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Gadella maraldi

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La gadella (Gadella maraldi) è un pesce di mare della famiglia Moridae dell’ordine Gadiformes.

Distribuzione e habitat

Questo pesce è presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale dallo stretto di Gibilterra a sud fino all’Africa tropicale. Nei mari italiani è poco comune ma segnalata ovunque.
Vive su fondi molli a profondità considerevoli, mediamente sui 300-500 metri.

Descrizione

Questo pesce è molto simile alla musdea nera dalla quale si riconosce per avere la bocca armata di forti denti ricurvi, per l’assenza del barbiglio e per la colorazione castano rossastro, molto più chiara.
Misura fino a 30 cm.

Riproduzione

I giovanili, che sono planctonici hanno pinne pari molto sviluppate, con lunghi raggi in parte liberi.

Pesca

Si cattura talvolta con le nasse e con le reti a strascico. La carne è commestibile ma non viene venduta sui mercati.

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Gadorinco/Rhynchogadus hepaticus

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Il gadorinco (Rhynchogadus hepaticus) è un pesce abissale della famiglia Moridae dell’ordine Gadiformes.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie è nota solo per pochissimi esemplari provenienti tutti dal mar Mediterraneo occidentale, prevalentemente dalle acque italiane, dove è segnalato a Napoli, a Messina ed a Genova.
Ben poco si sa delle abitudini di questo pesce, se non che vive a grande profondità e che solo occasionalmente si trova in superficie.

Descrizione

Il profilo del muso è concavo e la bocca è quasi verticale. C’è un barbiglio sulla mandibola. Le pinne dorsali sono due, la prima molto breve, con il primo raggio allungato, la seconda lunga, simmetrica alla pinna anale, che è più breve. Le pinne pettorali sono grandi, con i primi raggi allungati. La pinna caudale è molto piccola. Questo pesce ha una sagoma panciuta, derivante dalla notevole mole del fegato.
Il colore del corpo è marrone violaceo, con pinne scure.
Misura fino a 10 cm.

Alimentazione

Si alimenta di piccoli crostacei.

Riproduzione

Avviene in primavera e le uova sono pelagiche.

Pesca

Gli esemplari noti sono stati tutti catturati in superficie.

Tassonomia

Questa specie e l’Eretmophorus kleinenbergi furono attribuiti alla famiglia Eretmophoridae attualmente inclusa tra i Moridae.

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Galiotto/Carapus acus

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Il galiotto o fierasfer (Carapus acus) è un pesce osseo marino della famiglia Carapidae.

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo di cui è stato al lungo considerato endemico ma sembra essere diffuso anche in alcuni settori dell’Oceano Atlantico orientale, soprattutto presso le isole Canarie.
Questa specie vive da parassita di oloturie delle specie Stichopus regalis ed Holoturia tubulosa (e forse anche di altre specie degli stessi generi), vive all’interno del tubo digerente di questi Echinodermi.

Descrizione

Si tratta di un pesciolino molto lungo e sottile, con testa piccola e corpo serpentiforme. La bocca è grande in rapporto alla testa e supera l’occhio di un breve tratto. I denti sono numerosi e piccoli. Pinna dorsale e pinna anale sono lunghe, basse ed unite al termine del corpo in una punta acuta. La pinna caudale è indistinta. La pinna anale termina in corrispondenza delle pinne pettorali (nell’affine galiotto dentato finisce più indietro), la dorsale inizia più indietro. Le pinne pettorali sono abbastanza grandi, strette ed allungate, le pinne ventrali invece mancano del tutto. L’ano è posto anteriormente alle pinne pettorali. Le scaglie sono assenti.
Il colore è bruno chiaro con qualche macchietta più scura e punti rossi e dorati. Il corpo di questo pesce è quasi del tutto trasparente e si possono vedere distintamente la colonna vertebrale e gli organi interni. L’occhio è argenteo.
Può misurare fino a 20 cm nell’ultimo stadio larvale e non più di 10 cm nell’adulto.

Biologia

Alimentazione

Si ciba di solito degli organi interni dell’ospite, soprattutto delle gonadi e dei polmoni acquiferi; quando viene espulso cattura invertebrati bentonici. Le larve sono planctofaghe.

Riproduzione

Le uova sono pelagiche e sono deposte in estate in gruppi di migliaia che formano ammassi galleggianti di colore giallo. Le larve del primo stadio sono denominate vexillifer e portano un’appendice lunga ed ornata di frange sul dorso; le larve del secondo stadio sono note come tenuis e sono associate alle oloturie, senza appendice dorsale, trasparentissime, molto sottili e con testa piccolissima.

Simbiosi

La peculiare biologia di questo caratteristico pesce ha fatto sì che venisse molto studiata. L’adulto penetra nell’ano dell’oloturia dalla coda (la larva tenuis invece dalla testa), staziona nell’ultima parte dell’intestino e riesce a respirare sia grazie alla corrente d’acqua che l’Echinoderma mantiene nel tubo digerente che a causa di appositi movimenti che fa il pesce. Un’oloturia può ospitare più di un Carapus acus ma in tal caso di solito si eviscera spontanamente espellendo gli ospiti. Gli organi persi vengono ricostituiti in qualche settimana.

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Galiotto dentato/Echiodon dentatus

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Il galiotto dentato (Echiodon dentatus) è un pesce osseo marino della famiglia Carapidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Si trova nel mar Mediterraneo centrale ed occidentale e nell’Oceano Atlantico sulle coste africane fino ad un imprecisato limite sud.
Vive a profondità abbastanza rilevanti, fino ad almeno 500 m. Non sembra che viva associato ad oloturie.

Descrizione

Appare molto simile al più noto galiotto da cui si distingue per alcuni caratteri:

  • bocca molto più ampia, con denti anteriori caniniformi ben evidenti e separati dagli altri da uno tratto
  • l’ano è situato posteriormente alle pinne pettorali
  • la fronte ha profilo dritto e il muso è più lungo
  • la pinna dorsale inizia appena più indietro rispetto alla pinna anale, che è inserita posteriormente alla base delle pinne pettorali: queste due pinne si uniscono nei pressi della coda, dove non c’è una pinna caudale riconoscibile
  • le pinne dorsale ed anale sono più alte
  • il colore è biancastro con fasce scure indistinte nella regione caudale
  • le dimensioni raggiungono i 23 cm nell’adulto

Biologia

Ignota. Sembra che si riproduca in inverno; alcune ricerche sembrano suggerire che questa specie possa essere vivipara o ovovivipara.

Pesca

Si cattura, molto occasionalmente, con le reti a strascico ma ha solo interesse scientifico. Talvolta si trova spiaggiato.

Specie affini

Il galiotto atlantico Echiodon drummondii (Thompson, 1837) è molto simile al galiotto dentato ma ha il profilo della fronte convesso ed è rosato argenteo con pinna impari percorsa da un bordo scuro. Vive nell’Oceano Atlantico orientale sulle coste europee tra la Norvegia ed il golfo di Biscaglia. È stato segnalato per il mar Adriatico, probabilmente in seguito a confusione con E. dentatus.

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Galletto/Ophidion barbatum

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Il galletto (Ophidion barbatum) è un pesce osseo marino della famiglia Ophidiidae.

Distribuzione e habitat

Si trova nel mar Mediterraneo, soprattutto occidentale, e nell’Oceano Atlantico orientale tra il Senegal e le Isole Scilly e la Cornovaglia. Nei mari italiani è comune.
Vive su fondi sabbiosi e fangosi fino a più di 100 m di profondità. In estate si trova in acque molto basse.

Descrizione

Questo pesce è allungato e compresso lateralmente. Le pinne dorsale ed anale sono basse e continue con la pinna caudale indistinta. La pinna anale è più breve della dorsale, inizia a circa metà del corpo. Ogni pinna ventrale è ridotta a due raggi, di lunghezza diversa, queste pinne sono inserite sotto il mento del pesce, tanto da sembrare barbigli. La mascella superiore è più lunga dell’inferiore. La bocca arriva, ma non supera, al margine posteriore dell’occhio. Sotto la pelle del muso c’è una spina (spina rostrale o spina mesetmoidea) che si può sentire al tatto.
La colorazione è beige-rosata ed ha riflessi argentati. La pinna impari è chiara, talvolta rosa chiaro con bordo nero. L’iride dell’occhio è argentata.
Raggiunge, eccezionalmente, i 30 cm.

Biologia

È un pesce notturno, passa le giornate sepolto nella sabbia, in cui si rifugia anche quando viene disturbato. Si infossa iniziando dalla coda. Nuota con movimenti ondulatori del corpo come un anguilliforme.

Alimentazione

Si ciba di invertebrati bentonici.

Riproduzione

Avviene in estate ed autunno, le uova sono pelagiche.

Pesca

Si cattura con pesca a strascico, con i palamiti o, di notte, con le lenze o le bilance.
Le carni sono molli, non molto apprezzate, vengono smerciate tra la minutaglia per zuppe o per la frittura di paranza.

Specie affini

O. rochei

Il galletto pinnegialle (Ophidion rochei (Müller, 1845)) è molto simile al galletto, da cui è piuttosto difficile da determinare con certezza. La spina rostrale è più breve e non si può avvertire al tatto toccando la parte anteriore del muso. La colorazione è più giallastra e le pinne sono gialle, spesso senza bordo scuro. Avendo la possibilità di sezionare un esemplare si può osservare che la vescica natatoria è molto diversa che dall’O. barbatum ed è anche conformata diversamente nei due sessi. Vive nel mar Mediterraneo ed anche nel mar Nero, nell’Atlantico è molto più localizzato. Sembra che la notte frequenti anche ambienti scogliosi, mentre il galletto si trova solo su fondi sabbiosi e fangosi.

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Galletto rosso/Parophidi

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Il galletto rosso (Parophidion vassali) è un pesce osseo marino della famiglia Ophidiidae.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

Si trova solo nel mar Mediterraneo occidentale, compreso il mar Adriatico. Non è comune nei mari italiani.
Vive su fondi molli profondi fino a più di 200 m.

Descrizione

Molto simile al galletto ed al galletto pinnegialle (O. rochei), si distingue da essi per la bocca più grande che supera l’occhio, per la spina rostrale assente o molto piccola e la linea laterale incompleta nella parte posteriore.
Anche la colorazione è molto diversa, bruno abbastanza scuro, spesso con tonalità rossastre, pinna impari rossiccia ed iride dorata.
Le dimensioni massime raggiungono i 25 cm.

Alimentazione

Caccia di notte crostacei, vermi marini e piccoli pesci.

Riproduzione

Avviene in estate, le uova hanno colore rosso.

Pesca

Avviene con palamiti e reti a strascico e finisce in genere nella frittura di paranza.

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Gallinella/Cappone/Chelidonichthys lucerna

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La gallinella o cappone[2] (Chelidonichthys lucerna (Linnaeus, 1758)) è un pesce teleosteo della famiglia Triglidae.[3]

Rischio minimo[1]

Nome comune

Per legge, i nomi di “gallinella” e “cappone” coprono la specie Chelidonichthys lucerna e le specie affini C.cuculus, C.obscurus, Eutrigla gurnardus, Trigla lyra e Trigloporus lastoviza, mentre per altre specie, come C.kumu, è ammesso il termine “gallinella” accompagnato da specificazioni varie (australe, del Pacifico, oceanica).[2]

Al di fuori degli obblighi commerciali, è usato anche il nome di “pesce capone” (o semplicemente “capone”), soprattutto in alcune regioni.[4] A volte è usata anche la combinazione “capone gallinella”.

D’altra parte, il termine “cappone”, sempre al di fuori degli obblighi commerciali, in Liguria e Toscana indica anche lo scorfano[5], mentre in Sicilia il termine “pesce capone” o “capone” indica la lampuga.[6]

Distribuzione e habitat

Oceano Atlantico orientale, dall’Irlanda al Marocco e nel mar Mediterraneo da 20 ad anche 200 metri di profondità, su fondali sabbiosi.

Descrizione

Chelidonichthys lucerna

Ha una testa grande e massiccia con un muso ben visibile e sporgente, la spina sull’opercolo non è molto grande. Il profilo della fronte è dritto, non incavato. Le pinne pettorali sono ampie e di color nero-blu con disegni blu elettrico vivace ed una macchia nera all’attaccatura. La linea laterale è evidente, ogni scaglia sulla linea laterale ha un dentello rivolto indietro. Pinna dorsale a punta. La colorazione del corpo è brunastra o rossiccia sul dorso mentre sui fianchi vira sul rosa salmone. Il ventre è bianco. Raggiunge i 70 cm di lunghezza[7].

Biologia

Può emettere suoni brontolanti con la vescica natatoria. Quando viene inseguito, intorbida l’acqua per confondere il predatore.

Alimentazione

Mangia soprattutto crostacei e molluschi, che cattura sui fondali sabbiosi.[7].

Pesca

Si pesca con reti a strascico[7], reti da posta, palamiti e lenze.

Consumo

Filetti di gallinella infarinati

Frittura burro e salvia

Le carni sono bianche e tenere, molto apprezzate. Vengono consumati di solito esemplari non troppo grossi, di pezzatura compresa tra i due etti e il mezzo chilo[7]. Può essere fritta o cotta al forno[8], in genere dopo essere stata sfilettata. Esistono però anche varie ricette per la cottura in umido, con l’accompagnamento di pomodori o altre verdure[9].

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Gamberetto fantasma freccia/Periclimenes sagittifer

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Il gamberetto fantasma freccia (Periclimenes sagittifer (Norman, 1861)) è un gamberetto della famiglia Palaemonidae[1].

Descrizione

Corpo trasparente fatta eccezione per la tipica freccia violacea sull’addome, per la colorazione delle zampe, alternatamente giallo-azzurre, e della coda, caratterizzata da una freccia azzurra. Fino a 25 millimetri[senza fonte].

Biologia

È solito vivere in simbiosi con attinie quali Anemonia viridis, Anemonia sulcata, Aiptasia mutabilis, Cribrinopsis crassa e Condylactis aurantiaca, nutrendosi dei detriti di queste[2].

Distribuzione e habitat

Oceano Atlantico orientale e Mar Mediterraneo[senza fonte].

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Gambero grigio/Cr

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Il gambero grigio[1] (Crangon crangon) è un gambero della famiglia dei crangonidi[2]; è noto anche come granat o schia in veneziano. È un gambero molto diffuso; ha un colore grigio trasparente. La femmina un paio di volte all’anno depone fino a 14000 uova che poi trattiene per due mesi all’esterno del suo addome.

Dimensioni

Gli adulti variano dai 6 ai 9 cm.

Habitat e distribuzione

Si trova nel Mediterraneo e nell’Atlantico fino 20 metri di profondità su fondali sabbiosi, ma soprattutto nei bassi fondali soggetti a forti dislivelli tra alta e bassa marea nei mare lungo le coste tra Belgio, Germania e Danimarca.

Pesca

Viene pescato con reti a strascico da piccoli pescarecci tipici , spesso subisce un primo trattamento termico immediatamente dopo la pesca. Viene venduto intero da sguciare, ma anche già sgusciato, processo completamente manuale per il quale viene spesso trasportato in camion rafreddati nei paesi del Nord Africa per poi essere venduto nei paesi d’origine.

Codice FAO CSH.

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Gambero meccanico/Stenopus spinosus

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Il gambero meccanico o alifantozza rosa (Stenopus spinosus Risso, 1826) è una specie di gambero della famiglia Stenopodidae.

Habitat e distribuzione

Unica specie del genere Stenopus presente nel Mar Mediterraneo. Reperibile su fondali duri o in grotta, da 10-15 metri fino a circa 700 metri di profondità.

Descrizione

Corpo di colore arancio-rosso fino a giallo. Caratteristiche le lunghe antenne, di colore bianco, e la punta delle chele dello stesso colore. Fino a 6 centimetri.

Alimentazione e comportamento

È una specie sciafila, tipicamente notturna. Si nutre di vermi, larve, molluschi, altri crostacei.

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Gambero rosa/Parapenaeus longirostris

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Il gambero rosa del Mediterraneo o gambero bianco, (Parapenaeus longirostris, Lucas, 1847) è una specie di crostacei decapodi.

Descrizione

Di colore rosa chiaro, ha una grandezza media di 6 a 12 cm. Ha un carapace da cui si diramano 13 paia di appendici. Il rostro è dotato da 5 a 9 spine sulla parte dorsale. Diffuso nel mar Mediterraneo, in particolare nel mar Ligure, nel mar Tirreno, nel mar Ionio e nel canale di Sicilia.

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Gambero rosso/Aristaeomorpha foliacea

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Il gambero rosso (Aristaeomorpha foliacea, (Risso 1827)) è un crostaceo decapode marino della famiglia Aristeidae[1].

Distribuzione e habitat

È una specie tipica dei fondali fangosi[2], diffusa in tutti gli oceani[3]. È comune nel Mediterraneo,nel nord del Marocco, (Dove viene pescato, lavorato e spedito in Europa principalmente in Olanda) nel sud-est dell’Africa, nel golfo del Messico, in Australia e Nuova Zelanda. Si trova anche in Giappone e alle Canarie[1]. Vive tra 250 e 1300 m di profondità[2].

Descrizione

È un gambero di dimensioni medie, che può misurare fino a 22,5 cm[2]. I maschi sono più piccoli delle femmine e non raggiungono i 20; il loro rostro è più corto[4]. Il rostro, come in tutti i crostacei appartenenti al genere Aristaeomorpha, presenta più di 4 denti nella parte dorsale[5]: negli esemplari femminili il numero è di 5-6[4].

Il carapace è robusto e munito di spine, di un colore rosso scuro vellutato. Presenta cinque appendici natatorie con l’ultimo segmento addominale che termina con una coda a forma di ventaglio.

Biologia

Alimentazione

Ha una dieta composta principalmente da invertebrati marini, in particolare krill[6].

Riproduzione

Si riproduce in estate.

Pesca

Questa specie viene pescata frequentemente nel Mediterraneo, in particolare da Italia e Spagna[4]; sui mercati ittici si trova sia congelata che fresca[7]. Viene catturato anche in Nuova Zelanda, Marocco, Israele e Algeria[2].

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Gambero pistola/Alpheus heterochaelis

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Il gambero pistola (Alpheus heterochaelis Say, 1818) è un crostaceo che fa parte della famiglia Alpheidae, che vive in quasi tutte le acque, dal Mediterraneo ai tropici.[1]

Descrizione

Il gambero pistola ha una caratteristica particolare: una delle sue chele, indifferentemente la destra o la sinistra, è molto più grande dell’altra (eterochelia). Gli Alpheus heterochaelis hanno la capacità di rigenerare la chela qualora questa dovesse danneggiarsi. In questo caso la chela più piccola cresce fino a diventare una nuova chela schioccante.

Biologia

Attraverso la chela modificata il gambero pistola riesce a produrre delle onde d’urto simili a proiettili con cui stordisce le prede.
Il rumore prodotto può superare i 200 dB e può essere sentito anche sott’acqua. Chiudendo velocemente la chela più grande si crea un getto d’acqua ad alta velocità con delle bolle vuote all’interno, in modo simile al cosiddetto fenomeno della cavitazione.[2]

Per effetto della pressione negativa, rispetto all’acqua circostante, la bolla implode creando un’onda d’urto che stordisce/uccide la preda vicina.

Per cacciare, il crostaceo, si nasconde in una cavità buia o in una tana per sparare contro la preda che si trova nei paraggi.

La pressione della bolla è in grado di stordire un granchio e di uccidere piccoli pesci e in determinate condizioni può provocare sonoluminescenza.

Infine il gambero porta la sua preda catturata nella sua tana per cibarsene.

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Gambero vinaio/Gnathophyllum elegans

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Il gambero vinaio (Gnathophyllum elegans (Risso, 1816)) è un crostaceo decapode appartenente alla famiglia Gnathophyllidae[1].

Habitat e distribuzione

Poco comune nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale, su fondali rocciosi tra le alghe e le fanerogame da 20 a 40 metri di profondità.

Descrizione

Chele chiare, biancastre, corpo di colore viola-marrone puntinato in bianco. Fino a 30 millimetri.

Alimentazione e comportamento

Tipicamente notturno. Detritivoro, si nutre anche di piccoli molluschi ed anellidi.

Riproduzione

La deposizione delle uova, violacee, avviene tra luglio e novembre.

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Gattopardo/Scyliorhinus stellaris

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Scyliorhinus stellaris, conosciuto comunemente come gattopardo o gattuccio maggiore è uno squalo appartenente alla famiglia Scyliorhinidae.

Prossimo alla minaccia (nt)[1]

Distribuzione e habitat

Questo squalo è diffuso nel Mediterraneo centro-occidentale (mar Egeo, mar Adriatico, e dal Tirreno allo stretto di Gibilterra), nonché nelle acque costiere dell’oceano Atlantico orientale, dalla Guinea fino al mare del Nord sulle coste scandinave. Abita fondali rocciosi, foreste di alghe e zone coralline, mantenendosi tra 2 e 125 metri di profondità.

Descrizione

Questo squalo presenta un corpo molto allungato, di forma quasi cilindrica, piuttosto compresso sul dorso. Gli occhi sono sporgenti e posti verso la parte alta del capo. Il muso è appuntito. Le due pinne dorsali sono molto arretrate sul dorso, le pettorali sono ampie, le ventrali più piccole, così come la pinna anale. La coda presenta il lobo superiore più sviluppato di quello inferiore. La livrea si presenta con un colore di fondo variabile dal grigio al beige (con ventre bianco), maculato da chiazze marroni. Raggiunge una lunghezza di 170 cm.

Riproduzione

La fecondazione è interna: la femmina depone poi alcuni astucci ovarici (ciascuno generata da un ovidotto diverso) dalla forma particolare, conosciuti comunemente come borsellino della sirena, che fissa a rocce, coralli o alghe. La crescita dell’embrione avviene in questi astucci e alla schiusa il piccolo misura già 16 cm. In Italia i subacquei stanno contribuendo alla definizione di alcune delle zone di riproduzione del gattopardo con il progetto “Stellaris – Hai visto un uovo di gattuccio?[2]“, la più importante delle quali sembra essere il banco di Santa Croce nel golfo di Napoli.

Alimentazione

Questa specie si ciba di crostacei e altri invertebrati che caccia setacciando il fondale, e di piccoli squali, tra cui Scyliorhinus canicula.

Pesca

Pur essendo commestibile e pescato appositamente nei mesi invernali, il gattopardo è meno ricercato di altri squali (palombo, gattuccio, spinarolo, verdesca), per questo non è disponibile in tutti i mercati.

Pericoli

Le reti a strascico (soprattutto se effettuate con metodi e tipi di reti illegali) sono un considerevole pericolo per questa specie.

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Gattuccio/Scyliorhinus canicula

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Il gattuccio (Scyliorhinus canicula Linnaeus, 1758) è uno squalo appartenente alla famiglia Scyliorhinidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Diffuso nel Mar mediterraneo (dall’Adriatico allo Stretto di Gibilterra, nonché nel Mar Egeo) e lungo le coste atlantiche orientali, dalla Guinea fino al Mare del Nord e al Mar Baltico, lungo le coste scandinave. Si segnala la sua presenza anche nel Mar Nero, benché in Crimea non si peschi un gattuccio dal 1937[2].

Abita fondali sassosi, sabbiosi e corallini, specie se ricchi di gorgonie (Paramuricea clavata o Eunicella cavolinii, sui rami delle quali depone le uova). Frequenta acque basse e medio-profonde, essendo riscontrabile la sua presenza da 10 a 400 metri di profondità.

Uovo

Descrizione

Il corpo è allungato e poco compresso ai lati, con testa appuntita, occhi dal taglio allungato e lungo peduncolo caudale. Le pinne dorsali (pressoché uguali) sono arretrate, la prima è dietro la ventrale, la seconda dietro l’anale; la coda è formata da due lobi, quello superiore più sviluppato dell’inferiore. difficilmente raggiunge lunghezze superiori a 100 cm. Presenta 5 fessure branchiali laterali.

La livrea è simile a quella di S. stellaris, con fondo beige puntinato di bruno e giallastro, ma presenta macchie più fitte e minute.[3]

Riproduzione

È una specie ovipara: la femmina, dopo essere stata fecondata, depone tra i rami delle gorgonie alcuni astucci ovarici dalla forma tipica (i borsellini della sirena) dove l’embrione si sviluppa autonomamente.

Alimentazione

Si nutre di polpi, crostacei, molluschi e vermi policheti, che caccia nei fondali, ma non disdegna piccoli pesci.

Pesca

È una specie ampiamente pescata e commercializzata in tutta Europa; in Italia è apprezzata soprattutto lungo le coste adriatiche (a Bari è chiamato “gattodde” mentre nel Veneziano “cagnol”) e in Sardegna, dove nel sud è utilizzata per preparare il tradizionale antipasto “burrida”. Si pesca con le reti a strascico e con i palamiti.

Caratteri nutrizionali

  • Proteine: 25 g
  • Grassi: 0,81 g
  • Calorie: 106 kcal

(per 100 g di prodotto)[3]

Sottospecie

Alcuni biologi sono convinti dell’esistenza di una sottospecie, Scyliorhinus canicula albomaculata, forti della classificazione ad opera di Pietschmann nel 1906. Tuttavia oggi questa sottospecie non è ancor riconosciuta dal mondo accademico.

Acquariofilia

Il gattuccio è spesso ospite di acquari pubblici, ma anche di grosse vasche marine presso i negozi di acquariofilia e allevatori privati appassionati.

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Ghiozzetto baltico/Pomatoschistus microps

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Il ghiozzetto baltico è un pesce di mare e di acqua salmastra della Famiglia Gobiidae.  

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Il suo areale parte dalla Norvegia ed arriva fino al Marocco, la Mauritania e le Canarie, comprendendo il mar Baltico. È presente anche in mar Mediterraneo ma la sua reale diffusione in questo mare è ignota. Molto comune in mar Adriatico.

Vive soprattutto in acque salmastre rifuggendo sia le acque dolci dei fiumi che quelle marine. Si trova soprattutto in estuari e lagune, su fondi sabbiosi. Dove presente forma spesso popolazioni abbondantissime.

Descrizione

Molto simile a Pomatoschistus minutus, da cui si riconosce per:

  • muso corto, con un netto angolo all’altezza dell’occhio
  • macchia scura all’ascella della pinna pettorale
  • femmine panciute
  • maschio con una macchia nera o blu scura sulla prima pinna dorsale
  • alcune striature scure tra occhio e bocca
  • il maschio in abito nuziale ha strie rossastre e bluastre sulle pinne dorsali.

Raggiunge i 7 cm.

Alimentazione

Si nutre di piccoli invertebrati sia bentonici che planctonici.

Riproduzione

Si riproduce in estate, le uova vengono attaccate al soffitto di una valva di mollusco Bivalve (in genere Cerastoderma) e sorvegliate dal maschio per una decina di giorni.

Biologia

Spesso vive in acqua bassissima in cui è protetto dai predatori.

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Ghiozzetto cenerino/Pomatoschistus canestrinii

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Il ghiozzetto cenerino (Pomatoschistus canestrinii) è un piccolo pesce di acque salmastre e dolci endemico delle acque lagunari del Nord Adriatico.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È diffuso nelle acque lagunari della zona Nord Adriatica lungo le coste di Italia (a nord delle foci del Po e delle Valli di Comacchio, Slovenia, Croazia, Montenegro ed Albania.

È stato introdotto con acclimatazione in Puglia (fiume Sinni) e nel Lago Trasimeno ma, sfuggendo alle osservazioni per la piccola taglia e le abitudini schive, è possibile che sia stato introdotto in molti altri luoghi.

È tipico delle acque salmastre ed è molto adattato soprattutto alla vita nelle acque lagunari con fondi fangosi coperti da alghe del Genere Ulva ed Enteromorpha. Essendo eurialino lo si può trovare sia in acque del tutto dolci che in acque con salinità di tipo marino (più facilmente in inverno).

Descrizione

È un tipico ghiozzetto simile ai congeneri dai quali può essere distinto soprattutto per la colorazione grigio bruna chiara con sfumature giallastre con maculature nere sottili ed irregolari più nette nella regione della testa con una macchia scura alla base della pinna caudale ed un’altra macchia nera con contorno azzurrino nel terzo posteriore della prima pinna dorsale. La seconda dorsale è caratterizzata da 3 fasce grigie longitudinali. La femmina in frega ha il ventre giallo arancio.

La taglia è minima non superando i 6 cm il maschio ed i 5 la femmina.

Alimentazione

Si ciba di piccoli crostacei, policheti, molluschie larve di insetti.

Riproduzione

Il suo ciclo vitale ha la durata media di un anno soltanto. La fregola si protrae per tutta la primavera e l’inizio dell’estate e durante questo periodo la femmina può deporre le uova fino a 10 volte. Il maschio costruisce una tana e vi attrae la femmina attraverso un complicato rituale. Una volta nella tana le uova vengono deposte sul soffitto dopo di che vengono fecondate dal maschio e sorvegliate fino alla schiusa, che avvine dopo circa una settimana. Le larve sono pelagiche.

Conservazione

Le zone in cui vive sono spesso interessate da inquinamenti industriali e da fenomeni di eutrofizzazione. Ciò nonostante la specie sembra in buono stato ed in espansione.

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Ghiozzetto cristallino/Crystallogobius linearis

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Il ghiozzo cristallino o ghiozzetto cristallino (Crystallogobius linearis) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo e sulle coste atlantiche europee a nord fino alla Norvegia.
È una specie strettamente pelagica e vive in acque aperte lontano dalle coste e dal fondale a cui si avvicina solo per la riproduzione. Si può ritrovare fino a 400 m di profondità.

Descrizione

Appare diverso dai gobidi più tipici, infatti è completamente trasparente ed appiattito lateralmente con la seconda pinna dorsale molto lunga. Il dimorfismo sessuale è spiccatissimo: il maschio ha bocca più grande ed armata di denti caniniformi, ha pinne ventrali e prima pinna dorsale piccole ma visibili, la femmina invece è totalmente priva di denti e di pinne pelviche e di prima pinna dorsale. È difficile da distinguere dal rossetto.
Il colore può essere rosato ma più di frequente è totalmente trasparente.
Non supera i 5 cm.

Alimentazione

Si nutre soprattutto di piccoli crostacei planctonici.

Riproduzione

Avviene in estate, quando i riproduttori hanno 1 anno, su fondi fangosi con conchiglie, le uova sono deposte in tubi di anellidi sedentari e vengono sorvegliate dal maschio. Dopo la schiusa i genitori muoiono

Pesca

Si ritrova nella minutaglia delle reti a strascico e talvolta viene venduto assieme al rossetto.

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Ghiozzetto del Giglio/Pomatoschistus knerii

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Il ghiozzetto del Giglio (Pomatoschistus knerii) è un piccolo pesce di mare. Appartiene alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

La sua distribuzione è nota in maniera imprecisa in quanto ci sono pochissimi records di questa specie (Isola del Giglio, Croazia settentrionale e Portogallo). Pareva endemico del mar Mediterraneo ma nel 2007 è stato trovato un esemplare sulle coste del Portogallo.
Vive su fondi di sabbia grossa ricchi di vegetazione (Cymodocea nodosa e Zostera) e si può incontrare anche in zone salmastre. Raramente si spinge a più di qualche metro di profondità (nel 2014 è stata osservata questa specie da M. Kovačić a 30 m di profondità).

Descrizione

Come per tutti i Pomatoschistus la determinazione della specie non è facile. I principali caratteri distintivi sono:

  • ha 6-7 raggi nella prima pinna dorsale, ha 10-12 raggi nella seconda pinna dorsale e 9-11 nella pinna anale
  • pinna caudale con bordo tronco con piccola incavatura centrale (carattere condiviso solo da Pomatoschistus quagga)
  • i maschi hanno numerose barre scure verticali lungo i fianchi, le femmine ne hanno solo 3 o 4, mentre i giovanili sono trasparenti
  • il maschio ha la prima pinna dorsale con strisce blu e una macchia scura sulla parte posteriore prima pinna dorsale.

È il più piccolo pesce osseo della fauna italiana dato che non supera i 4 cm.

Biologia

Nuota qualche decimetro distante dal fondo in branchi.

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Ghiozzetto delle Baleari/Odondebuenia balearica

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Il ghiozzetto delle Baleari (Odondebuenia balearica) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae. È l’unica specie del genere Odondebuenia.

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo. La distribuzione non è ben nota per l’elusività e le minuscole dimensioni di questo pesciolino, che non consentono un campionamento adeguato, è certamente noto per le isole Baleari, per il mar Egeo, per l’Adriatico croato, il golfo di Taranto ed il Tirreno.
Appare legato ai fondi coralligeni dove occupa le parti detritiche. Si ritrova a profondità tra 30 e 70 metri.

Descrizione

È un ghiozzo minuscolo (non supera i 3 cm) con pinne ventrali separate (al contrario di quasi tutti gli altri membri della famiglia) e prima pinna dorsale vistosamente appuntita (assai di più nel maschio). Un’altra caratteristica che lo rende facilmente riconoscibile è la livrea rossastra con strisce verticali azzurre (non sempre visibili quando il pesce è nel suo ambiente naturale), meno numerose e fitte che in Corcyrogobius liechtensteini.

Biologia

Ignota. La femmina è sessualmente matura a 19 mm di lunghezza.

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Ghiozzetto di Marsiglia/Gammogobius steinitzi

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Il ghiozzetto di Marsiglia o ghiozzetto di Steinitz (Gammogobius steinitzi) è un piccolissimo pesce marino appartenente alla famiglia Gobiidae. È l’unica specie del genere Gammogobius.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

Endemico del nord del mar Mediterraneo. La sua distribuzione è poco nota, è riportato per il mar Tirreno, la Provenza, l’Adriatico e le isole Baleari.

Vive all’interno di grotte sommerse, in ambienti oscuri.

Descrizione

È un piccolo gobide caratteristico per le minuscole dimensioni (non superiori a 4 cm), per la testa appuntita e per la livrea caratteristica, marrone con sottili barre azzurrastre.

Biologia

Vive sulle pareti o sul soffitto delle grotte, per il resto la sua biologia è pochissimo conosciuta.

Video

https://www.youtube.com/watch?v=xqR2fYInqJY

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Ghiozzetto dentato/Deltentosteus collonianus

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Il ghiozzetto dentato (Deltentosteus collonianus) è un pesciolino di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Vive nel mar Mediterraneo occidentale e nell’Oceano Atlantico contiguo allo Stretto di Gibilterra. È una specie piuttosto rara ovunque.

Popola fondi erbosi a bassa profondità.

Descrizione

Molto simile al congenere Deltentosteus quadrimaculatus da cui si può distinguere per:

  • bocca grande (supera l’occhio)
  • testa molto appuntita coperta di puntini scuri
  • pinna caudale con leggera intaccatura centrale
  • colore di fondo più rossiccio rispetto al congenere.

Taglia: fino a 7 cm.

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Ghiozzetto di Bath/Pomatoschistus bathi

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Pomatoschistus bathi è un pesce osseo marino della famiglia Gobiidae.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

È una specie endemica del mar Mediterraneo, è stato ritrovato nel Golfo del Leone, in Corsica, in mar Tirreno, in mar Adriatico, nel mar Egeo e nel mar di Marmara.
Vive in mare, su fondi sabbiosi.

Descrizione

Minuscolo (max 3 cm) con coda rotonda e testa piccola e molto appuntita. Livrea caratteristica, color sabbia con 6 macchie nere sui fianchi e molte macchiette bianche. Spesso 5 macchie a sella chiare sul dorso.

Biologia

Nuota spesso staccato dal fondo. Gregario.

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Ghiozzetto di Faro/Pomatoschistus tortonesei

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzetto di Faro o ghiozzetto di Tortonese (Pomatoschistus tortonesei) è un piccolo pesce d’acqua salmastra appartenente alla famiglia dei Gobiidae.

In pericolo[1]

Distribuzione ed habitat

Il suo areale è limitato alle acque basse di alcune lagune a salinità variabile con rocce e praterie in Sicilia (lagune di Tindari, Marsala e Faro) ed in Libia (laguna di Farwah). La specie è altamente eurialina.

Descrizione

Appare assai simile ai congeneri rispetto ai quali si riconosce, oltre che per il peculiare habitat ed il ridotto areale, per i seguenti caratteri:

  • testa e corpo massicci (relativamente alle sue minuscole dimensioni)
  • gola e ventre giallo acceso nella femmina e giallastre nel maschio
  • colorazione marrone chiaro con striature verticali più scure.

Le dimensioni sono minuscole dato che non supera i 3,5 cm ed usualmente è assai più piccolo.

Alimentazione

Basata su invertebrati come Crostacei e Gasteropodi.

Pesca

Occasionale e di nessun interesse.

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Ghiozzo gattopardo/Thorogobius macrolepis

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Il ghiozzo gattopardo o ghiozzo leopardo a grosse squame (Thorogobius macrolepis) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Descrizione

Molto simile al congenere ghiozzo leopardo da cui si distingue per il colore delle macchie su capo e corpo che anziché scuro o rossastro è giallo vivo. È comunque presente una fila di 5 macchie scure su ogni fianco.

Distribuzione e habitat

Pare endemico del mar Mediterraneo ma la sua distribuzione è ignota. È raro nelle acque italiane ma forse questa rarità è dovuta all’inaccessibilità del suo habitat.

Vive in grotte sommerse profonde tra i 20 ed i 70 m. Misura al massimo 7 cm.

Biologia

Sembra meno schivo del congenere ma le sue abitudini non sono conosciute.

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Ghiozzetto di laguna/Knipowitschia panizzae

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Il ghiozzo[2] (Knipowitschia panizzae Verga, 1841), conosciuto maggiormente come ghiozzetto di laguna o ghiozzetto lagunare, è un piccolo pesce appartenente alla famiglia Gobiidae tipico delle acque salmastre.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

L’areale della specie è ristretto ai tributari del mar Adriatico, dall’Italia settentrionale (specialmente la Laguna Veneta), alle lagune pugliesi, alla Croazia, ad esempio nei fiumi Narenta, Zermagna e Cetina ed albanesi. È presente in Grecia solo nel delta del fiume Evinos.
Vive di preferenza nelle acque salmastre ricche di vegetazione e di ripari con fondi fangosi di foci, lagune e canali di bonifica, è rarissimo ritrovarlo in acque marine mentre più di frequente si può rinvenire in acque completamente dolci.
È stato introdotto con acclimatazione sul versante tirrenico italiano, in Toscana (Laguna di Orbetello, lago di Burano ed alcuni canali di bonifica in Provincia di Grosseto), Lazio (canali salmastri della provincia di Latina, laghi vulcanici laziali), Umbria (Lago Trasimeno).

Descrizione

È un tipico rappresentante del genere Knipowitschia, abbastanza anonimo e simile a molte altre specie di questo genere e di altri affini. Il colore generale è brunastro chiaro con un banda più scura indistinta formata da macchie in fila sui fianchi e sottili maculature su fianchi e schiena. Di solito sono presenti macchie chiare a forma di sella sul dorso. L’ambiente in cui vive è simile a quello del ghiozzetto cenerino (Pomatoschistus canestrinii) ma si può facilmente riconoscere da questa specie a causa della colorazione che in P.canestrinii è grigio cenere con poche maculature scure.
È uno dei più piccoli pesci della nostra fauna dato che l’adulto non supera i 5,5 cm.

Alimentazione

Si nutre di piccoli invertebrati.

Riproduzione

Costruisce il suo nido sotto una valva di Cerastoderma. Il maschio protegge le uova ossigenandole. Effettua più (fino a 10) deposizioni per ogni stagione riproduttiva. Le larve sono pelagiche.

Conservazione

La IUCN red list classifica questa specie come a basso rischio di estinzione[1].
Gli ambienti in cui vive sono tipicamente soggetti a morie di pesci dovuti all’eutrofizzazione e agli inquinamenti. Le popolazioni di questa specie sono abbondanti ed in espansione anche al di fuori dell’areale naturale della specie. La specie riveste una grandissima importanza nelle reti trofiche degli ambienti in cui vive a causa delle popolazioni numerosissime che stabilisce.

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Ghiozzetto marmorato/Pomatoschistus marmoratus

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Pomatoschistus marmoratus, conosciuto comunemente come ghiozzetto marmorato, è un pesce della famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Habitat e distribuzione

Comune nell’Oceano Atlantico orientale, dalla Penisola Iberica al Golfo di Biscaglia, nel Mar Mediterraneo, Mar Nero e Canale di Suez. Molto comune nella Laguna veneta[2]. Specie bentonica, reperibile da pochi metri fino a 70 di profondità, quasi mai in mare ma molto più spesso in lagune e foci, in acque salmastre.

Descrizione

Corpo allungato di colore grigio, chiaro nelle femmine e più scuro nei maschi, puntinati in bruno-rosso, ventre bianco. Capo tozzo con occhi sporgenti, labbra carnose. Sono presenti due pinne dorsali, staccate tra di loro, la pinna caudale è di forma arrotondata. Pinne pettorali sviluppate. Fino a circa 8 centimetri.

Alimentazione

Si nutre di crostacei e altri invertebrati.

Riproduzione

La cova avviene in due periodi distinti, da metà aprile a metà luglio e da metà agosto a fine settembre[2]. Vive fino a circa 17 mesi di età.

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Ghiozzetto minuto/Pomatoschistus minutus

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Il ghiozzetto minuto (Pomatoschistus minutus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Coste dell’Oceano Atlantico tra le coste norvegesi e lo stretto di Gibilterra. È presente anche nel mar Baltico, nel mar Nero e nel nord del Mediterraneo, soprattutto in Adriatico dove è comune.

Vive su fondi sabbiosi a piccole profondità. Essendo eurialino penetra spesso nelle lagune e negli estuari.

Descrizione

Come tipico membro del Genere Pomatoschistus ha corpo sottile con testa grande, pinne pettorali ampie ed arrotondate, pinna caudale rotondeggiante. I caratteri che consentono di distinguerlo dai congeneri sono:

  • macchietta nera con bordo azzurrino sul lato posteriore della prima pinna dorsale
  • color sabbia screziato in vario modo
  • il maschio in amore mostra costantemente 4 linee verticali sui fianchi ed ha la pinna anale blu.

Misura al massimo 7,5 cm.

Riproduzione

Avviene in primavera, il nido viene costruito all’interno di una conchiglia e viene poi vigilato dal maschio.

Pesca

Ha qualche importanza come pesce da frittura nelle regioni del nord Adriatico.

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Ghiozzetto norvegese/Pomatoschistus norvegicus

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Distribuzione e habitat

È presente lungo le coste norvegesi e presso le Isole Britanniche. Alcune segnalazioni dal mar Mediterraneo ma la sua presenza e diffusione in questo mare sono da verificare.
Predilige ambienti sabbiosi con conchiglie e non è eurialino.

Descrizione

Simile a tutti gli altri Pomatoschistus ed in particolare a P.minutus da cui può essere riconosciuto grazie al colore grigiastro chiarissimo e per una macchietta scura sulla prima pinna dorsale presente solo nei maschi.
Lungo al massimo 8 cm.

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Ghiozzetto pelagico/Pseudaphya ferreri

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Il ghiozzo di Ferrer o ghiozzetto pelagico (Pseudaphya ferreri) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo.

Vive vicino alla costa ma ha abitudini pelagiche, si ritrova soprattutto in baie e cale riparate con fondi sabbiosi a profondità non superiori a 10 m.

Descrizione

Si riconosce a prima vista per gli occhi molto grandi, per le piccolissime dimensioni, per il corpo slanciato e per la caratteristica livrea a macchie bianche e nere su fondo trasparente. È sempre presente una macchia nera alla base del peduncolo caudale. La pinna caudale ha bordo tronco e non arrotondato come la generalità dei Gobiidae.

È un pesce minuscolo, mediamente lungo sui 3 cm.

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Ghiozzetto pittato/Pomatoschistus pictus

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Il ghiozzetto pittato (Pomatoschistus pictus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Presenta un areale disgiunto: l’areale principale è sito sulle coste europee settentrionali tra la Norvegia e la Spagna settentrionale, mentre due stazioni relitte in mar Adriatico e golfo del Leone sono probabilmente dovute a popolazioni rimaste recluse nelle zone più fredde del Mediterraneo al tempo delle glaciazioni.

Vive in acque marine su fondi di sabbia o ghiaia fine o tra le alghe.

Descrizione

È molto simile agli altri Pomatoschistus ma ha le pinne dorsali con una o due file di punti neri alternate a bande azzurre ed arancio e diverse macchie chiare a sella sul dorso. Colore generale oliva o bruno, con varie sfumature e decorazioni diverse da individuo ad individuo, è sempre presente una reticolatura scura sul corpo. Molto più colorato di tutti i congeneri, facilmente riconoscibile a prima vista.

Dimensioni massime: 6 cm.

Alimentazione

Basata su piccoli Crostacei.

Riproduzione

Avviene in primavera ed estate, con modalità simili a quelle degli altri Pomatoschistus.

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Ghiozzetto quagga/Pomatoschistus quagga

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Il ghiozzetto quagga (Pomatoschistus quagga) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

È endemico del mar Mediterraneo.
Vive su fondi ricchi di vegetazione (come Zostera o Cymodocea nodosa) con ampi spazi sabbiosi a profondità minori di 10 metri.

Un esemplare femminile

Descrizione

Appare simile agli altri Pomatoschistus da cui si può (non sempre) distinguere attraverso i seguenti caratteri:

  • la testa è slanciata e dotata di occhi grandi
  • il bordo posteriore della pinna caudale è tronco con una piccola intaccatura centrale
  • c’è sempre una banda scura sull’opercolo branchiale
  • il maschio ha 4 linee verticali nera sui fianchi mentre la femmina ne ha solo 3 ma ha il ventre e le pinne pettorali gialle

Non supera i 4 cm.

Alimentazione

Si nutre di piccoli crostacei.

Biologia

Talvolta nuota in acque libere. Gregario.

Pesca

Del tutto occasionale.

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Ghiozzetto di de Buen/Buenia affinis

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Il ghiozzetto di de Buen (Buenia affinis) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo occidentale e dell’Adriatico (golfo del Quarnaro). La specie fino a qualche tempo fa era ritenuta rara ovunque ma ora le centinaia di esemplari catturati in Croazia fanno ritenere che questa specie sia comune almeno in queste coste.
Sembra legato a fondali a sabbia grossa o ciottoli a profondità comprese tra 2 e 25 m.

Descrizione

La colorazione del corpo può essere molto sfumata su fondali con colori omogenei (tipicamente di sabbia) oppure piuttosto variegata su fondali con colori contrastati (tipicamente di ghaia).

Quando presenta la livrea chiara risulta simile a Deltentosteus quadrimaculatus da cui si distingue per il peduncolo caudale più largo e per l’assenza di macchie nere sulla prima pinna dorsale.

Quando presenta la livrea più scura e variegata risulta simile a Pomatoschistus sp.

Biologia

Non molto conosciuta.

Nota tassonomica

La specie è simile a Buenia jeffreysii, specie dell’Oceano Atlantico settentrionale da cui si riconosce per le squame più numerose e per una differente forma della prima dorsale.

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Ghiozzo nano di Miller/Millerigobius macrocephalus

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Il ghiozzetto macrocefalo o ghiozzo nano di Miller (Millerigobius macrocephalus) è un pesce di mare e di acque salmastre appartenente ala famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo occidentale. Per ora ritrovato in acque italiane in Adriatico e nella laguna di Orbetello.

Vive sia in mare che nelle acque salmastre delle lagune e se ne sta sempre nascosto sotto pietre o in cavità. Si trova in genere in ambienti riparati e con acque molto basse come baie o cale. Sembra legato ai prati dell’alga verde Caulerpa prolifera.

Descrizione

Simile al ghiozzo zebra da cui si distingue per l’assenza di tentacolo nasale e di raggi filamentosi sulla pinna pettorale. Il carattere più evidente è comunque la livrea brunastra con fasce verticali scure.

Raggiunge 4 cm di lunghezza.

Biologia

Ignota.

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Ghiozzo blu/Lesueurigobius suerii

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Il ghiozzo blu (Lesueurigobius suerii) è un pesce marino della Famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Vive nel mar Mediterraneo occidentale e nell’Oceano Atlantico orientale (Marocco e Canarie).

Al contrario degli altri gobidi mediterranei che sono prevalentemente costieri questa specie frequenta fondali fangosi attorno ai 100 m di profondità.

Descrizione

Può essere facilmente riconosciuto dagli altri gobidi mediterranei in base ad alcuni caratteri:

  • corpo a strisce oblique gialle e blu (con alcune strie dorate ben visibili sulle guance)
  • pinna caudale a forma di losanga appuntita
  • prima pinna dorsale con raggi un po’ allungati.

Misura al massimo 6 cm.

Biologia

Ignota

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Ghiozzo boccarossa/Gobius cruentatus

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Il ghiozzo boccarossa (Gobius cruentatus Gmelin, 1789) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

È diffuso nel mar Mediterraneo occidentale e nell’Oceano Atlantico orientale tra La Manica ed il Marocco. È comune nei mari italiani.

È meno costiero dei congeneri, vive infatti tra i 5 ed i 30 m in ambienti scogliosi con spiazzi di sabbia e nelle praterie di Posidonia oceanica. I giovani vivono più vicino a riva, soprattutto tra le posidonie. Non è eurialino come altri Gobius.

Descrizione

È un Gobius molto tipico ma, a causa della colorazione può essere confuso dal profano con Thorogobius ephippiatus, infatti la sua testa è coperta di macchie rosso vivace, le labbra in particolare sono di un rosso molto acceso, e di ben visibili papille nere disposte a linee. In genere ci sono 3 o 4 macchie chiare sul dorso ed una fila di macchie scure sui fianchi, su sfondo marrone rossiccio. Ha una sagoma piuttosto massiccia anche se non quanto il ghiozzo testone. I raggi filamentosi nella parte alta della pinna pettorale tipici del ghiozzo paganello sono piccoli e poco vistosi.

Raggiunge i 15 cm di lunghezza.

Biologia

Solitario, vive nei pressi di una tana in cui si rifugia al minimo disturbo.

Alimentazione

Si ciba di vari invertebrati.

Riproduzione

I giovani hanno una colorazione molto meno vivace rispetto agli adulti e si possono facilmente confondere con altri Gobius.

Pesca

Si cattura con varie reti e con le lenze a fondo innescate con esche naturali. Sebbene sia commestibile e adatto alle fritture non ha alcun valore sui mercati.

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Ghiozzetto caucasico/Knipowitschia caucasica

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Il ghiozzetto caucasico (Knipowitschia caucasica) è un pesce della famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Nero, nel mar Caspio, nel mar Adriatico e nel mar Egeo.

Vive nelle lagune salmastre e nelle foci dei fiumi, in zone con vegetazione acquatica. Essendo eurialino è in grado di sopportare sbalzi anche importanti di salinità, infatti lo si può ritrovare da acque totalmente dolci ad acque iperaline.

Descrizione

Difficile da distinguere dai congeneri e dai Pomatoschistus, il maschio ha 4 barre scure sui fianchi e una macchiolina nera sulla prima pinna dorsale, la femmina ha un punto scuro sotto la mandibola. Entrambi hanno la prima pinna dorsale con 2 strie scure, più visibili nelle femmine. Il colore di fondo è grigio sabbia.

Non supera i 5 cm.

Alimentazione

Si ciba soprattutto di piccoli invertebrati bentonici.

Riproduzione

Si riproduce ad 1 anno di età, le uova sono deposte sul soffitto di cavità o di conchiglie e vengono sorvegliate dal maschio. Non vive più di due anni.

Nota tassonomica

Lo status tassonomico delle popolazioni adriatiche è incerto.

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Ghiozzo di Liechtenstein/Corcyrogobius liechtensteini

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Il ghiozzo di Liechtenstein (Corcyrogobius liechtensteini) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo. È stato trovato in mar Tirreno, in mar Adriatico (isola croata di Curzola) e presso le isole Baleari (Ibiza) ma può essere presente anche altrove, le sue minuscole dimensioni e l’inaccessibilità degli ambienti in cui vive rendono difficile ricostruire il suo areale.

Vive in piccole grotte, spesso in fondali coralligeni.

Descrizione

Molto simile a Odondebuenia balearica da cui riconosce, oltre che per il corpo più allungato, per la livrea con un maggior numero di striature blu sui fianchi rossicci, che sono anche più ravvicinate, per le pinne ventrali che sono comunque unite alla base e non separate per tutta la loro lunghezza e per la prima pinna dorsale che non è così appuntita.

Misura al massimo 3 cm.

Biologia

In genere staziona sulle pareti o sul soffitto delle grotte in cui vive.

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Ghiozzo variegato/Gobius roulei

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Gobius roulei è un pesce osseo appartenente alla famiglia Gobiidae e alla sottofamiglia Gobiinae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nel mar Mediterraneo occidentale, nell’Adriatico e lungo le coste atlantiche portoghesi.
Sembra vivere su fondi sabbiosi nei pressi di praterie di Posidonia oceanica.

Descrizione

Molto simile al ghiozzo nero anche per la pinna dorsale rilevata, si distingue per la nuca priva di squame e per il colore grigio sabbia con una fila di punti neri longitudinali. I maschi riproduttori non sono neri.
Sembra non superare i 7 cm.

Biologia

Ignota.

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Ghiozzo dorato/Gobius auratus

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Il ghiozzo dorato (Gobius auratus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione ed habitat

La sua distribuzione è mal conosciuta ma sembra comunque endemico del mar Mediterraneo. Nella acque italiane è segnalato in Sicilia, all’Isola d’Elba, al Monte Argentario, in Sardegna e nel Lazio.

Il suo habitat è su fondi duri con presenza di sabbia, vegetazione e gorgonie tra i 15 e gli 80 m di profondità.

Descrizione

Il suo aspetto generale è quello tipico dei Gobius, quello che lo rende inconfondibile anche al profano è il colore giallo canarino vivace, talvolta con un punto nero sotto le pinne pettorali. Gli occhi sono verde smeraldo.

Le dimensioni oscillano tra i 5 e i 10 cm.

Alimentazione, riproduzione, abitudini

Si sa ben poco di questa specie se non che vive in piccoli gruppi e che tende a nuotare distante dal fondo (abitudine atipica per un Gobius).

Curiosità

Era considerato fino a pochi anni fa uno dei pesci più rari del Mediterraneo ma recentemente si è visto che è molto più frequente di quello che si credesse, negli ambienti adatti.

Nota tassonomica

Lo status di Gobius luteus (Kolombatovic 1891) è incerto, potrebbe essere un sinonimo o una specie simile.

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Ghiozzo fallace/Gobius fallax

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Il ghiozzo fallace (Gobius fallax) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo.
Vive in ambienti simili a quelli abitati dal ghiozzo rasposo ma non sembra in alcun modo legato agli anemoni.

Descrizione

I principali caratteri distintivi sono:

  • tutto il corpo è percorso da linee longitudinali composte da punti e lineette brunastri senza fila centrale di macchie più grosse (differenza da G. bucchichi)
  • 42-46 squame lungo la linea laterale (contro le 55-60 di G. bucchichi).
  • muso e testa sono grigio-bruno (differenza da G. xanthocephalus)

Alimentazione

Invertebrati bentonici.

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Ghiozzo geniporo/Gobius geniporus

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Il ghiozzo geniporo (Gobius geniporus Valenciennes, 1837) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo. È comune nei mari italiani. Vive nei pressi di praterie di posidonia dove ci siano spiazzi sabbiosi a profondità di qualche metro.

Particolare della testa

Descrizione

Difficilmente distinguibile da Gobius fallax, Gobius bucchichi e Gobius xanthocephalus:

  • una macchia scura sulla guancia, appena sotto l’occhio
  • una linea di macchie scure alternate con macchie chiare allineate al centro dei fianchi
  • il giovane è chiaro con una linea scura che attraversa l’occhio, più lunga di quella che ha G. bucchichi.

Gli occhi dell’animale in vita sono verde acceso. L’adulto si aggira mediamente sui 10–12 cm.

Pesca

Casuale ed involontaria.

Acquariofilia

Si adatta bene all’allevamento in acquario ed è apprezzato poiché, non essendo un animale sospettoso, si lascia osservare facilmente al contrario di altri gobidi che se ne stanno sempre intanati.

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Ghiozzo leopardo/Thorogobius ephippiatus

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Il ghiozzo leopardo (Thorogobius ephippiatus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nel mar Mediterraneo occidentale e sulle coste atlantiche europee tra le Canarie e le Isole Britanniche.

Si rinviene soprattutto nelle grotte e nei crepacci dei fondi duri tra i 5 ed i 40 m di fondale.

Descrizione

Ha una forma da gobide abbastanza tipico, quello che differenzia questa specie dalle altre è la presenza di macchie rotonde su tutto il corpo. Queste macchie sono in genere rosse sul capo e scure (talvolta nere) sul corpo. Il colore di fondo è grigio.

Non supera, di solito, i 10 cm di lunghezza.

Alimentazione

Si ciba di piccoli invertebrati.

Biologia

È una specie sospettosissima e difficilissima da catturare e da osservare dato che si intana appena ci si avvicina. Probabilmente per questo motivo veniva fino a pochi anni fa considerata una specie rarissima, cosa non vera.

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Ghiozzo leucomaculato/Didogobius schlieweni

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Il ghiozzo leucomaculato o ghiozzo di Schliewen (Didogobius schlieweni) è un pesce di mare appartenente alla Famiglia Gobiidae.

Dati insufficienti[1]

Distribuzione e habitat

Presente nel bacino occidentale del mar Mediterraneo. Le poche catture note fino ad ora sono riportate dal golfo del Leone in Francia, dalla Croazia e dal mar Tirreno nei pressi di Livorno.

Sembra vivere tra le rocce coperte di vegetazione.

Descrizione

Corpo molto allungato per un gobide con pinna caudale grande e arrotondata e testa appiattita.

La livrea è molto caratteristica, ci sono 5 macchie bianche sul dorso e tutte le pinne sono bordate di bianco. Il colore di fondo è di solito bruno scuro ma l’esemplare del mar Tirreno era violetto intenso.

Non supera i 5 cm.

Biologia

Poco note, si sa solo che è notturno e che di giorno se ne sta nascosto. Nuota solo con le pinne pettorali. Noto solo da sette esemplari.

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Ghiozzo listato/Gobius vittatus

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Il ghiozzo listato (Gobius vittatus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È endemico del mar Mediterraneo.

Il suo habitat è principalmente nei fondi a coralligeno tra 20 ed 80 m. Si può però incontrare anche a profondità minori di 15 m su roccia.

Descrizione

Inconfondibile con gli altri ghiozzi a causa della livrea chiarissima con una banda longitudinale nera. L’unico altro pesce con cui può essere confuso è Parablennius rouxi che però appartiene alla famiglia Blenniidae e può essere riconosciuto per la pinna dorsale unica, per i tentacoli sopraorbitari, ecc.

Misura fino a 5 cm.

Biologia

Fugge nella sua tana (dalla cui imboccatura non si allontana mai) appena lo si avvicina.

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Ghiozzo nero/Gobius niger

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzo nero[2] (Gobius niger), è un pesce di mare, appartenente alla famiglia dei Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa lungo tutte le coste (e foci fluviali) europee, dal Mar Baltico, all’Atlantico a nord fino alla Norvegia, al Mediterraneo, fino al Mar Nero ed al mar Baltico.
Vive sui fondali scogliosi, sabbiosi o fangosi di acque vicine a riva. È particolarmente comune nei porti data la sua particolare resistenza alle acque inquinate. Essendo una specie fortemente eurialina può vivere anche in acque salmastre ed è comune in foci e lagune.

Descrizione

Il corpo è tipico dei Gobiidae, allungato, con occhi sporgenti e larga bocca dalle labbra carnose. Si riconosce dai congeneri principalmente per la presenza di scaglie sulla nuca e per le caratteristiche della prima pinna dorsale, allungata e con raggi sporgenti.
La livrea è bruno marmorizzata con macchie scure sui fianchi, estremamente variabile. Il maschio adulto riproduttore è nero intenso. Alcuni maschi in riproduzione non sono neri, si è parlato per questi esemplari di “varietà albescens”, di nessun valore tassonomico.
Non supera i 15 cm di lunghezza.

Biologia

È in grado di sopravvivere per molto tempo in acqua stagnante o con scarsa ossigenazione.

Alimentazione

Si ciba prevalentemente di crostacei (piccoligranchi e gamberetti), molluschi, vermi marini e larve di pesci.

Esemplare maschio della “varietà” albescens

Pesca

Abbocca con voracità a qualunque esca animale (anche un pezzo di mortadella può andar bene) ma il valore delle sue carni è modesto. Si presta a far parte di ottime fritture.

Esemplare maschile

Acquariofilia

Questo pesce è commercializzato (anche se raramente) per l’allevamento in acquario. Più diffusa la sua presenza negli acquari civici.

Curiosità

  • Fu la prima specie di Gobiidae descritta da Linneo.
  • In Toscana ghiozzo è un appellativo che si rivolge a persone di non spiccata intelligenza e prontezza di pensiero, in allusione alla facilità con cui il pesce abbocca ad esche anche grossolane.

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Ghiozzo paganello/Gobius paganellus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzetto[2] (Gobius paganellus), conosciuto comunemente come ghiozzo paganello o paganello, è un pesce d’acqua salata, appartenente alla famiglia dei Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È presente nell’intero Mar Mediterraneo, nel Mar Nero e nell’Oceano Atlantico orientale tra il Senegal e le coste scozzesi ed irlandesi. È una delle pochissime specie che, attraverso il Canale di Suez, sono passate dal Mediterraneo al Mar Rosso, facendo il percorso inverso rispetto ai migranti lessepsiani. È comunissimo nelle acque italiane, soprattutto nella laguna Veneta dove è addirittura abbondante.
Vive su fondi misti o rocciosi con abbondante sedimento. È una specie eurialina ed è frequente all’interno delle lagune.

Descrizione

È un tipico Gobius molto simile a Gobius niger da cui si può distinguere da:

  • prima pinna dorsale priva di raggi allungati, alta come la seconda
  • raggi superiori della pinna pettorale liberi e filamentosi
  • bordo della prima pinna dorsale di colore rosso-arancio o giallastro, sempre con tonalità rossastra.

I maschi in epoca riproduttiva sono scuri, il colore è comunque variabilissimo.
Le dimensioni massime non superano i 15 cm.

Alimentazione

È vorace predatore e si ciba di un gran numero di invertebrati acquatici o di avannotti.

Riproduzione

Avviene tra gennaio e giugno. Diverse migliaia di uova sono deposte in cavità.

Pesca

Abbocca voracemente alle lenze. Le sue carni, adatte per fritture, sono apprezzate soprattutto nel Veneto ed in altre regioni del nord Italia.

Acquariofilia

Questa specie si adatta facilmente alla vita in acquario ma se ne sta spesso nascosto per cui non è un ospite particolarmente vivace.

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Ghiozzo quadrifasciato/Chromogobius quadrivittatus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzo quadrifasciato (Chromogobius quadrivittatus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo con qualche stazione disgiunta in mar Nero.

Vive tra gli scogli, i ciottoli ed i ciuffi di alghe a bassissima profondità (max. 5 metri) e si ritrova perfino nelle pozze di marea del piano sopralitorale.

Descrizione

Questo pesce presenta una sagoma molto schiacciata, soprattutto per quanto riguarda il capo ed un aspetto “longilineo” assolutamente inconfondibili con altre specie mediterranee e, casomai, più simile ad alcuni ghiozzi del mar Rosso. La livrea è fondamentalmente grigiastra o bruna con strisce verticali sui fianchi e, spesso, una “maschera” più chiara tra muso ed occhi. Le pinne sono bordate di chiaro. Si distingue dal congenere Chromogobius zebratus per i seguenti particolari (molto difficili da rilevare):

  • Testa con disegni a reticolo ed almeno 3 linee scure che si dipartono a raggiera dall’occhio
  • una banda chiara a sella (in genere evidente) tra nuca e pinna pettorale
  • macchia chiara sul dorso in corrispondenza dello stacco tra le 2 pinne dorsali.

Misura al massimo 6 cm.

Biologia

Sospettosissimo, vive sempre rintanato ed è estremamente difficile da vedere.

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Ghiozzo bucchichi/Gobius bucchichi

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Gobius bucchichi, è un pesce della famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Adriatico (attualmente trovato esclusivamente in Croazia e Albania), su fondali duri o misti in presenza di alghe e piante marine, si incontra generalmente tra 2 e 7 metri di profondità (non si incontra mai a profondità inferiori al metro).

Descrizione

Difficile da riconoscere da Gobius incognitus e Gobius fallax. In particolare si distingue da Gobius incognitus (oltre che per la limitata distribuzione geografica e batimetrica) per la diversa disposizione dei punti scuri sulle guance in quanto questa specie ha sempre due sole file di punti allineate (senza punti fra di esse, e non punti sparsi).

Fino al 2016 la specie Gobius incognitus non era nota come specie distinta da Gobius bucchichi per cui la bibliografica e gli studi di queste specie sono oggi da rivedere (la maggior parte di essi è probabile che in realtà riguardino Gobius incognitus che tra le due è la specie di gran lunga più diffusa).

Alimentazione

Al momento non ci sono ancora studi specifici sull’alimentazione di questa specie.

Biologia

Questa specie (a contrario della specie molto simile Gobius incognitus) sembra non vivere mai associata al cnidario antozoo Anemonia viridis.

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Ghiozzo rigato/Chromogobius zebratus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzo rigato (Chromogobius zebratus) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Gobiidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Endemico del mar Mediterraneo. Vive rintanato tra sassi e scogli nei primi metri d’acqua, spesso anche nelle pozze di marea della zona sopralitorale.

Particolare della testa

Descrizione

Questo Genere di Gobiidae presenta una sagoma molto schiacciata, soprattutto per quanto riguarda il capo ed un aspetto “longilineo” assolutamente inconfondibili con altre specie mediterranee e, casomai, più simile ad alcuni ghiozzi del mar Rosso. La livrea è fondamentalmente grigiastra o bruna con strisce verticali sui fianchi e, spesso, una “maschera” più chiara tra muso ed occhi. Le pinne sono bordate di chiaro. Si distingue dal congenere Chromogobius quadrivittatus per i seguenti particolari:

  • disegni reticolati sulle guance con 2 sole linee a raggiera sotto l’occhio
  • zona chiara, abbastanza poco estesa, a lato della pinna pettorale. L’ascella della pinna porta una linea nera.

Misura al massimo 6 cm.

Biologia

Sospettosissimo, vive sempre rintanato ed è estremamente difficile da vedere.

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Ghiozzo rasposo/Gobius incognitus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Gobius incognitus, comunemente conosciuto come ghiozzo rasposo, è un pesce della famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico contiguo, fino a circa 12-15 metri di profondità ma di solito assai più in superficie (anche pochi cm di acqua).

Descrizione

Difficile da riconoscere da Gobius bucchichi, Gobius fallax. Sono tipici:

  • una striscia scura non ben distinta attraverso l’occhio, visto da davanti queste 2 linee formano una V
  • punti scuri allineati sul corpo con una linea di punti più scuri lungo i fianchi
  • sono sempre visibili per questa specie o tre file di punti allineati sulle guance, oppure due file di punti con punti sparsi fra di esse, oppure solo punti sparsi (diversamente da Gobius bucchihi che ha sempre due file di punti sulle guance senza punti tra esse)

Fino al 2016 la specie Gobius incognitus non era nota come specie distinta da Gobius bucchichi ed essendo la specie di gran lunga più diffusa è probabile che la maggior parte degli studi e delle informazioni precedenti relativi a Gobius bucchichi siano attribuibili in realtà alla nuova specie Gobius incognitus.

Raggiunge i 15 cm.

Alimentazione

Si nutre di policheti, crostacei (anfipodi), molluschi, alghe.

Biologia

Vive spesso tra i tentacoli dello cnidario antozoo Anemonia viridis al cui veleno è immune.

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Ghiozzo testa gialla/Gobius xanthocephalus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il ghiozzo testagialla (Gobius xanthocephalus Heymer & Zander, 1992) è un pesce di mare appartenente alla Famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

A causa della sua recente scoperta il suo areale è poco noto. Sembra endemico del mar Mediterraneo. Nei mari italiani è comune.

Vive su fondi duri, rocciosi e nel coralligeno fino a 30 metri di profondità.

Descrizione

È molto simile a Gobius bucchichi, a Gobius geniporus, a Gobius auratus e soprattutto a Gobius fallax, da cui non è sempre distinguibile.

I principali caratteri distintivi sono:

  • muso e guance gialle
  • strie longitudinali di punti e trattini rossicci simili a quelli di Gobius fallax ma più evidenti sulla testa
  • spesso una macchia nera sotto la pinna pettorale.

Di solito non supera i 10 cm.

Alimentazione, riproduzione

Ignote.

Biologia

Molto schivo, schizza nella sua tana non appena sente un pericolo.

Nota tassonomica

Confuso fino al 1992 con Gobius auratus (a cui somiglia ben poco) e con Gobius fallax.

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Ghiozzo testone/Gobius cobitis

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Ghiozzo testone[1] (Gobius cobitis), è un pesce della famiglia Gobiidae.

Habitat e distribuzione

Diffuso nell’Oceano Atlantico orientale, dall’Inghilterra meridionale al Marocco, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
Popola fondali rocciosi ricchi di vegetazione e di anfratti, dove l’idrodinamismo sia ridotto. Si rinviene spesso assieme al ghiozzo paganello.

Descrizione

Questo pesce è reso inconfondibile dalla testa, massiccia e di grosse dimensioni, da cui il nome di testone, on una bocca di grandi dimensioni e una dentatura che lo rende un temibile predatore. I raggi superiori delle pinne pettorali sono liberi come in Gobius paganellus. Pinne ventrali di grandi dimensioni.
Corpo di colore marrone scuro tendente al nero a tratti marmorizzato in nero con spesso in età adulta strisce bianche tendenti al celeste sull apice delle pinne dorsali.
Misura da 20-25cm ma in rari casi può raggiungere anche i 27-30 cm

Alimentazione

Si nutre di alghe del genere Enteromorpha, di policheti, crostacei (anfipodi), insetti piccoli avannotti spesso della stessa specie.

Pesca

Si può catturare con le tipiche tecniche a fondo utilizzate per altri pesci, spesso utilizzando esche naturali, ma data la sua voracità è possibile pescarlo anche a spinning con attrezzature molto piccole e leggere (lrf)

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Grancevola/Granceola/Maja squinado

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La granceola[1] o grancevola[2] (Maja squinado Herbst, 1788), comunemente chiamata granseola, è un crostaceo decapode della famiglia dei Majidae.

Descrizione

Carapace colore brunoarancio, talvolta rosso-arancio, ricco di spine ai bordi di colore bruno. Zampe sottili e lunghe, adatte al movimento sul fondale sabbioso. Chele anteriori piccole, punta più chiara, al termine di braccia snodate, dello stesso spessore delle zampe.

Il nome Granseola deriva dall’unione dei termini di lingua veneta granso (granchio) e seola (cipolla).[senza fonte]

Biologia

Questo crostaceo vive sui substrati rocciosi marini. La sua essenziale arma di difesa è l’eccezionale mimetismo, che le consente di nascondersi perfettamente tra le alghe e le rocce colorate del fondale marino. A periodi costanti la grancevola cambia il proprio carapace, attraverso una muta. Durante questo periodo l’animale è indifeso e vulnerabile a qualsiasi attacco. Perciò quando il vecchio carapace si rompe l’animale è coperto da un involucro molto tenero e, quindi, in breve tempo deve trovarsi un luogo sicuro ove rifugiarsi. Si nutre principalmente di alghe, bivalvi, larve di insetti, vermi e di piccoli pesci intrappolati nelle reti e in concave.

Distribuzione

Oceano Atlantico orientale, dall’Irlanda alla Guinea, Mar Mediterraneo.

Nei mari italiani questo granchio del peso di circa 500 g vive alla profondità di circa 100 m ma può raggiungere profondità di migliaia di metri soprattutto nei mari della Sardegna, ma è possibile incontrarlo anche a basse profondità nell’alto Adriatico. In genere è ricoperto da lattuga di mare per meglio mimetizzarsi nei fondali. Viene pescato con delle nasse.

Un esemplare di grandi dimensioni fotografato nei fondali dell’Isola di Foradada in Sardegna

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Granchio comune/Granchio da moleca/Carcinus aestuarii

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il granchio da moleca[1] (Carcinus aestuarii Nardo, 1847) o conosciuto anche come granchio comune[2] o granchio carcino[3] è un crostaceo decapode appartenente alla famiglia Portunidae e alla sottofamiglia Carcininae[4].

Distribuzione

È il tipico granchio che vive in prossimità dei litorali, nativo del Mar Mediterraneo e facilmente reperibile in tutta Italia.

Specie affini

È molto simile al Carcinus maenas, e talvolta considerato come una sottospecie di questo piuttosto che una specie a sé stante. Le due specie si distinguono dalla parte frontale del carapace, in mezzo agli occhi, che è corto e dentellato nel c. maenas e lungo e liscio nel c. aestuarii. Inoltre i gonopodi del C. aestuarii sono dritti e paralleli, mentre quelli del C. maenas sono curvi[5]. Un’ulteriore analisi molecolare utilizzando il citocromo c ossidasi ha riscontrato differenze sostanziali tra le due specie, confermandone la differenziazione[6].

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Granchio melograno/Calappa granulata

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La calappa[1] (Calappa granulata (Linnaeus, 1758)) è un crostaceo decapode della famiglia Calappidae[2], conosciuto anche come granchio melograno.

Distribuzione e habitat

Reperibile nel Mar Mediterraneo su fondali mobili da 15 fino a 400 metri di profondità.

Descrizione

Carapace dalla forma tozza, convessa, giallo a chiazze rosse. Le grosse chele, dello stesso colore del corpo, si adattano alla parte superiore del carapace. Fino a 12 centimetri.

Biologia

Tipicamente infossato sotto la sabbia, da cui lascia sporgere soltanto gli occhi. Si nutre di molluschi.

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Granciporro atlantico/Cancer pagurus

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il granciporro atlantico[1] (Cancer pagurus Linnaeus, 1758) è un granchio marino appartenente alla famiglia Cancridae[2]. È un granchio robusto, di un colore marrone-rossiccio, che può misurare fino a trenta centimetri e raggiungere i 3 kg di peso. Si nasconde tra le rocce. È inattivo di giorno e si nasconde tra gli scogli, mentre è molto attivo di notte; si tratta di un predatore notturno. È uno dei granchi più pescati.

Descrizione

Il carapace è marrone-rossastro[3], tendente al violaceo negli esemplari giovani. Può presentare macchie bianche. Il margine frontale è diviso in 9 lobi arrotondati[4]. Il carapace misura in lunghezza di solito intorno ai 6 cm nei maschi e a 9,8 cm nelle femmine, anche se può raggiungere i 15[4]. In larghezza misura dai 15 ai 25 cm[5]. Le chele sono grandi e nere in punta[4][6]. Vive mediamente 25-30 anni[7].

Biologia

Comportamento

Gli esemplari adulti di C. pagurus sono notturni: rimangono nascosti nel substrato durante il giorno ed escono di notte per nutrirsi[8].

Alimentazione

Ha una dieta molto varia, che comprende sia altri granchi (Pilumnus hirtellus, Carcinus maenas) che molluschi (Nucella lapillus, Mytilus edulis, Littorina littorea) e crostacei decapodi appartenenti alla superfamiglia Galatheoidea (Pisidia longicornis, Galathea squamifera, Porcellana platycheles)[9].

Femmina con uova

Predatori

È spesso preda di polpi, che a volte sfruttano le nasse dove i granchi sono già intrappolati per catturarli[10].

Riproduzione

Durante l’inverno depone fino a 3.000.000 uova, trasportate dalla femmina[9]. La maturità sessuale viene raggiunta dalle femmine quando il carapace ha una larghezza di circa 12,7 cm e dai maschi quando ne misura 11[3].

Distribuzione e habitat

Si trova sulle coste di tutta l’Europa, nel mar Mediterraneo, dove non è però particolarmente comune[11], nel mare del Nord e nell’oceano Atlantico[12].

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Grongo/Conger conger

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il grongo[1] (Conger conger Linnaeus 1758), è un pesce osseo di mare appartenente alla famiglia Congridae.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

Diffuso nell’Oceano Atlantico, dalla Norvegia al Senegal, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero occidentale. Molto comune nei mari italiani, si incontra da profondità minime di pochi metri fino a 300 metri. Sono stati catturati esemplari anche ad oltre 1100 metri di profondità. Frequente tra gli scogli e nei relitti ma si può incontrare spesso anche su fondi mobili.

Descrizione

Ha l’aspetto tipico degli Anguilliformi con pinne dorsale, caudale ed anale unite simili a quelle di un’anguilla. Presenta una pelle liscia e senza scaglie. Gli occhi sono abbastanza piccoli e sono separati da un ampio spazio piatto. Muso allungato, bocca ampia (raggiunge il centro dell’occhio), dotata di due file di denti, con labbra grandi. La mascella è sporgente sulla mandibola. La pinna dorsale ha il suo inizio all’altezza dell’apice delle pinne pettorali. Le narici anteriori sono poste sulla cima di tentacoli che si trovano all’apice del muso.

Il colore è variabile, da beige a quasi nero (gli esemplari che vivono su fondi duri sono di solito più scuri) con ventre bianco. Una fila di macchiette bianche è allineata lungo la linea laterale. La pinna impari è bordata di nero. Questo pesce può raggiungere dimensioni gigantesche: fino a tre metri per 70 chilogrammi con un diametro del corpo pari a oltre 20 centimetri ma di solito non misura più di un metro. Le femmine sono molto più grandi dei maschi.

Comportamento

Il grongo ha abitudini simili alla murena: vive negli anfratti rocciosi dai quali esce di notte per cacciare. Una volta insediatosi in una tana è raro che si allontani da essa. È il tipico abitatore dei relitti posati su fondali sabbiosi o fangosi. Gli esemplari che vivono in ambienti sabbiosi privi di tane si infossano nel sedimento durante il giorno.

Alimentazione

Esclusivamente carnivoro, si ciba di invertebrati bentonici (è un grande cacciatore di polpi) e di pesci. Non disdegna i pesci morti.

Riproduzione

Un grongo nascosto tra le rocce

Avviene in estate. Pare che i gronghi si riproducano solamente in luoghi ben precisi (uno di questi è stato identificato in Sardegna[2], un altro tra Gibilterra e le Isole Azzorre[3]), a profondità superiori ai 500 metri. Le larve sono leptocefali.

Pesca

Si tratta di una comune cattura con i più svariati sistemi di pesca commerciale: palamiti, reti a strascico, reti da posta, etc. Le carni sono ottime anche se commercialmente considerate di poco valore e viene spesso smerciato (spellato) come palombo o altri pesci più pregiati. Si tratta di un ingrediente indispensabile per molte zuppe di pesce come il cacciucco alla livornese. È preda apprezzata dai pescatori sportivi per la tenace resistenza che oppone alla cattura. Si pesca spesso con la tecnica del surf casting di notte anche se tante catture avvengono di giorno.

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Grongo bicolore/Chlopsis bicolor

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Il grongo bicolore (Chlopsis bicolor) è un pesce di mare della famiglia Chlopsidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie ha probabilmente un’ampia distribuzione geografica nell’Oceano Atlantico tropicale e subtropicale ma, data la rarità, questo areale non è noto con certezza. È raro ma segnalato numerose volte in mar Mediterraneo, anche in acque italiane.
Vive a medie profondità, soprattutto nel piano circalitorale, tra 30 e 350 metri, su fondi fangosi.

Descrizione

Ha un aspetto generale simile a quello del grongo o degli altri angulliformi ed è completamente privo di pinne pettorali e di pinne ventrali. La mascella superiore sporge leggermente formando un muso arrotondato. L’apertura branchiale è piccola e coperta da un cappuccio di pelle.
Il colore è bruno nella parte superiore del corpo e bianco in quella inferiore, le due colorazioni sono separate nettamente all’altezza della linea laterale.
Misura fino a 40 cm.

Riproduzione

Nel mar Mediterraneo le uova, che sono pelagiche vengono deposte in agosto, la larva che se ne schiude è un leptocefalo.

Biologia

Passa quasi tutto il tempo infossato nel fango.

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Grongo delle Baleari/Ariosoma balearicum

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Ariosoma balearicum, conosciuto come grongo delle Baleari, è una specie di pesce anguilliforme della famiglia Congridae.

Rischio minimo

Habitat e distribuzione

Nonostante il nome derivi dall’area delle isole Baleari, questa specie di grongo è reperibile nell’Oceano Atlantico orientale, dal sud del Portogallo fino all’Angola, nel Mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico occidentale dalla Carolina del Nord fino al Golfo del Messico, nell’Oceano Indiano occidentale e nel Mar Rosso, su fondali mobili, tipicamente sabbiosi, fino a oltre 700 metri di profondità.

Descrizione

Corpo di forma allungata, tipica degli anguilliformi, di colore grigio-bruno, bocca piccola. Pinne pelviche assenti, pinna dorsale lungo tutto il corpo che inizia in corrispondenza delle pinne pettorali. Pinna dorsale e pinna anale con bordature nere. Fino a 50 centimetri.

Comportamento

È una specie tipicamente notturna, spesso reperibile infossata nella sabbia.

Alimentazione

Si nutre di altri pesci e di crostacei.

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Grongo nasuto/Gnathophis mystax

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Il grongo nasuto (Gnathophis mystax) è un pesce osseo di mare appartenente alla famiglia Congridae.

Distribuzione e habitat

Si incontra in tutto il mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra il Portogallo e le Canarie.
Popola fondi fangosi profondi dei piani circalitorale e batiale, ad una profondità compresa tra 100 ed 800 metri.

Descrizione

Simile al grongo comune ma nettamente più piccolo e ben riconoscibile per gli occhi molto più grandi ed il muso appuntito sporgente. I denti sporgono leggermente dalla bocca quando è chiusa; quest’ultima è ampia ed arriva più o meno al centro dell’occhio. Il corpo è piuttosto sottile, soprattutto nella regione della coda. La pinna dorsale è più lunga che nel grongo ed arriva all’altezza del centro della pinna pettorale. Pinne ventrali assenti.
Colore bruno chiaro sul dorso e bianco sul ventre. La pinna longitudinale ha un sottile bordo scuro. La parte caudale è di color nero.
Misura fino a 60 cm ma di solito non supera i 35 cm.

Alimentazione

Caccia all’agguato stando infossato nel fango. Le prede sono costituite da organismi bentonici e da piccoli pesci.

Riproduzione

Si riproduce tra la fine dell’estate e l’autunno. La larva è un leptocefalo.

Pesca

Si cattura con reti a strascico di profondità. Ha carni commestibili e di buona qualità ma non viene quasi mai commercializzato. Viene consumato fritto.

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Grugnitore a tre bande/Pomadasys stridens

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Pomadasys stridens (Forsskål, 1775), noto in italiano come grugnitore a tre bande o pesce porcellino, è un pesce osseo marino della famiglia Haemulidae.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

Questa specie ha un ampio areale che comprende le parti tropicali degli oceani Indiano e Pacifico, compreso il mar Rosso da cui è penetrato nel mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez (migrazione lessepsiana). Attualmente si incontra sulle coste dal Libano all’Egitto. È stato pescato un solo esemplare in acque italiane, a Savona nel 1969[1].

Vive su fondi sabbiosi a bassa profondità.

Descrizione

Ha forma generale simile a quella del grugnitore bastardo, ma è più slanciato, con occhi e bocca più grandi e pinna dorsale con incisione più profonda.

La colorazione è argentata con alcune strisce brune longitudinali. Una macchia scura è presente nella parte alta dell’opercolo branchiale.

Non supera i 25 cm di lunghezza.

Biologia

Vive in fitti banchi. Si nutre di invertebrati. Emette suoni simili a grugniti quando viene estratto dall’acqua.

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Grugnitore bastardo/Pomadasys incisus

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Il Pomadasys incisus (sinonimo: Pomadasys bennetti), noto in italiano come grugnitore bastardo, è un pesce osseo marino della famiglia Haemulidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

È presente nell’Oceano Atlantico orientale lungo le coste africane ed è stato trovato, piuttosto occasionalmente, nel mar Mediterraneo, dove è noto sia dal bacino occidentale (Algeria, Tunisia, Spagna e Francia meridionali) che da quello orientale (Egitto, isole greche, Medio Oriente). Nei mari italiani è raro, ma negli ultimi anni le segnalazioni si stanno moltiplicando, dal mar Tirreno settentrionale alle acque del sud Italia e nei mari del centro Italia stanno prendendo piede al posto delle marmore,[2][3]. Vive in acque piuttosto basse sia su sabbia che su roccia, più comune nelle zone di transizione tra i due fondali.

Descrizione

Appare a prima vista simile ai pesci della famiglia Sparidae come i pagelli, lo sparaglione o l’orata ma si può distinguere per la bocca molto piccola posta in basso, il profilo dorsale molto arcuato e quello ventrale molto più rettilineo, la pinna dorsale con un’incisione mediana che separa la parte spinosa da quella molle e la pinna anale corta. Il corpo ha brillanti riflessi argentei, è marrone chiaro o giallastro con talvolta macchie scure poco visibili. Le pinne hanno colore giallo chiaro. L’opercolo branchiale ha il margine scuro. Misura al massimo 50 cm ma di solito non supera i 30.

Biologia

Vive in fitti banchi. Si ciba di invertebrati bentonici.

Come molti componenti della famiglia può emettere suoni simili a grugniti quando estratto dall’acqua.

Pesca

Viene catturato occasionalmente con lenze e ssempre più frequentemente dalla spiaggia con pesca a fondo soprattutto nelle ore notturne o reti da posta, le carni sono commestibili.

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