Raggiunge 3 metri di lunghezza.

Biologia

Alimentazione

Basata su pesci e cefalopodi pelagici.

Parassiti

Può presentare un copepode parassita, Gloiopotes ornatus.

Pesca

Simile a quella dell’aguglia imperiale.

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Marlin blu/Makaira nigricans

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Il marlin blu[2] (Makaira nigricans Lacepède, 1802) conosciuto anche come marlin azzurro,[3] è un grande pesce di mare appartenente alla famiglia Istiophoridae.

Vulnerabile[1]

Distribuzione e habitat

Qualora si ritenga separata la specie Makaira mazara, diffusa nelle fasce tropicali ed equatoriali degli oceani Indiano e Pacifico (vedi sotto alla sezione “tassonomia e specie affini”) si deve ritenere questa specie diffusa nella parte più calda dell’Oceano Atlantico. Nei mari europei questo marlin è segnalato a nord fino alla Spagna settentrionale. Nel mar Mediterraneo è occasionale ed è stato catturato, con esemplari di grandi dimensioni, anche nelle acque italiane.
È una specie pelagica e raramente si avvicina alle coste.

Descrizione

Appare simile agli altri marlin come il marlin bianco o l’aguglia imperiale ma ha corpo più massiccio, con una vistosa “gobba” dietro gli occhi. Il rostro è breve ma meno che nell’aguglia imperiale. Le pinne dorsali sono due: la prima è lunga e molto bassa per quasi tutta la lunghezza ma nella parte più anteriore si alza improvvisamente in un lobo appuntito (nei Tetrapturus è più grande ed è arrotondato), la seconda è piccola ed opposta alla seconda pinna anale. La pinna anale più anteriore è più grande della seconda. La pinna caudale è grande, potente e lunata; ha due carene sul peduncolo caudale. Le pinne pettorali sono lunghe; le pinne ventrali sono anch’esse allungate ma filiformi.
Il colore è blu o grigio bluastro sul dorso e bianco su ventre e fianchi.
Raggiunge dimensioni enormi, fino a 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso.

Alimentazione

Si ciba di pesci e cefalopodi.

Pesca

Si tratta di una preda favolosa per il fortunato pescatore sportivo che abbia la ventura di catturarlo. Oltre alle grosse dimensioni, infatti, questa specie ha la caratteristica di opporre tutta la sua forza e la sua agilità ai tentativi di recupero, esibendosi in ripetuti ed acrobatici salti fuor d’acqua. Viene di solito insidiato con la tecnica della traina, impiegando sia esche artificiali che pesci o calamari. Le carni sono eccellenti, simili a quelle del pesce spada.
È questo il pesce con cui lotta il pescatore Santiago nel celebre romanzo Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

Tassonomia e specie affini

La tassonomia di questa specie non è univocamente accettata, molti ittiologi considerano separata Makaira mazara degli oceani Indiano e Pacifico, distinta dalla presente dalle caratteristiche della linea laterale e del tutto simile per i caratteri biologici e morfologici.

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Melù/Potassolo/Micromesistius poutassou

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Il melù o potassolo[1] (Micromesistius poutassou) è un pesce di mare della famiglia Gadidae.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

È una specie a distribuzione piuttosto nordica ed è diffusa nell’Oceano Atlantico orientale tra la Norvegia settentrionale, l’Islanda ed il Marocco; è presente, anche se non comune, anche sulle coste atlantiche nordamericane canadesi e del New England settentrionale, dove sembra che sia giunto negli ultimi 50 anni. Nel mar Mediterraneo è diffuso dappertutto tranne le coste del sud est; è comune nelle acque italiane.

È un pesce pelagico, vive in acque aperte a profondità tra i 100 ed i 900 metri su fondali di almeno 500-1000 metri. Di notte si avvicina alla superficie, a non meno di 100 metri di fondo, comunque.

Descrizione

Ha un aspetto abbastanza simile a prima vista a quello del nasello ma è facile da distinguere sia per la bocca più piccola, che per l’occhio grande che, infine, per i caratteri delle pinne. Le dorsali infatti sono 3: le prime due sono piccole, con base assai più breve dell’altezza; la terza più lunga e bassa, simmetrica rispetto alla seconda anale; la prima anale invece è molto lunga e raggiunge l’altezza della prima pinna dorsale. Le ventrali sono piccole e poste molto avanti, le pinne pettorali abbastanza sviluppate, la pinna caudale è piccola e forcuta. Il corpo è allungato ed affilato. È sprovvisto di barbiglio.

La colorazione è grigio piombo sul dorso che sfuma nel biancastro del ventre. L’interno della bocca è nero.

Misura 50 cm al massimo ma di solito non misura più di 25 cm.

Alimentazione

È carnivoro, caccia crostacei planctonici e piccoli pesci.

Riproduzione

Avviene in inverno e primavera, le uova sono pelagiche.

Pesca

Si cattura con reti e palamiti. Le carni sono simili a quelle del nasello ma sono piuttosto insipide e molli. Comunque vengono consumate largamente nel Lazio e sulle coste del monte Argentario dove, nel paese di Porto Ercole, si tiene anche una sagra della “fica maschia” come viene chiamato in zona il melù.

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Maurolico/Maurolicus muelleri

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Maurolicus muelleri, noto in italiano come maurolico, è un pesce abissale della famiglia Sternoptychidae.

Distribuzione e habitat

È una specie cosmopolita. Nel mar Mediterraneo è comune, anche nei mari italiani. Talvolta ne spiaggiano migliaia, come è successo in Liguria o lungo lo stretto di Messina, dove è una delle specie più comuni che si trovano sulle spiagge, famose per fornire esemplari di fauna abissale. È una specie pelagica di profondità e si trova tra la superficie e 1000 metri (di solito fino a metri) ma è stato catturato fino a 2000 metri. Effettua migrazioni notturne verso le quote batimetriche minori.

Descrizione

A prima vista può sembrare simile ad una comune sardina perché si tratta di un piccolo pesce molto argenteo con corpo affusolato anche se compresso ai lati. Gli occhi sono molto grandi e così la bocca, che è obliqua e con la mandibola sporgente. Questo pesce è privo di scaglie. Lungo il ventre ci sono due file di fotofori, quella inferiore è lunga circa il doppio della superiore. Altri fotofori sono sparsi sul corpo, soprattutto sul capo. La pinna dorsale è breve e arretrata, è seguita da una pinna adiposa bassa. La pinna caudale è biforcuta; la pinna anale è lunga. Le pinne ventrali sono molto indietro, le pinne pettorali hanno un’inserzione bassa.

Il colore è argenteo con dorso azzurro o nero e ventre e fianchi argentati. I fotofori hanno colore viola.

Misura fino a 6 o 7 cm di lunghezza.

Maurolicus muelleri con vista dei fotofori

Biologia

Alimentazione

Si ciba di zooplancton.

Riproduzione

Si riproduce tutto l’anno. Le uova hanno la superficie formata da sfaccettature esagonali.

Pesca

Finisce relativamente spesso nelle reti da circuizione per le sardine e nelle reti a strascico. Le carni sono commestibili ma raramente si trovano sui mercati.

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Mennola/Spicara maena

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La menola (Spicara maena Linnaeus, 1758) è un pesce di mare della famiglia Centracanthidae.

Distribuzione e habitat

Presente nell’intero mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra le isole Canarie ed il Portogallo, è comune e talvolta abbondantissima nelle acque italiane.
Vive in branchi sterminati sulle praterie di Posidonia oceanica, a basse profondità, anche se, occasionalmente, è stata pescata ad oltre 150 metri.

Descrizione

Una femmina di menola

Questa specie ha un netto dimorfismo sessuale, il maschio infatti ha il corpo assai alto con una netta incavatura dietro gli occhi mentre femmine e giovani sono molto slanciati. La pinna dorsale è unica ed abbastanza lunga e nella metà anteriore è armata di raggi spinosi, la pinna anale è ampia ed arrotondata e porta due o tre raggi spinosi, la pinna caudale è forcuta mentre pettorali e ventrali sono piuttosto grandi ed appuntite. La bocca è appuntita e molto protrattile, l’occhio piuttosto grande.

La livrea è molto caratteristica, ha infatti, di solito, una decisa tonalità azzurra che però può essere verdastra o beige, con una vistosa e tipica macchia nera rettangolare all’altezza della punta delle pinne pettorali. Il maschio adulto, di solito più scuro, ha tutto il corpo e le pinne coperti di macchiette e brevi linee blu elettrico. Di notte questi pesci cambiano totalmente la loro colorazione, diventano infatti verdognoli o grigiastri marezzati e sparisce la macchia rettangolare sul fianco. Raggiunge e supera i 20 cm.

Alimentazione

Si ciba soprattutto di zooplancton e di animaletti bentonici.

Riproduzione

Avviene in estate, il maschio scava una buchetta dove la femmina depone le uova, che contiene in una sacca così grande che ne deforma il corpo. È una specie ermafrodita proterogina per cui tutti gli individui più giovani di due anni di età sono femmine ed i più vecchi tutti maschi.

Pesca

Abbocca con voracità alle esche e si cattura in quantità con le reti ma le sue carni sono un po’ insipide e flaccide per cui non sono troppo apprezzate. A Livorno questi pesci però vengono tradizionalmente consumati dopo marinatura.

A Trapani, invece le carni della femmina ( ‘a minnula) sono molto apprezzate d’estate, quando contiene la sacca delle uova. Viene consumata fritta [1] e anche sotto sale. È prodotto agroalimentare tradizionale.

Specie affini

Spicara flexuosa

Il garizzo (Spicara flexuosa, Rafinesque 1810) è stata a lungo considerata una specie a sé stante che si differenzia dalla mennola in base ai seguenti caratteri:

  • forma del corpo più fusiforme, la “gobba” dorsale molto evidente nel maschio, è del tutto assente
  • la pinna dorsale ha la parte anteriore più alta rispetto alla posteriore (nella Mennola la pinna dorsale ha la stessa altezza più o meno per tutta la sua lunghezza)
  • i denti vomerini sono poco sviluppati o assenti
  • nel maschio adulto i disegni blu formano linee e non punti come nell’altra specie[2].

Oggi viene unanimemente considerata essere identica a S. maena.

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Merlango/Molo/Merlangius merlangus

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Il merlano o molo[1] (Merlangius merlangus) è un pesce facente parte della famiglia Gadidae, unica specie del genere Merlangius.

Distribuzione e habitat

Questo pesce è diffuso nell’oceano Atlantico tra il Portogallo e la Norvegia, è presente anche nel mar Nero e nell’Adriatico centrosettentrionale. Frequenta fondi mobili ma si può avvicinare anche agli scogli, a profondità raramente superiori ai 100 m.

Descrizione

Questo pesce è simile al nasello ma ha bocca più piccola. Le pinne dorsali sono 3 contigue, di cui la centrale più lunga, le pinne anali sono due, anch’esse attaccate, la più anteriore delle quali molto più lunga. Il muso è prominente e non ha barbiglio. Il colore è bruno sul dorso e bianco sul ventre. Raggiunge una lunghezza massima di 50 cm.

Alimentazione

Si ciba di pesciolini e di crostacei, nelle acque del nord Europa è attivamente pescato perché ritenuto responsabile della rarefazione del gamberetto di sabbia.

Riproduzione

Avviene quasi tutto l’anno (tranne i mesi invernali) mediante la deposizione di uova pelagiche. I giovani vivono sotto l’ombrella delle meduse alle cui nematocisti sono immuni.

Pesca

Viene pescato con lenze, reti a strascico e palamiti. Le carni sono simili a quelle del nasello.

Tassonomia e biogeografia

Esemplari catturati nel mar Nero in vendita su un mercato turco

Questa specie, che è l’unica del genere, veniva precedentemente attribuita al genere Odontogadus. Gli esemplari adriatici e del mar Nero erano ascritti alla sottospecie Merlangius merlangus euxinus di cui si è recentemente verificata l’inconsistenza. La presenza di questa specie nettamente boreale nei due bacini marginali sopradetti è molto interessante biogeograficamente dato che dimostra che in epoche passate (probabilmente durante la glaciazione Würm) questa specie penetrò in un Mediterraneo assai più freddo per poi scomparire con il progressivo riscaldarsi del clima. Le due popolazioni relitte nella zona sono infatti nei due mari più freddi e meno mediterranei dell’intero bacino.

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Merluzzetto/Trisopterus minutus

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Il merluzzetto (Trisopterus minutus) è un pesce di mare della famiglia Gadidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie si rinviene nell’Oceano Atlantico tra la Norvegia centrale e l’Islanda e le acque del nord del Marocco, compreso il mar Mediterraneo occidentale, compresi tutti i mari italiani, dove è comune.
Vive in banchi su fondi fangosi tra i 25 ed i 300 metri di profondità.

Descrizione

Con le sue tre pinne dorsali, le due pinne anali ed il piccolo barbiglio sul mento questa specie assomiglia molto al congenere merluzzetto bruno dal quale si riconosce agevolmente per avere le due pinne anali separate da uno spazio, per il corpo più slanciato e per l’occhio più grande. Anche la colorazione è diversa, questa specie non ha le bande verticali brune e la macchia all’ascella delle pettorali è di solito poco evidente ma è uniformemente bruno giallastro sul dorso ed argentato sui fianchi; talvolta può essere finemente macchiettato di scuro. Il ventre è bianco.
Le dimensioni sono modeste, non supera i 25 cm ed è di solito molto più piccolo.

Alimentazione

Questa specie è bentofaga e cattura soprattutto crostacei, vermi marini ed avannotti di altri pesci.

Riproduzione

Le uova non sono pelagiche. I giovanili spesso si radunano sotto l’ombrello delle meduse.

Pesca

Si cattura, spesso in abbondanza, con le reti a strascico ed abbocca alle lenze ma la sua carne è poco apprezzata per la grande quantità di lische. Gli esemplari più piccoli finiscono spesso nella frittura di paranza, i più grandi nelle zuppe.

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Molva/Molva molva

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Molva molva (Linnaeus, 1758), nota comunemente come molva[1], è un pesce osseo marino della famiglia Lotidae.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa sulle coste nordatlantiche europee tra la Scandinavia del nord, l’Islanda ed il golfo di Guascogna a sud (occasionalmente fino al Marocco). È presente anche lungo le coste americane in Canada e Groenlandia. Vive anche nel mare di Barents. Nel mar Mediterraneo è presente ma rarissima solo nel settore nordoccidentale (tra cui le coste del mar Ligure, del mar Tirreno e lo stretto di Messina)[2][3][4].

Vive in zone rocciose della piattaforma continentale esterna e della scarpata continentale superiore, sempre lontano dalle coste. Vive a profondità abbastanza elevate: gli adulti tra i 100 ed i 400 m (eccezionalmente fino a 1000), i giovani talvolta fino a soli 50 m o meno[2][3][4]. Bentonica, vive nascosta nelle cavità del fondale[4][5].

Descrizione

Si tratta di una specie caratteristica soprattutto per il corpo molto allungato, quasi anguilliforme. La mascella superiore è più lunga dell’inferiore che porta un barbiglio piuttosto lungo (più del diametro dell’occhio). La bocca è molto ampia e raggiunge all’occhio. Gli occhi sono abbastanza piccoli. Le pinne dorsali sono due, di altezza uguale, la prima breve e la seconda molto lunga, quasi simmetrica alla pinna anale, che è più breve. Sia la seconda dorsale che l’anale hanno la maggiore altezza nella parte posteriore ed entrambe raggiungono il peduncolo caudale. La pinna caudale è arrotondata e le pinne pari sono abbastanza piccole. Il peduncolo caudale è abbastanza spesso. L’apice della pinna ventrale non supera quello della pinna pettorale– La linea laterale è quasi rettilinea. Le scaglie sono piccolissime[6][7]. La colorazione è rossastra sul dorso che si schiarisce sui fianchi fino al ventre che è bianco. Sui fianchi sono presenti delle fasce marmorizzate poco distinte. La prima dorsale ha una macchia scura nella parte posteriore. La parte posteriore delle pinne impari ha un margine nero a sua volta bordato da una linea chiara. I giovanili sono giallo verdastri con riflessi violacei e marezzature chiare sul dorso[2][4][6][7].

La taglia massima nota è di 2 metri, la taglia media è di 106 cm. Il peso massimo conosciuto è di 45 kg[2].

Biologia

Vive fino a 25 anni[2].

Alimentazione

Carnivora e molto vorace[7], si nutre soprattutto di pesci (gadidi, aringhe e pesci piatti), crostacei, stelle marine e cefalopodi[2][8].

Riproduzione

Raggiunge la maturità sessuale a 5-6 anni di vita, le femmine in genere più tardi dei maschi. Si riproduce da marzo a luglio in aree ben definite, a profondità di qualche centinaio di metri. Le uova, le larve e i giovanili di uno o due anni sono pelagici, a tre anni di età si spostano sul fondale acquisendo le abitudini dell’adulto[8]. Si tratta di una specie straordinariamente prolifica, una femmina depone mediamente da 20.000.000 di uova a oltre 60.000.000. Le larve hanno colorazione nera e gialla[6]. I giovanili hanno pinne ventrali molto allungate[5].

Pesca

Molto importante per la pesca commerciale. Viene catturata soprattutto con palamiti, reti a strascico, reti da posta e lenze. Viene pescata anche sportivamente. I paesi maggiori produttori sono Norvegia e Regno Unito. Viene venduta generalmente sfilettata, sia fresca che congelata che sotto sale. Serve anche per la produzione di farina di pesce[8]. Le carni sono buone[7].

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Merluzzetto bruno/Trisopterus luscus

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Il merluzzetto bruno (Trisopterus luscus) è un pesce di mare della famiglia Gadidae.

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie a distribuzione settentrionale, diffusa dalle coste del sud della Norvegia alla Manica ed al golfo di Guascogna, compreso il mar del Nord. La sua sporadica presenza nel mar Mediterraneo è dubbia.
Vive su fondi duri circoscritti e circondati dalla sabbia, come relitti o scogli isolati del largo, tra 10 e 300 metri di profondità.

Descrizione

Questo pesce ha l’aspetto tipico dei Gadiformes ed abbastanza simile a quello del merluzzo, con tre pinne dorsali, due pinne anali ed un barbiglio sotto il mento. La prima e l’ultima pinna dorsale sono assai più brevi della mediana, così come la pinna anale anteriore misura più del doppio della posteriore, le due pinne anali sono contigue. Le pinne pettorali sono piccole ed anche le pinne ventrali non sono particolarmente sviluppate. La pinna caudale ha bordo troncato. L’occhio è piuttosto piccolo. La sagoma complessiva è abbastanza sviluppata in altezza. Si distingue dall’affine merluzzetto per alcuni particolari, come gli occhi più piccoli ed il corpo più alto, per la caratteristica colorazione e per avere le pinne anali separate da un piccolo spazio.
Il colore è bruno rossiccio, disposto a larghe fasce brune separate da brevi fasce più chiare, il ventre può essere bianco; una piccola macchia nera è posta all’ascella delle pinne pettorali.
Misura fino a circa 30 cm, eccezionalmente fino a 46 cm.

Alimentazione

Un esemplare fotografato in acquario

Si ciba di invertebrati bentonici come molluschi e crostacei; gli esemplari grandi predano anche pesciolini e piccoli cefalopodi.

Riproduzione

Avviene in primavera ma si può protrarre fino a fine estate. I giovani esemplari formano fitti banchi e vivono in acque basse.

Pesca

Questa specie viene spesso catturata con le reti a strascico ma non ha importanza commerciale, a causa delle piccole dimensioni, nonostante le sue carni siano simili a quelle del vero merluzzo.

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Moro/Mora moro

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Il moro[1] (Mora moro) conosciuto anche come mora, è un pesce abissale della famiglia Moridae dell’ordine Gadiformes. Si tratta dell’unica specie appartenente al genere Mora.

Distribuzione e habitat

Si trova nell’Oceano Atlantico nordorientale e nel mar Mediterraneo occidentale, oltre che nelle regioni temperate degli oceani Indiano e Pacifico. Nei mari italiani è presente nel mar Ligure, nel mar Tirreno e nel mar Jonio mentre non esiste nel mar Adriatico.
Vive su fondi fangosi ad alte profondità, almeno fino a 1400 metri (si conoscono catture fino a 2500 metri).

Descrizione

Questo pesce, come aspetto generale non troppo dissimile da altri gadiformi mediterranei come la musdea, si riconosce subito per i grandissimi occhi. Il corpo è fusiforme nella porzione anteriore e diventa sempre più stretto e schiacciato fino al sottile peduncolo caudale. Sulla mandibola è presente un breve barbiglio. Le pinne dorsali sono due, di cui la prima triangolare ed un po’ più alta della seconda, che è lunga. La pinna caudale ha un’intaccatura centrale. Le pinne anali sono due, la prima un po’ più lunga della seconda. Pinne ventrali piccole, con un raggio allungato. Le squame, abbastanza piccole, cadono con facilità. Non è presente alcun fotoforo ventrale.
Il colore dell’animale vivo è brunastro con riflessi argentati, con il ventre più scuro del dorso e con l’interno della bocca e l’opercolo branchiale di colore azzurro, così come le pinne anali, dorsali e pettorali. Dopo morto diventa bruno uniforme ma mantiene il colore blu della bocca. L’occhio è color argento.
Arriva a 50 cm e oltre di lunghezza totale.

Riproduzione

Le uova, pelagiche, vengono deposte d’inverno.

Alimentazione

È carnivoro e molto vorace. Si ciba di invertebrati e piccoli pesci.

Pesca

Si cattura abbastanza spesso con le reti a strascico che agiscono su alti fondali ed anche con i palamiti destinati alla pesca dei naselli e dei pesci sciabola. Non ha un grande valore commerciale; le carni sono discrete, simili a quelle del nasello.

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Mormora/Lithognathus mormyrus

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La mormora[2] (Lithognathus mormyrus (Linnaeus, 1758)), conosciuta anche come marmora, è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Sparidae.

Rischio minimo[1]

Denominazioni dialettali italiane

La mormora è conosciuta, nelle varie regioni italiane, con nomi dialettali diversi:[3]

Regione Denominazione
Calabria Gaiulu, Ajula, Gasciulo
Campania Marmolo, Mirmora
Romagna Barbacane
Marche Mormoro, rigattino
Lazio Marmarozza
Liguria Pagai, Mormua, Murmua
Puglia Cascioli, Vosciele, Guscio
Sardegna Murmungioni
Sicilia Gaiulu, Ajula

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa nell’Oceano Atlantico orientale, dal golfo di Biscaglia fino al Capo di Buona Speranza e nelle isole dell’Atlantico orientale come Canarie, Madera e Capo Verde. È inoltre diffusa nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero, nel mar d’Azov, nell’Oceano Indiano occidentale dal Mozambico al Capo di Buona Speranza e nel Mar Rosso[4]. È comune nel Mediterraneo e nei mari italiani[5].

È una specie tipica di fondi sabbiosi costieri a basse profondità[6], normalmente non oltre i 20 metri ma eccezionalmente fino a 150[4]. I giovani possono trovarsi in acque molto basse. Può incontrarsi nelle vicinanze di praterie di Posidonia oceanica o di rocce[7]. È leggermente eurialina e può occasionalmente penetrare nelle acque salmastre[6].

Descrizione

Similmente alla maggioranza degli altri Sparidae, la mormora ha corpo alto e compresso lateralmente. In questa specie la forma del corpo è ovale, relativamente affusolata ed è caratteristico il muso piuttosto allungato e appuntito, con profilo frontale quasi dritto. I denti, disposti in più file, sono conici e di piccole dimensioni nella parte anteriore delle mascelle e molariformi nella parte posteriore. La pinna dorsale, unica come in tutti gli sparidi, è relativamente bassa, così come la pinna anale, che è piuttosto corta. Le pinne pettorali e le pinne ventrali sono di piccole dimensioni relativamente agli altri membri della famiglia. La colorazione è caratteristica: argentea con tonalità metalliche dorate, da 10 a 13 sottili fasce verticali sui fianchi. Spesso le fasce sono alternate: una lunga e scura e una più breve e meno definita[5][6][7].

La taglia massima è di 55 cm; la taglia comune degli esemplari adulti è di circa 30 cm[4].

Esemplare in cui è ben visibile la caratteristica livrea

Biologia

Vive fino a 12 anni[4]. I giovani sono gregari[5] e formano banchi di solito di piccole dimensioni[7] ma talvolta anche numerosi[4]. Gli adulti sono più solitari[5].

Riproduzione

Si riproduce all’inizio dell’estate. È un ermafrodita proterandrico come l’orata (nasce cioè maschio per poi subire l’Inversione sessuale e divenire quindi femmina), anche se un certo numero di individui nasce di sesso femminile e tale rimane per tutta la vita (femmine primarie)[6].

Alimentazione

Si nutre di vermi marini, molluschi e crostacei, che trova nella sabbia[4].

Pesca

Le carni di questa specie sono ottime, fra le migliori di tutti i pesci mediterranei. Viene catturata dai pescatori professionisti soprattutto con i tramagli o altri attrezzi costieri. Riveste anche una notevole importanza per la pesca sportiva; viene insidiata a fondo, soprattutto con la tecnica del surfcasting utilizzando come esca gli invertebrati di cui si nutre[5].

Gastronomia

Per questo pesce di carni eccellenti è particolarmente indicata la cottura alla griglia.[3]

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Mostella/Musdea/Phycis phycis

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Phycis phycis, conosciuta comunemente come mostella o musdea, è un pesce di acqua salata della famiglia Phycidae.

Rischio minimo

Habitat e distribuzione

Diffusa nell’Oceano Atlantico orientale settentrionale, dal Golfo di Biscaglia al Marocco, fino a sud di Capo Verde, nel Mar Mediterraneo e nelle Azzorre, su fondali sia duri che sabbiosi da circa 20 a 650 metri di profondità.

Descrizione

Corpo allungato, ingrossato anteriormente, compresso posteriormente, di colore bruno scuro o grigio uniforme. Sul mento è presente un barbiglio; possiede una bocca ampia con labbra grosse. La pinna dorsale è doppia, arrotondata (la prima può avere 9 o 11 raggi molli, la seconda 56 o 65); le pinne pelviche, che hanno 2 raggi molli, sono ridotte a filamenti bifidi. La pinna pettorale può avere 17 o 19 raggi molli; la pinna caudale è arrotondata, con 27 o 29 raggi molli; la pinna anale, con 52 o 60 raggi molli, inizia a circa metà lunghezza fino a raggiungere il peduncolo caudale. Fino a 40-50 centimetri di lunghezza.

Comportamento

Specie notturna e sciafila, di giorno si rifugia tra le rocce. Poco socievole.

Riproduzione

La riproduzione avviene da gennaio a maggio.

Alimentazione

Si nutre di piccoli pesci e di invertebrati.

Caratteri nutrizionali

Ha buone qualità nutrizionali.Contenuto lipidico inferiore al 5 %.[1]

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Motella/Gaidropsarus mediterraneus

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La motella o motella mediterranea (Gaidropsarus mediterraneus) è un pesce di mare della famiglia Lotidae dell’ordine Gadiformes.

Rischio minimo

Distribuzione ed habitat

Questa specie è diffusa lungo le coste del mar Mediterraneo, del mar Nero e dell’oceano Atlantico nordorientale tra il Marocco e l’Inghilterra, raramente a nord fino alla Norvegia meridionale. È comune nei mari d’Italia.
Frequenta fondi rocciosi ricchi di tane a profondità basse o molto basse, anche di poche decine di centimetri. Si incontra spesso tra gli scogli frangiflutti dei moli.

Descrizione

Questo pesce, così come le affini motella maculata e motella di fondale, ha un corpo piuttosto allungato, cilindrico nella porzione anteriore che diviene abbastanza compresso lateralmente presso la coda. Peduncolo caudale largo. È presente un barbiglio sul mento e due tentacoli di aspetto simile a barbigli presso le narici. Le pinne dorsali sono due, la prima breve e formata da raggi cortissimi, tranne il primo che è più lungo, la seconda lunga. La pinna anale è simmetrica alla seconda dorsale ma più breve. La pinna caudale è arrotondata. Le pinne pettorali sono abbastzna ampie e contano meno di 20 raggi, le pinne ventrali sono piccole.
Il colore è marrone con delle piccole macchie chiare lungo la linea laterale. Queste macchie possono formare punti chiari ben definiti o essere disposti come una marezzatura. Le pinne sono scure; le pari sono più scure presso l’orlo ed hanno un sottile bordo bianco.
Raggiunge eccezionalmente i 50 cm di lunghezza.

Riproduzione

Avviene nella stagione fredda.

Alimentazione

Si ciba di pesci, crostacei ed altri animaletti.

Comportamento

Questo pesce è un animale notturno e passa le ore di luce in anfratti oscuri. È una specie diffidente, molto difficile da avvicinare. Il nuoto è molto ondeggiante, come quello di un’anguila.

Pesca

Viene pescata solo da pescatori sportivi e non è una cattura facile dato che ha l’abitudine di lasciare l’esca appena sente la minima resistenza. Le carni sono buone, simili a quelle del nasello e spesso vengono utilizzate per zuppe di pesce.

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Murena/Muraena helena

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La murena[2] (Muraena helena Linnaeus, 1758) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Muraenidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È diffusa nel Mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale (dal sud dell’Inghilterra fino al Senegal, comprendendo le zone costiere di Azzorre, Madera, Isole Canarie, e Capo Verde)[3]. È comune nel Mediterraneo e nei mari italiani[4] eccetto che nel nord del mar Adriatico[5].

Popola fondali scogliosi o corallini privi di sedimentazione e ricchi di anfratti a profondità tra 5 e 50 metri. Gli individui giovanili si trovano spesso in acque bassissime[6].

Descrizione

Come tutti gli anguilliformi la murena presenta corpo serpentiforme e pinna dorsale, caudale e anale unite in una pinna mediana continua. Il corpo è piuttosto massiccio e relativamente compresso ai lati per tutta la sua lunghezza, la sezione del corpo è ovale e non rotondeggiante come, ad esempio, nell’anguilla. Gli occhi sono abbastanza piccoli; la bocca è molto ampia e armata di denti lunghi e appuntiti rivolti all’indietro. La narice posteriore è dotata di un tubulo ed è situata davanti all’occhio. L’apertura branchiale è piccola, rotondeggiante, situata appena dietro la testa. La pinna dorsale inizia subito dietro agli occhi; la pinna anale ha la sua origine leggermente più indietro della metà del corpo. In questa specie sono assenti le pinne ventrali (come in tutti gli anguilliformi) e le pinne pettorali. Manca inoltre la lingua. La pelle è viscida e priva di scaglie visibili[4][5][6].

Il colore di fondo è bruno scuro o quasi nero completamente cosparso di macchie giallastre di forma, numero e dimensioni estremamente variabili[4].

La taglia massima è di 150 cm, la misura più comune è di circa 80 cm[3].

Alcuni esemplari pescati

Biologia

È un pesce notturno e territoriale[3] che trascorre le ore di luce nascosto in tana[5].

Alimentazione

Si nutre di pesci, crostacei e molluschi[4], soprattutto cefalopodi. Caccia di notte serpeggiando tra gli scogli e ricercando le prede con l’olfatto molto sviluppato[5].

Riproduzione

La riproduzione avviene in estate. La larva è un leptocefalo[4].

Pesca

La murena si cattura soprattutto con nassa e palamiti. Abbocca con facilità alle lenze, soprattutto di notte, e spesso trancia il terminale con i denti. È anche preda frequente dei pescatori subacquei. Le carni sono buone ma ricche di lische[5].

Pericolosità per l’uomo

La murena può attaccare anche senza essere provocata a causa della sua territorialità[3]. È particolarmente rischiosa l’abitudine di certi subacquei di offrire cibo alle murene con le mani[6]. Il morso della murena è molto doloroso[5] ma non è certo se siano presenti tossine nella saliva[7]. Tossine in grado di provocare l’emolisi sono invece certamente presenti nel sangue della murena e di numerosi altri anguilliformi come l’anguilla e il grongo. Queste tossine, di natura proteica, sono attive solo se introdotte nel circolo sanguigno dell’uomo mentre sono innocue per ingestione. Vengono comunque inattivate dalla cottura[7]. Circolano sul conto di questo animale dall’aspetto inquietante alcune leggende sinistre e del tutto irreali come, ad esempio, che nell’Antica Roma, dove le murene erano tra i pesci più apprezzati, i vivai di questi pesci venissero alimentati con carne umana[5].

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Murena nera/Gymnothorax unicolor

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La murena nera o murena monaca (Gymnothorax unicolor, nota anche con il sinonimo di Lycodontis unicolor) è un pesce di mare della famiglia Muraenidae.

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie di acque calde diffusa nell’Oceano Atlantico orientale dalle coste del sud del Portogallo all’isola di Sant’Elena e nel mar Mediterraneo e in tutti i mari italiani, dove però è rara.
Si incontra, come la murena comune, in fondi scogliosi a profondità modeste, ma maggiori rispetto a M. helena.

Descrizione

È molto simile alla murena come aspetto generale, si può distinguere in base ai seguenti caratteri:

  • solo la narice anteriore ha un tubulo (in Muraena lo hanno entrambe)
  • la testa è più tozza e meno allungata
  • il colore è molto più uniforme, di solito bruno più o meno scuro ma non nero
  • la testa è di colore più scuro del resto del corpo, questa colorazione scura è delimitata da una fascia chiara indistinta che passa presso l’opercolo branchiale
  • la pinna impari ha un bordo biancastro molto fine ma contrastante sulla tonalità scura della pinna

La lunghezza massima è di 110 cm.

Biologia

Simile a quella di Muraena helena.

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Musdea bianca/Phycis blennoides

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La musdea bianca (Phycis blennoides) è un pesce di mare dell famiglia Phycidae (che solo secondo alcuni Autori è da scorporarsi dalla famiglia Gadidae)

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico settentrionale tra il Marocco e la Norvegia settentrionale, compresa l’Islanda e le Azzorre. È comune nei mari italiani, soprattutto nel mar Tirreno e nel mar Ligure.
Frequenta fondali fangosi a profondità elevate, tra 100 e 800 metri ma i piccoli esemplari si possono reperire sottocosta.

Descrizione

Questa specie è molto simile alla musdea, ha però corpo più allungato e compresso lateralmente. Le pinne dorsali sono due, la prima è triangolare, porta una macchia nera all’apice ed è molto più piccola della seconda che, invece, è molto lunga e bassa e spesso porta una macchia scura al centro. La pinna anale è simmetrica alla seconda dorsale, le pinne ventrali sono formate da un filamento bifido che raggiunge e supera l’inizio della pinna anale (in Phycis phycis sono più brevi), le pinne pettorali sono piccole e le pinna caudale è piccola e con bordo convesso. Gli occhi sono più grandi che nella congenere ed è presente un piccolo barbiglio sotto la mandibola. La bocca è molto ampia.
Il colore è chiaro, beige rosato o giallastro, che sul dorso assume riflessi violacei. Le pinne impari possono avere bordo scuro e può essere presente una macchia nerastra sull’opercolo branchiale.

Alimentazione

È predatrice e si nutre soprattutto di pesci e crostacei.

Riproduzione

Primaverile, le larve ed i giovanili fino a 3 cm fanno vita pelagica e sfoggiano una livrea azzurro argentea.

Pesca

Si cattura talvolta in modo abbondantissimo con le reti a strascico e con i palamiti; le sue carni sono simili a quelle del nasello ma meno pregiate perché molli.

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Musdea di fondo/Lepidion lepidion

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo occidentale e nell’Oceano Atlantico settentrionale fino al Canada ed all’Islanda. Nei mari italiani è raro.
Si tratta di una specie abissale, sono note catture fino a 2300 metri ed è uno dei pesci mediterranei che si spinge alle più alte profondità. Sono note catture in soli 150 m d’acqua ma diventa comune solo sotto i 750 m di profondità.

Descrizione

Di questo pesce sono state scritte numerose descrizioni discordanti ed imprecise poiché basate sull’osservazione di individui deformati per essere stati tratti da migliaia di metri di profondità, mutilati dalle reti o “cotti” dalla formalina dei musei.
Questa specie ha occhi grandi, un brevissimo barbiglio sotto il mento e mascella leggermente più lunga della mandibola. La sagoma di questo pesce è alta nella parte anteriore e si assottiglia nella parte posteriore fino al peduncolo caudale che è sottile e compresso lateralmente. Le pinne dorsali sino due, la prima brevissima con raggi allungati molto lunghi, la seconda invece è lunga fino al peduncolo caudale ed è più alta nella parte posteriore. La pinna caudale è piccola e spatolata. La pinna anale è lunga e si assottiglia nella parte centrale, tanto da dare l’impressione di due pinne anali distinte ed abbastanza lontane l’una dall’altra. Le pinne ventrali sono piccole e filiformi; le pinne pettorali sono invece abbastanza ampie. La linea laterale è piuttosto evidente. Le squame sono piccole e caduche.
Il colore è grigio scuro con una macchietta azzurra sull’opercolo e pinne scure con riflessi blu.
Misura fino a 90 cm ma di solito si incontrano esemplari di 20 – 30 cm.

Biologia

Praticamente ignota.

Pesca

Solo sporadica con reti a strascico e con le draghe delle navi oceanografiche.

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Muso lucente/Diaphus metopoclampus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il muso lucente (Diaphus metopoclampus) è un pesce abissale della famiglia Myctophidae.

Distribuzione e habitat

È presente nella fascia subtropicale dell’Oceano Atlantico e nel mar Mediterraneo. Nei mari italiani sembra rara, segnalata solo nel mar Tirreno, in Sardegna ed anche nello stretto di Messina, dove spiaggia di rado, in primavera ed in autunno.

Vive almeno fino ad 800 m di profondità ed ha abitudini pelagiche.

Descrizione

Anche se, come in tutti i pesci lanterna per una corretta identificazione si devono osservare i caratteri dei fotofori, questa specie appare caratteristica per la grande testa e la sagoma tozza. Sul muso è presente un grande fotoforo a forma di mezzaluna, formato dai Dn e dai Vn fusi assieme, che lo rende assolutamente inconfondibile. Questo organo luminoso si estende anche sotto il grande occhio. Non ci sono ghiandole luminose sul peduncolo caudale. I fotofori sono divisi in due parti uguali da un setto nero.

Il colore è blu-nero con riflessi metallici, gli occhi sono verdi ed il grande fotoforo frontale è biancastro. Può raggiungere i 10 cm.

Alimentazione

Si ciba di piccoli crostacei planctonici.

Pesca

Casuale con reti a strascico pelagiche. Non viene venduta sui mercati.

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Muso rognoso/Dysomma brevirostre

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il muso rognoso (Dysomma brevirostre, sin. Nettodarus brevirostris) è un pesce di mare della famiglia Synaphobranchidae.

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico sia orientale che occidentale (noto solo in Florida). Nei mari italiani è noto a Genova ed a Messina.
Vive su fondi fangosi in profondità fino ad 800 m.

Descrizione

Si tratta di un anguilliforme e come tale ha corpo allungato e serpentiforme molto sottile, quasi filiforme. Il muso è arrotondato e coperto di escrescenze cutanee caratteristiche che possono essere poco visibili in individui piccoli e/o tenuti fuori dall’acqua. L’occhio è piccolo, la bocca lo supera leggermente. Le pinne pettorali e le pinne ventrali sono assenti, l’unica pinna presente è impari eformata dalla fusione delle pinne dorsale, caudale ed anale. La pinna dorsale è piuttosto avanzata, ha la sua origine all’altezza dell’apertura branchiale.
Il colore è giallastro o brunastro maculato finemente di scuro sul dorso e bianco sul ventre, la pinna è di colore chiaro.
Misura fino a 20 cm.

Riproduzione

La larva è un leptocefalo molto caratteristico per il muso molto allungato e con occhi telescopici.

Biologia

Quasi del tutto ignota. Talvolta spiaggia sullo stretto di Messina.

Pesca

Si cattura solo con reti a strascico scientifiche con magli sottilissime dato che sfugge dalle reti normali a causa della sottigliezza del corpo.

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