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Lacerto/Aulopus filamentosus

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Il lacerto o merluzzo imperiale (Aulopus filamentosus) è un pesce di mare della famiglia Aulopidae.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra il Portogallo e le Canarie. È presente anche nel mar dei Caraibi e nel Golfo del Messico. Questa specie ha una distribuzione discontinua, comune presso lo stretto di Messina e lungo la costa toscana nei pressi di Livorno, piuttosto raro nel resto dei mari italiani.
Vive in acque profonde tra i 200 ed i 1000 metri ed ha uno stile di vita bentonico.

Descrizione

La bocca è ampia ed arriva oltre l’occhio. La forma è slanciata, il corpo ha la sua massima altezza in corrispondenza della pinna dorsale. È presente una piccola pinna adiposa, la dorsale ha i primi raggi molto allungati, l’anale è rettangolare, le pinne ventrali sono ampie ed inserite posteriormente rispetto alle pinne pettorali che sono più piccole. La pinna caudale è biloba.
Il colore è marrone rossastro con macchie scure e tonalità giallastre. Le pinne sono tutte di colore rosa aranciato.
Arriva a 40 cm.

Alimentazione

È un predatore e cattura pesci e gamberetti.

Riproduzione

Si riproduce tutto l’anno, le uova sono pelagiche e i giovanili hanno pinne pettorali ampie e di colore rosso.

Pesca

Si cattura con palamiti e le sue carni sono generalmente apprezzate tranne che a Messina dove si dice che durante la cottura emetta odore di ammoniaca.

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Lampreda di mare/Petromyzon marinus

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La lampreda di mare è una specie appartenente alla classe degli Agnati, predatore parassita di altri pesci.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

Questa specie dimora presso i litorali marini e risale lungo i fiumi nel periodo della riproduzione (tipico esempio di migrazione anadroma), che avviene in zone con correnti rapide e fondali ghiaiosi. È una specie diffusa lungo tutte le coste europee, sia del Mediterraneo che dell’Atlantico; la si trova anche in America settentrionale, da Terranova alla Florida.
In Italia è presente lungo tutte le coste marine, lungo il corso medio e inferiore del Po, e nei fiumi Ticino, Lambro, Scrivia, Adige, Arno, Tevere e Magra.

Descrizione, vita e caratteristiche

Corpo lungo fino a 1,2 metri con un peso che arriva fino a 2,5 kg, cilindrico affusolato, compresso posteriormente, con una doppia pinna dorsale; bocca ovale con piastra sopraorale munita di due denti vicini tra loro, piastra suborale con 7-9 denti e 4 piastre labiali con due denti ciascuna. Gli esemplari adulti hanno una livrea bruno-nerastra sul dorso, con macchie scure su fondo giallo verdastro sui fianchi e il ventre biancastro, mentre gli esemplari giovani presentano una colorazione uniforme bruno-chiara. La lampreda di mare adulta è un parassita che attacca molti pesci marini e d’acqua dolce, compresi salmoni, trote, aringhe, sgombri e alcuni squali. Si attacca alla preda con i denti e ne succhia il sangue utilizzando la ruvida lingua. Per la riproduzione, migra dal mare all’acqua dolce. L’apertura del canale di Welland nel 1929 permise alle lamprede di mare di arrivare ai Grandi Laghi del Nord America, costringendole però a restarvi, senza più sbocco al mare, e provocandone un’enorme diffusione a spese delle specie locali.

Riproduzione

Gli accoppiamenti avvengono tra la primavera e l’inizio dell’estate, dopo che la coppia risale i corsi dei fiumi e scava tra la ghiaia una buca in cui vengono deposte le uova di circa 1 mm di diametro.
Durante il loro viaggio nuziale, le lamprede non si nutrono e, dopo la deposizione, muoiono.
Dopo la schiusa le larve, che hanno colore uniforme e un’unica pinna dorsale, si spostano in tratti di fiume a corrente tranquilla e trascorrono nel fango da 2 a 5 anni prima di compiere la metamorfosi, dopo la quale, raggiunta una lunghezza di 10-20 cm, migrano verso il mare.

Alimentazione

Apparato boccale

È un ectoparassita di merluzzi, sgombri, aringhe ed altri pesci, ai quali succhia il sangue, grazie al suo apparato boccale.

Specie protetta

La convenzione di Berna (Appendice III) annovera Petromyzon marinus tra la fauna protetta. Nella lista rossa della IUCN, viene indicata attualmente come specie LC, cioè a “bassa preoccupazione”.

Nomi comuni

  • (EN) Sea lamprey
  • Lampreiùn (Piemonte), Sussa pèixe (Liguria), Zufflòt (Lombardia), Sucapèce (Campania, Calabria), Alàmpuia (Sicilia), Gianfrèta (Puglia)

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Lampuga/Corifena/Coryphaena hippurus

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La corifena[2] o lampuga[3] (Coryphaena hippurus (Linnaeus, 1758)) conosciuta anche come corifena cavallina è un pesce osseo pelagico appartenente alla famiglia dei Coryphaenidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

La lampuga è una specie migratoria diffusa nelle acque tropicali e subtropicali di Atlantico, Pacifico e Indiano. È presente anche nel Mar Mediterraneo. Appare sulle coste soltanto al tempo della deposizione delle uova (in estate), per poi andare in acque più calde all’inizio dell’autunno.

Descrizione

Presenta un corpo lungo, compresso ai fianchi, con profilo frontale arrotondato e sporgente. Il corpo si riduce al peduncolo caudale. La pinna dorsale è lunga, alta all’inizio, diminuisce in altezza verso la fine. Le pettorali sono lunghe e appuntite, così come le ventrali. L’anale è poco sviluppata in altezza, ma copre 1/3 del ventre del pesce. La coda è fortemente forcuta.
La livrea è grigio azzurra, tendente al blu sul dorso e al giallo su fianchi e ventre. Il suo colore varia a seconda della luce: magnifico azzurro o porporino, con riflessi metallici di ogni sorta, o giallo-oro.
Raggiunge una lunghezza massima di circa 2 metri ed un peso di circa 20 chilogrammi. Nei mari italiani il peso medio delle catture varia da 3-4 etti a 8 chilogrammi.

Biologia

Si ciba di piccoli pesci, specialmente di quelli che abitano gli strati superiori dell’acqua, e principalmente delle diverse specie di pesci volanti. È nota ai pescatori per la sua voracità.

La lampuga presenta un accrescimento molto rapido nel primo anno di età. La maturità sessuale è raggiunta entro il primo anno di vita.

Pesca

Lampughe in un affresco d’epoca minoica (Akrotiri)

Lampuga, Levanto (SP)

La sua carne è molto apprezzata e ben pagata: questo pesce è oggetto di pesca commerciale e ambita preda di pesca sportiva.
È uno dei pesci da traina costiera per eccellenza, apprezzato soprattutto a causa della forte reazione che oppone alla cattura, effettuando numerosi salti fuor d’acqua. Al contrario di tonnetti e palamite, raramente si manifesta. In Sicilia, specialmente nella zona di Porto Palo di Capo Passero, i pescatori usano piazzare al largo delle coste, gruppi di foglie di palma legate tra loro in modo da creare una zona d’ombra in superficie; una zavorra a fondo fa sì che le suddette foglie non vengano trasportate dalla corrente, le lampughe si radunano sotto la zona d’ombra, dove poi vengono catturate con reti da circuizione. Si può insidiare con la canna da pesca effettuando traina costiera con piccoli octopus oppure da riva utilizzando l’aguglia viva, piccoli cefali o pezzi di salame flotterati.

Pericoli

Sono stati segnalati casi di avvelenamento da ciguatera dopo essersi cibati delle carni di questa specie.

Curiosità

Nell’inglese americano, un nome comune per questa specie è dolphinfish, spesso abbreviato dai pescatori semplicemente in dolphin, termine che genera facilmente confusione con i delfini, i noti mammiferi marini, anch’essi chiamati appunto dolphins. Inganno in cui è stata tratta anche la pur eccellente traduttrice Fernanda Pivano, che nella versione italiana de Il vecchio e il mare descrive appunto il protagonista che, in breve tempo, issa a bordo un “delfino” e lo mangia completamente, impresa in cui assai difficilmente un solo uomo anziano riuscirebbe con un vero delfino. In Sicilia, anticamente, il pesce Capone si preparava in cucina con cipolla, sedano, olive, capperi e aceto: il piatto prendeva il nome di “Caponatina”; oggigiorno al posto del pesce si usano le melanzane, ma il nome è rimasto immutato.

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Lanzardo/sgombro cavallo/Scomber colias

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Il lanzardo o sgombro cavallo (Scomber colias Gmelin, 1789) è un pesce marino appartenente alla famiglia Scombridae, diffuso nell’oceano Atlantico.

Distribuzione e habitat

È diffuso in tutte le acque temperate e tropicali dell’oceano Atlantico, lungo le coste europee a nord fino al golfo di Guascogna. Negli oceani Indiano e Pacifico è sostituito dall’affine Scomber japonicus.
Le abitudini di vita sono simili a quelle dello sgombro comune anche se si tiene in genere più lontano dalle coste; può però, occasionalmente, entrare in lagune e stagni con acque salmastre.

Descrizione

Assai simile allo sgombro dal quale si distingue soprattutto per la colorazione caratterizzata dalla presenza di macchie grigiastre sul ventre che spesso di uniscono a formare delle vermicolature e dalle striature del dorso meno uniformi. La colorazione è spesso più giallastra. Anche l’occhio è più grande e la sagoma, nel complesso, più tozza.

Alimentazione

Predatore, si ciba soprattutto di piccoli pesci come acciughe o latterini ma anche di invertebrati.

Biologia

Simili a quelle dello sgombro con cui talvolta forma branchi misti. Gregario, forma fitti branchi.

Pesca

Avviene con modalità simili a quelle utilizzate per catturare il congenere ed anche le carni sono simili.

Nota tassonomica

Fino a pochi anni fa era considerato una sottospecie dello Scomber japonicus, molto simile, che vive nell’Indo-Pacifico.
È stato assegnato al genere Pneumatophorus, adesso considerato sinonimo di Scomber.

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Latterino capoccione/Atherina boyeri

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Atherina boyeri, conosciuto comunemente come latterino capoccione, è un piccolo pesce d’acqua dolce e marina appartenente alla famiglia Atherinidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Presente nell’intero mar Mediterraneo, nel mar Nero (subsp. pontica), nel mar Caspio (subsp. caspia) ed in alcuni tratti delle coste atlantiche europee.
Essendo molto eurialino, frequenta soprattutto ambienti lagunari e di foce, ma si può incontrare anche in acque del tutto dolci e in mare, in baie riparate con fondi sabbiosi, misti o a Posidonia oceanica.

Descrizione

Si tratta di un pesciolino allungato e slanciato, con occhi molto grandi, bocca grande, obliqua e protrudibile a tubo. La pinna caudale è forcuta, la pinna anale è corta, le pinne dorsali sono due, ben separate e inserite indietro (più indietro delle pinne ventrali. Si riconosce dalla congenere Atherina hepsetus per il muso più corto del diametro dell’occhio e per alcuni particolari della colorazione.
La livrea è argentea con testa e ventre brillanti ed una linea scura sul fianco sulla quale decorre una linea brillante, spesso dorata.
Misura fino a 10 cm di lunghezza.

Alimentazione

Ha dieta carnivora: si nutre di larve di pesci, plancton, piccoli crostacei, vermi (policheti) e molluschi[2].

Atherina boyeri

Biologia

Gregario, vive in fitti branchi.

Predatori

È una delle prede più frequenti di spigole ed altri pesci predatori. Costituisce un anello importantissimo nella catena alimentare delle zone lagunari e di estuario.

Pesca

Si cattura con apposite reti da posta (in cui si impiglia per gli opercoli branchiali e la grossa testa) in ambienti lagunari e lacustri.

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Latterino sardaro/Atherina hepsetus

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Atherina hepsetus nota in italiano come latterino sardaro è un piccolo pesce di mare e di acqua salmastra appartenente alla famiglia Atherinidae.

Distribuzione e habitat

È una specie quasi endemica del mar Mediterraneo dato che si spinge solo lungo le coste marocchine e spagnole immediatamente adiacenti allo stretto di Gibilterra dove peraltro è rara e nella parte occidentale del mar Nero.
Questa specie predilige l’acqua salata molto più della congenere Atherina boyeri e si ritrova solo raramente in lagune e foci; frequenta abitualmente coste rocciose, spesso a picco e si può ritrovare anche relativamente lontano dalla costa.

Descrizione

Molto simile al congenere Atherina boyeri da cui si distingue per il muso lungo (almeno quanto il diametro dell’occhio), per il corpo più sottile e per la linea colorata posta sopra la fascia scura sui fianchi, che è di colore blu vivo (carattere che può essere assente da alcuni individui).
Raggiunge dimensioni maggiori, sempre relativamente s’intende, fino a 15 cm.

Alimentazione

A base di plancton e piccoli crostacei.

Biologia

Simili a quelle del congenere.

Pesca

Latterini fritti

Si cattura occasionalmente con reti e lenze, si presta alla preparazione di fritture, da solo o come componente del fritto misto di pesce[1].

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Leccia/Lichia amia

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La leccia[1] (Lichia amia), è un pesce predatore d’acqua salata appartenente alla famiglia Carangidae.

Distribuzione e habitat

Questo carangide si incontra in tutto il mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale tra il Golfo di Guascogna e le coste africane. È una specie pelagica ma che ha costumi costieri, perlomeno nella bella stagione. Non esita ad avventurarsi nelle acque salmastre per cacciare i cefali di cui è ghiotta e spingendosi fin dentro le foci dei fiumi e delle acque portuali.

Descrizione

L. amia presenta un corpo compresso lateralmente con forma di losanga e caratterizzato da testa in proporzione piccola, con bocca molto grande.
Le pinne pettorali e ventrali sono abbastanza piccole mentre la pinna anale e la seconda dorsale sono opposte e simmetriche. La prima pinna dorsale è ridotta ad una fila di piccoli raggi spinosi, la pinna caudale è falcata. La linea laterale presenta una vistosa curva verso il basso subito dopo le pinne pettorali.
La livrea è grigio-verdastra sul dorso e bianco madreperlaceo caratteristico sui fianchi; le pinne sono scure, talvolta con bordi bianchi.
Raggiunge una lunghezza massima di 2 metri, per un peso che può avvicinarsi ai 70 kg.

Etologia

È una specie gregaria, i giovani si radunano spesso in branchi numerosi.

Riproduzione

Avviene in primavera-estate in acque costiere. Le uova sono pelagiche.

Un esemplare pescato in Toscana

Alimentazione

Si ciba di pesci e di cefalopodi che cattura in corsa.

Pesca

Viene insidiata con la tecnica della traina col vivo e dello spinning ma non è una cattura facile, sia per la furbizia che la spinge a rifiutare un’esca imperfettamente presentata, sia per la poderosa reazione che mette a dura prova pescatore e attrezzatura. Viene anche insidiata con la pesca in apnea. Le carni sono eccellenti. Pescando a spinning solitamente si utilizzano artificiali di generose dimensioni (dai 14 ai 20 cm), possibilmente dotati di armatura passante, vista la potenza che riesce a sprigionare questo pesce. Le esche maggiormente usate sono popper e WTD, le quali lavorano sopra la superficie del mare. Nel nostro territorio il periodo migliore per insidiarla è l’estate, durante la quale i grossi esemplari accostano per riprodursi.

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Leccia stella/Trachinotus ovatus

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La leccia stella (Trachinotus ovatus (Linnaeus, 1758)) è un pesce osseo di mare appartenente alla famiglia Carangidae.

Distribuzione e habitat

È diffusa nell’intero mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra La Manica e l’Africa tropicale. Molto raramente è stata trovata a nord fino a Svezia e Norvegia. Nelle acque italiane è molto comune.

È pelagica ma prettamente costiera, si trova di solito su substrati sabbiosi ma non è un imperativo. In inverno sta più al largo.

Descrizione

Ha corpo ovoidale, compresso lateralmente, con bocca piccola ed occhi piuttosto grandi rispetto alla leccia. Le pinne anale e prima dorsale sono simmetriche ed opposte, la coda profondamente falcata. Il colore è bianco madreperlaceo con 3-5 macchie ovali più scure sui fianchi e con le punte delle pinne nere.

Raramente raggiunge i 50 cm di lunghezza con un massimo di 2 kg.

Alimentazione

Basata su piccoli pesci, in particolare lattarini, che caccia anche vicino a riva. La sua tecnica si basa sul gettarsi nel banco e dibattersi quando afferra una preda. I pesci nel disperato tentativo di confondere la leccia saltano fuori dall’acqua.

Esemplare proveniente dal mar Tirreno

Pesca

Si cattura con varie tecniche, soprattutto la traina, lo spinning e il surf casting sia con esche naturali che artificiali. Le carni sono ottime.

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Lemargo/Somniosus rostratus

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Il lemargo (Somniosus rostratus Risso, 1788) è uno squalo d’acqua salata appartenente alla famiglia Somniosidae.

Dati insufficienti

Descrizione

È uno squalo dalla forma tozza, come tutti gli squali dell’ordine Squaliformes non è dotato di pinna anale. Ha due pinne dorsali di cui la seconda è collocata molto posteriormente, quasi a ridosso della modesta pinna caudale. Quest’ultima è formata da due lobi di dimensioni quasi uguali. È dotato anche di due pinne pettorali. Il Somniosus rostratus può raggiungere una lunghezza massima di 1,43 m.

Distribuzione e habitat

Questa specie è presente nell’Oceano Atlantico orientale settentrionale, nel Mar Mediterraneo occidentale, nell’Oceano Pacifico occidentale vicino alla Nuova Zelanda. Vive ad una profondità compresa tra i 200 e 1.000 metri.[1]

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Lingua di cane/Symphurus nigrescens

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Symphurus nigrescens, noto in italiano come lingua di cane, è un pesce osseo marino della famiglia Cynoglossidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nella fascia tropicale e subtropicale dell’Oceano Atlantico orientale e nel mar Mediterraneo, dove non è comune.

Fa vita bentonica su fondi mobili fino a 1000 metri di profondità ma normalmente non oltre i 300. Difficilmente risale sopra i 50 metri di profondità.

Descrizione

Come tutti i pesci piatti questa specie ha corpo appiattito e asimmetrico, con gli occhi su un solo lato (lato oculare) mentre l’altro lato è depigmentato (lato cieco). Il corpo è abbastanza largo nella parte centrale ma si assottiglia rapidamente verso l’estremità posteriore. La larghezza massima del corpo è maggiore o uguale a 174 della sua lunghezza. La pinna dorsale e la pinna anale sono fuse con la pinna caudale come negli anguilliformi. Le pinne pettorali sono assenti. Il lato oculare è il sinistro. La pinna dorsale ha al massimo 90 raggi (in Symphurus ligulatus sono più di 100. Le scaglie sono piccole e cadono facilmente. Gli occhi sono piccoli e molto vicini.

Il colore è brunastro con macchie e aree scure e chiare disposte in maniera irregolare ed estremamente variabile. Le pinne dorsale ed anale sono scure, spesso con macchie più chiare disposte regolarmente.

Misura fino a 12 cm, le femmine sono più grandi dei maschi.

Biologia

Alimentazione

Si ciba di invertebrati bentonici.

Riproduzione

Si riproduce in primavera, estate ed autunno. Le larve prima della metamorfosi hanno raggi allungati nella pinna dorsale.

Pesca

Si cattura talvolta con le reti a strascico di alto fondale e, sebbene sia commestibile, non ha alcun valore commerciale o alimentare.

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Lingua lunga/Symphurus ligulatus

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Symphurus ligulatus, noto in italiano come lingua lunga, è un pesce osseo marino della famiglia Cynoglossidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nella fascia tropicale e subtropicale dell’Oceano Atlantico orientale lungo le coste africane e nel mar Mediterraneo occidentale, dove non è raro.

Fa vita bentonica su fondi sabbiosi o fangosi tra 200 ed 800 metri di profondità.

Descrizione

Come tutti i pesci piatti questa specie ha corpo appiattito e asimmetrico, con gli occhi su un solo lato (lato oculare) mentre l’altro lato è depigmentato (lato cieco). Assomiglia molto alla congenere Symphurus nigrescens da cui si distingue per la sagoma più stretta allungata (la lunghezza è più di 4 volte l’altezza del corpo), per la parte posteriore meno appuntita e per il numero di raggi della pinna dorsale che sono più di 100 (in S. nigrescens sono meno di 90). Le scaglie, al contrario che in S. nigrescens, si distaccano difficilmente.

Il colore è bruno giallastro variamente variegato e maculato.

Misura fino a 10 cm.

Biologia

Quasi ignota.

Pesca

Si cattura talvolta con le reti a strascico di alto fondale e, sebbene sia commestibile, non ha alcun valore commerciale o alimentare.

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Linguattola/Citharus linguatula

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La linguattola[1] (Citharus linguatula) è un pesce di mare della famiglia Citharidae.

Distribuzione e habitat

Il suo areale comprende l’intero mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico orientale tra il Portogallo e le coste africane. È comune nei mari d’Italia.
Abita fondi molli, con una netta preferenza per i sedimenti a granulometria più sottile come i fanghi piuttosto che la sabbia. Si trova a profondità tra 5 e 300 m ma è comune soprattutto tra 20 e 150 m.

Descrizione

Il primo carattere che salta all’occhio (oltre al caratteristico aspetto da pesce piatto) è il muso lungo ed appuntito con bocca grande, obliqua e con la mandibola che sporge visibilmente; all’estremità porta una piccola punta rivolta verso il basso. Gli occhi sono sul lato sinistro del corpo e sono molto vicini, il superiore è spostato leggermente in avanti. I denti sono robusti e ben visibili. Le squame sono grandi, caduche. La pinna dorsale è lunga, ha inizio all’altezza dell’occhio superiore ed arriva fino al peduncolo caudale, la pinna anale è opposta e più corta. Le pinne pari, di modeste dimensioni, sono asimmetriche: la pinna pettorale sinistra è più lunga della destra e la pinna ventrale sinistra è applicata più anteriormente della destra. La pinna caudale ha bordo posteriore convesso, con una piccola punta centrale.
Il colore del lato oculare è grigio sabbia, con una o due paia di macchie scure alla base delle pinne anale e dorsale, nella parte posteriore. Il lato cieco è depigmentato.
Misura fino a 25 cm.

Alimentazione

Caccia crostacei e pesciolini.

Biologia

Poco nota.

Pesca

Si trova comunemente nel pescato delle reti a strascico ma non ha valore commerciale. Finisce spesso nel misto per la frittura di paranza.

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Luccio imperiale/Sudis hyalina

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Il luccio imperiale (Sudis hyalina) è un pesce di mare della famiglia Paralepididae.

Distribuzione e habitat

Ha un areale cosmopolita che comprende il mar Mediterraneo, dove non è comune (ma forse questo è dovuto solo alle inaccessibili profondità a cui vive), tutti gli oceani nelle fasce tropicale, subtropicale e temperata calda.
Si tratta di un pesce abissale, vive tra 300 ed almeno 900 metri di fondale.

Descrizione

Si riconosce facilmente dagli altri barracudina sia per le taglia maggiore (fino a 40 cm) che per le testa, gli occhi e la bocca di dimensioni assai più grandi. I denti sono piccoli e numerosi sulla mascella superiore e molto grandi ed appuntiti sull’inferiore, questi grossi denti sono pieghevoli all’indietro. La pinna dorsale è piccola ed impiantata indietro, vicino alla pinna caudale c’è una pinna adiposa, la pinna anale, prossima alla coda, è più grande, con un’intaccatura centrale; la pinna caudale è piccola e forcuta. Le pinne pettorali sono grandi e falcate, le pinne ventrali, invece, sono ridotte. Le scaglie sono presenti solo lungo la linea laterale.
Il colore è roseo, con iridescenze sul ventre. L’animale vivo è quasi perfettamente trasparente.

Alimentazione

È un vorace predatore, si ciba di pesci.

Riproduzione

Pare che negli oceani si riproduca in acque superficiali. In Mediterraneo non ci sono prove che questo avvenga. I giovanili fino a 4 cm hanno pinne pettorali molto sviluppate.

Pesca

Si cattura con le reti a strascico e con i palamiti destinati al pesce sciabola. Le carni sono ottime ma non ha mercato, anche a causa dell’aspetto poco rassicurante.

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Lumachino/Nassarius mutabilis

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Il lumachino[1] (Nassarius mutabilis[2][3] Linnaeus, 1758 (sinonimo di Tritia mutabilis per WoRMS[4])), è un mollusco gasteropode della famiglia Nassariidae. In cucina sono noti anche come lumachine di mare[5][6] o, in campano, “maruzzielli”, “bomboletti” o “bombolini”[6] in abruzzese e “cuccioletti” sulla costa marchigiana[7].

Descrizione

Il mollusco ha una conchiglia lunga 2-3,5 cm, taglia minima prevista per la raccolta cm. 2, globosa ad andamento spiraleggiante, con apertura di forma semicircolare e canale sifonale molto ampio.

La superficie esterna è liscia, di colore giallo-bruno e presenta delle flammule irregolari più scure, più marcate lungo le spire.

Riproduzione

La riproduzione avviene nei mesi primaverili, però la specie è a rischio di estinzione a causa della pesca indiscriminata cui è sottoposta.

Habitat

Questo mollusco è molto comune sui fondali sabbiosi e poco profondi, fino a 20 metri.

Era indicato come abbondante nel Medio e parte dell’Alto Adriatico[8].

Nomi comuni

  • Maruzzella
  • Lumachina di mare[6]
  • Bombetto
  • Bomboletto[6]
  • Lumachino
  • Nassa
  • Tombolino
  • (EN) Changeable Nassa
  • (FR) Nasse Cinture
  • (ES) Mugarida Lisa

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