Etologia e Tecniche di Pesca

Febbraio – Marzo

– Uscita Febbraio – Marzo

Cenni di biologia, comportamento e riproduzione

Tralasciando la descrizione morfologica che tutti noi conosciamo abbastanza bene, focalizziamoci soltanto su alcune caratteristiche fondamentali per comprendere, attraverso un ragionamento logico, le potenzialità di questo stupendo predatore. Partiamo col dire che la spigola (Dicentrarchus labrax) è una specie euritermica, ossia ha la capacità di tollerare variazioni di temperatura significative (da 5 a 28 °C), ed è anche eurialina, cioè si adatta a salinità variabili (dal 3‰ al 38‰), riuscendo così a vivere sia in mare aperto che in acque salmastre o dolci, spostandosi tra questi habitat seguendo il flusso delle maree. All’età di tre anni le spigole superano di norma i 500 g e a quattro possono già sfiorare 1 kg di peso.

I soggetti immaturi ed i sub-adulti formano usualmente dei branchi, mentre gli esemplari adulti di solito sono solitari o vivono a coppie fino al momento della riproduzione, periodo in cui tendono ad aggregarsi.

La fase riproduttiva negli esemplari sessualmente maturi (tra il 2° e 4° anno di vita) inizia nel periodo tra fine dicembre e metà febbraio, quando grandi masse di aria fredda investono le nostre coste e le forti perturbazioni, caratterizzate da bassa pressione, raffreddano le acque fino a una discreta profondità. Queste condizioni meteoclimatiche determinano, nella spigola, il così detto periodo di “frega”, che attira numerosi esemplari nel sotto costa alla ricerca di zone riparate, non troppo esposte alla forza delle correnti, dove possano ovideporre indisturbate garantendo così una buona probabilità di sopravvivenza ai futuri avannotti generati dalle uova.

Chiaramente la spigola proprio in questo periodo ha bisogno di alimentarsi in abbondanza sia per riuscire a ovideporre che anche per reintegrare le energie spese durante la riproduzione. I momenti di massima frenesia alimentare, di norma, coincidono con l’alba e le prime ora della giornata a cui vanno aggiunte le due ore prima e dopo il tramonto.

Calamenti e esche

Il calamento da impiegare in condizioni di scaduta o a mare mosso è sicuramente lo “short arm” nella versione rovesciata. Esso è costituito da un trave lungo 120 – 160 cm nel diametro dello 0.40/0.50 e da un bracciolo, posizionato su snodo alto, realizzato con uno spezzone in fluorocarbon del diametro di 0.30/0.40. La lunghezza del bracciolo è variabile in base all’energia delle onde, generalmente intorno ai 40 cm in condizione di mare mosso, e tra i 60-80 cm in condizione di scaduta o scaduta avanzata.

Gli ami più utilizzati per armare il bracciolo sono Aberdeen e Beck; la scelta della loro misura è legata al tipo di esca e di innesco, in genere dal 4 fino al numero 2/0.

Questa montatura può essere utilizzata anche per l’innesco del vivo, avendo magari l’accortezza di aumentare la lunghezza del bracciolo che consentirebbe all’esca di durare più a lungo. Lo short rovesciato infatti a differenza della “teleferica” elimina il rischio del ritorno dell’ esca sulla battigia.

La scelta delle esche è legata molto alla zona. Un consiglio è quello di usare sempre quelle che possano fare selezione, evitando così di uccidere o lasciare ami in bocca a pesci che devono ancora crescere.

Le esche da utilizzare sono svariate come pure la tipologia di innesco. Rientrano nelle tipologie selettive: cannolicchio, sarda e sardine, filetto di cefalo, seppia, calamaretti, occhio di canna, gambero, granchio, e per ultimo, ma non per efficacia, il pesce vivo come il muggine, occhiata, sarago, anguilla o salpa.

Lettura dello “Spot” e assetto di pesca

La spiaggia è un ambiente molto complicato da affrontare poichè spesso e volentieri si presenta ai nostri occhi sprovvista di punti di riferimento. Inoltre la morfologia del fondale sabbioso è in continuo mutamento a causa delle correnti marine, motivo per cui conoscere a fondo i luoghi dove andiamo a pescare è di fondamentale importanza.

Riuscire a localizzare una secca in condizioni di mare mosso o scaduta è abbastanza semplice, poiché quando l’onda la incontra tende a schiumare e a frangersi su di essa. Quindi nel caso in cui ci trovassimo di fronte a una buca e a una secca vicine, vedremo l’acqua in superficie abbastanza”piatta” e le onde frangersi sempre quando arrivano sulla secca. Diversamente, una zona costituita da fondale alto costeggiata su entrambi i lati da fondali bassi è definita “canalone”, a differenza della buca, riusciremo a notarla perché pur essendo caratterizzata da mare più calmo in superficie, avrà delle zone con onde ricche di schiuma sia alla sua destra che alla sua sinistra.

Il punto migliore dove lanciare le esche quindi sono le fasce di risalita tra una secca e una buca e i canaloni. Questi ultimi sono caratterizzati da corrente piuttosto sostenuta che produce importanti rigiri con conseguente accumulo di organismi e pesce foraggio di cui la spigola si nutre.

Buche e canaloni possono trovarsi a 15 come a 60 metri dalla battigia e dipende unicamente dal tipo di spiaggia in questione.

Ciò premesso, il primo punto da chiarire una volta scelto lo spot è il posizionamento delle canne. Quindi occorre individuare un tratto di almeno 50 metri dove andare a posizionare i picchetti. Nel caso di una piccola cala la posizione centrale è quasi sempre azzeccata, facendo ovviamente attenzione ai canali di reflusso, a volte decentrati, quindi laterali. Su un arenile esteso, invece, possiamo quindi scegliere se piazzarci frontalmente a un canale parallelo alla battigia, o in alternativa (se si riesce a distinguerlo) davanti a uno o più perpendicolari. Una volta innescati gli ami e lanciate le insidie non ci rimane altro che sederci e osservare con speranza le cime in attesa di un’energica spiombata.

La ricerca della spigola invernale rimane per i veri appassionati tra le tecniche più affascinanti.

Il combattimento rimane sempre una fase emozionante; sentire di avere in canna una preda di cui si percepiscono subito le dimensioni e avvertire la corrente che dà vigore al pesce.. che tenta un’ultima fuga tra la schiuma prima di superare il gradino di risacca… sono immagini ed emozioni che rimarranno indelebili nella mente di chi le ha vissute.

Etologia e Tecniche di Pesca

Gennaio – Febbraio

– Uscita Gennaio / Febbraio –

Salve amici,
Mi chiamo Mario Magnano, agronomo naturalista con una sana passione per la pesca sportiva.
Da oltre 25 anni mi dedico regolarmente al surfcasting e PAF, più di recente allo spinning in mare e acque interne.
Grazie allo staff di Pesc’amore, avrò l’opportunità di pubblicare degli articoli relativi ai miei studi, esperienze e impressioni circa l’etologia, la tecnica, le attrezzature e le esche idonee ad insidiare i diversi predatori che stagionalmente abbiamo la possibilità di ritrovarci a tiro di canna.
Il mio primo articolo riguarderà il surfcasting alla spigola in condizioni di scaduta.
A presto da …..

Mario Magnano