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Balenottera comune/Balaenoptera physalus

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La balenottera comune è una specie della famiglia Balaenopteridae dell’ordine Cetacea (Cetacei).

Vulnerabile[1]

Descrizione

Dimensioni di B. physalus paragonate a quelle dell’uomo.

La balenottera comune è il secondo animale del pianeta per dimensioni, dopo la balenottera azzurra. Si sa che può raggiungere e superare i 26 m, anche se la lunghezza media è molto inferiore. Gli animali dell’emisfero boreale sono normalmente di 1-1,5 m più corti di quelli dell’emisfero australe e alcuni autori ritengono che si tratti di sottospecie distinte. È facilmente confusa con la balenottera boreale o con la balenottera azzurra o nei tropici con la balenottera di Eden. Un elemento essenziale per riconoscere la balenottera comune a distanza ravvicinata è la pigmentazione asimmetrica della testa: sul lato destro, il labbro inferiore, la cavità orale e alcuni dei fanoni sono bianchi, mentre il lato sinistro è grigio uniforme. Quando nuota proprio sotto la superficie è spesso chiaramente visibile il labbro bianco, che può tuttavia essere confuso con la pinna pettorale bianca di una megattera. Un tempo una delle balenottere più comuni, presenta oggi popolazioni seriamente compromesse dalla caccia baleniera.

  • Lunghezza: 18–25 m
  • Peso: 30-80 tonnellate

Comportamento

Non evita né si avvicina alle barche. È quasi impossibile valutare quando emergerà o si allontanerà: può essere difficile osservarla da vicino. Il tipo di emersione varia a seconda che stia nuotando in superficie oppure stia emergendo da un’immersione profonda. Soffia tipicamente da 2 a 5 volte, a intervalli di 10 o 20 secondi, prima di immergersi per 5-15 minuti (anche se può restare immersa più a lungo). Si immerge sino a profondità di almeno 230 m. La pigmentazione asimmetrica può essere legata al modo in cui la balena nuota sul lato destro mentre si nutre. Talora salta completamente fuori dall’acqua. È una nuotatrice veloce, capace di raggiungere velocità di 30 km/h. Si vede più spesso di altre balenottere in piccoli gruppi.

Alimentazione

La dieta della Balenottera comune è piuttosto varia. Le componenti principali sono: krill, pesci e piccoli cefalopodi, ma varia a seconda della distribuzione (emisfero boreale, australe o Mediterraneo). La tecnica di caccia è particolare: si avvicina a notevole velocità ad un banco di pesci per buttarsi nel punto in cui questo è più fitto. Quindi, distendendo la regione golare, che può anche raddoppiare il diametro della parte anteriore del corpo, ingoia acqua e pesci.

Distribuzione

Balenottera comune al largo della costa ligure

Più comune nell’emisfero australe, meno comune nei tropici. Giunge nelle acque polari, ma meno frequentemente della balenottera azzurra o della balenottera minore. Nel Mediterraneo si trovano normalmente solo le balenottere comuni. Ci sono probabilmente tre popolazioni isolate: nel Nord Atlantico, nel Nord Pacifico e nell’emisfero meridionale. Alcune popolazioni migrano verso basse latitudini, con acque relativamente calde, in inverno e verso latitudini più elevate, con acque più fredde, in estate, anche se gli spostamenti sono meno prevedibili che in altri cetacei di grandi dimensioni. Certe popolazioni di basse latitudini, come quelle del Golfo di California (Baia di Cortez), in Messico, sembrano essere stanziali. Si trova normalmente al largo, ma la si vede anche sottocosta là dove l’acqua ha profondità sufficiente.

Conservazione

La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera Balaenoptera physalus una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.

Esposizione

in Italia, uno scheletro di Balenottera comune è conservato presso il Museo di storia naturale dell’Università di Pisa, che ospita la più grande collezione di scheletri di cetacei del paese, al Museo di Storia Naturale Accademia dei Fisiocritici di Siena e al MUSE di Trento[2].

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Barracuda Grande/Sphyraena barracuda

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Il grande barracuda (Sphyraena barracuda) è un pesce d’acqua salata della famiglia degli Sphyraenidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Vive nelle acque tropicali e subtropicali di tutti gli oceani.
Gli esemplari giovani vivono nelle acque basse costiere, prevalentemente tra le mangrovie e le scogliere. Gli adulti vivono pressoché ovunque, dai porti, alle baie alle acque pelagiche.

Descrizione

Un barracuda a Cozumel

Il corpo è fusiforme, estremamente allungato, con dorso e ventre orizzontali, leggermente obliqui verso il lungo e potente peduncolo caudale. La testa è affusolata, con due potenti mascelle fornite di denti aguzzi. Le pinne sono corte e appuntite, la coda è larga e fortemente forcuta.
La livrea è argentea, con molte strisce scure verticali lungo i fianchi, e pinne brune.
Tra i barracuda è quello di maggiore taglia potendo raggiungere 1,8 e raramente i 2 m di lunghezza, e peso sino a 50 kg.

Prede e predatori

Si nutre prevalentemente di pesci e di calamari.
Nelle fasi giovanili è preda della Lampuga.

Pesca

Il grande barracuda è commestibile, ma pescato prevalentemente a scopo di sussitenza dalle popolazioni costiere locali. Ha provocato numerosi casi di ciguatera.

Acquariofilia

Questo pesce è spesso ospite, come altri suoi congeneri, in acquari pubblici.

Pericolosità per l’uomo

Gli attacchi agli esseri umani sono documentati ma sono rari, effettuati di solito con un rapido morso che provoca seri danni, ma raramente risulta mortale per la vittima.
Si pensa che l’attacco sia provocato dallo scintillare di oggetti metallici (collane, bracciali, coltelli da sub) che i barracuda scambierebbero per pesce azzurro.

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Barracuda/Sphyraenidae

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La famiglia Sphyraenidae comprende 26 specie di pesci carnivori riuniti nell’unico genere Sphyraena, comunemente conosciuti come Barracuda ed appartenenti all’ordine Perciformes.

Distribuzione e habitat

I barracuda popolano tutti i mari tropicali, in particolare il Mar dei Caraibi ma sono presenti anche nell’Atlantico occidentale, nel Mar Mediterraneo[1] e nel Mar Rosso.

Descrizione

Corpo molto allungato, testa anch’essa allungata, provvista di grandi occhi e forti mascelle, con due file di denti sporgenti e affilati. La mascella superiore non è protrattile, come invece nella maggioranza dei pesci. Sul dorso sono presenti pinne dorsali, la coda è fortemente forcuta. La linea laterale è molto sviluppata. La pelle è ricoperta da piccole scaglie lisce. La livrea è bianco argentea, con linee brune laterali. Le dimensioni variano dai 45 cm delle specie minori sino a 1,80 metri (Sphyraena barracuda).

Bocca e denti di una Sphyraena sphyraena

Particolare della testa di una Sphyraena barracuda

Alimentazione

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I barracuda hanno una meritata reputazione di predatori insaziabili e feroci. Sebbene la loro dieta vari secondo l’habitat, le loro prede più frequenti sono pesci e cefalopodi, e talora perfino i loro stessi piccoli. Il barracuda inizia il suo attacco investendo la sua preda a gran velocità, grazie al suo corpo allungato e idrodinamico. Inoltre la sua vista molto acuta gli permette di cacciare dove le acque sono più torbide. Si dice che, quando hanno raggruppato le prede, le riuniscano in un nutrito banco per aumentare l’efficacia dell’operazione.

Gli adulti prediligono le acque profonde, mentre i giovani popolano le aree costiere e i fondali sabbiosi poco profondi. Nuotano e cacciano formando piccole bande, fatto non usuale in altre specie di predatori. Quelli di maggiori dimensioni, invece, usano cacciare in solitario.

Riproduzione

Nella stagione della riproduzione i barracuda si aggregano in branchi molto numerosi.

La specie mediterranea si riproduce tra settembre e aprile, período nel quale le femmine depositano le loro uova in acque poco profonde delle zone costiere. Le più giovani producono sino a 5.000 uova, mentre gli esemplari adulti possono depositarne sino a 300.000.

Gli avannotti iniziano a cacciare immediatamente dopo la nascita.

Rapporti con l’uomo

Sono stati riportati casi di attacchi dei barracuda di grande taglia ai danni di pescatori subacquei. Generalmente questi animali sono attratti molto da gioielli che nell’acqua riflettono la luce solare quali collane o braccialetti.

Il gran barracuda, la specie di maggiori dimensioni e la più conosciuta, può causare avvelenamenti da ciguatera, il che ne fa una specie poco ricercata dai pescatori, pur essendo una preda molto popolare nella pesca sportiva.

Specie

Il genere Sphyraena comprende le seguenti specie:

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Barracuda boccagialla/Sphyraena viridensis

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Sphyraena viridensis, conosciuto comunemente come barracuda boccagialla o come barracuda mediterraneo, è una specie di pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Sphyraenidae.

Distribuzione e habitat

La Sphyraena viridensis un tempo era circoscritta in un ristretto bacino dell’Atlantico orientale (Capo Verde, Canarie e Azzorre).
Negli ultimi dieci anni si è avuto un crescente numero di segnalazioni della sua presenza nel bacino del Mediterraneo. L’innalzamento della temperatura delle acque del mare nostrum (meridionalizzazione del Mediterraneo) ha infatti creato un ambiente ideale per la specie, che si è velocemente diffusa al punto da venire ormai comunemente indicata come barracuda del Mediterraneo, confondendolo sovente con l’unico altro sfirenide presente nelle nostre acque, il luccio di mare (Sphyraena sphyraena), dal quale però lo differenziano il preopercolo privo di squame, le caratteristiche bande verticali e le dimensioni decisamente maggiori.
Vive generalmente al largo (è un pesce pelagico) ma si può avvicinare soprattutto alle isole ed ai promontori, presso scogli a picco e coste alte e rocciose. Vive fino a 100 metri di profondità.

Descrizione

Alcuni esemplari

Ha un corpo molto allungato, di colorazione grigio-bluastra sul dorso e bianco-argentea sul ventre, con caratteristiche bande trasversali scure. Il muso è lungo e appuntito, con la mandibola più lunga della mascella; la bocca è armata di denti molto aguzzi e leggermente ricurvi, presenti anche sul palato. Ha due pinne dorsali, molto distanziate tra loro e la caudale è nettamente incisa e appuntita.

Può raggiungere la lunghezza di 1,30 m. Il peso medio è compreso tra 1 e 3 kg ma alcuni esemplari, specie nell’Atlantico, possono raggiungere i 10–12 kg.

Esemplari del Mediterraneo (Isole Medas).

Questa specie e la Sphyraena sphyraena sono state confuse per anni anche dagli ittiologi per cui non si conoscono bene le differenze tra le due. L’unico metodo certo di distinzione è nel preopercolo, nudo in questa specie e coperto di scaglie nella Sphyraena sphyraena.

Biologia

Comportamento

Tende a muoversi in gruppi numerosi.

Alimentazione

È un carnivoro, che si nutre prevalentemente di pesci, cefalopodi e crostacei.

Riproduzione

La deposizione delle uova avviene a fine primavera o inizio dell’estate.
Gli avannotti ricercano ambienti tranquilli e ricchi di alimenti come le foci dei fiumi o le insenature costiere; raggiunti i 5 cm di lunghezza raggiungono il mare aperto.

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Barracuda europeo/Luccio di mare/Sphyraena sphyraena

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Il barracuda europeo o più comunemente noto come luccio di mare (Sphyraena sphyraena Linnaeus, 1758) è un pesce di mare appartenente al genere Sphyraena.

Habitat e distribuzione

È diffuso, oltre che nell’intero mar Mediterraneo, sulla costa atlantica dal Golfo di Guascogna a tutta la costa africana fino all’Angola, oltre che nel Mar Nero.
È una specie pelagica che vive nell’acqua libera, di solito vicino alla costa e nei pressi di fondi sabbiosi mentre l’affine e molto simile barracuda mediterraneo vive in genere più al largo e nei pressi di isole e scogli.

Descrizione

Estremamente simile al barracuda boccagialla, da cui lo distingue la livrea priva di striature azzurre oblique sui fianchi (se presenti sono poco visibili mentre in S.viridensis sono sempre nette) e la taglia molto inferiore (1 m al massimo in casi eccezionali). Questa specie e la Sphyraena viridensis sono state confuse per anni anche dagli ittiologi per cui non si conoscono bene le differenze tra le due. L’unico metodo certo di distinzione è nel preopercolo, squamoso in questa specie e nudo nella Sphyraena viridensis.

Alimentazione

Piscivora. Le prede più frequenti sono sardine, acciughe e latterini.

Riproduzione

Primaverile-estiva. I giovani hanno fasce scure verticali che scompaiono ad una lunghezza di 30 mm circa.

Pesca

Occasionale da parte dei pescatori professionisti con le reti e da pescatori sportivi soprattutto con la tecnica della traina e dello spinning. Le carni sono buone.

Barracudina comune/Paralepis speciosa

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La Paralepis speciosa noto in italiano come barracudina comune, è un pesce osseo marino della famiglia Paralepididae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie, poco nota, pare endemica del mar Mediterraneo dove è presente, non comune, anche in tutti i mari italiani, compreso il mar Adriatico meridionale. Vive in acque profonde fino a 1000 metri, ha abitudini pelagiche ma si trattiene piuttosto vicino al fondale.

Descrizione

Ha l’aspetto tipico dei Paralepididae , allungato, compresso ai lati, con muso appuntito e con pinne ventrali e pinne pari piuttosto arretrate. La bocca è ampia ed armata di denti acuti e robusti, alcuni dei quali sono impiantati sull’osso premascellare. Gli occhi sono grandi e rotondi. Le piccole pinne ventrali sono impiantate sulla verticale della pinna dorsale. È presente una piccola pinna adiposa; la pinna anale è lunga. La pinna caudale è forcuta e i due lobi sono appuntiti. Il corpo è ricoperto di scaglie molto piccole e argentate, che cadono facilmente al minimo contatto. Il colore dell’animale integro è argenteo brillante con riflessi iridescenti nella parte inferiore e 7-10 larghe macchie brunastre di forma rotondeggiante sui fianchi. Le pinne sono azzurrognole, trasparenti. Misura fino a 12 cm.

Biologia

Vive in banchi in cui gli individui stanno con la testa rivolte verso l’alto.

Alimentazione

Si ciba di organismi planctonici, soprattutto crostacei eufausiacei.

Pesca

Si cattura solo occasionalmente con i retini da plancton. Molto raramente può finire nelle reti da circuizione o nelle reti a strascico. Le carni hanno un buon sapore ma non si trovano in commercio.

Specie affini

Il barracudina coregonoide (Paralepis coregonoides, Risso, 1820) è molto simile al barracudina da cui si distingue per avere i denti molto più piccoli e per avere un solo dente più grande sulla punta del premascellare o per non averne affatto (in P. speciosa ce ne sono almeno due). Raggiunge i 25 cm. Si trova con varie sottospecie nel Mediterraneo e nel nord Atlantico sia sulle coste americane che su quelle dell’Europa. Nei mari italiani è più comune del barracudina. Supera i 1000 metri di profondità.

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Barracudina sfirenoide/Lestidiops sphyraenoides

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Il Lestidiops sphyraenoides noto in italiano come barracudina sfirenoide, è un pesce osseo marino della famiglia Paralepididae.

Distribuzione e habitat

Questa specie è presente nell’Oceano Atlantico orientale e nel mar Mediterraneo, compresi i mari italiani, dove è comune solo nel mar Ligure e nello stretto di Messina. Vive in acque profonde fino a 1000 metri ed ha abitudini pelagiche.

Descrizione

Ha l’aspetto tipico dei Paralepididae, alla cui descrizione generale si rimanda, allungato, compresso ai lati, con muso appuntito e con pinne ventrali e pinne pari piuttosto arretrate. I denti sono su due file e abbastanza grandi. Si distingue dai paralepididi degli altri generi mediterranei perché le pinne ventrali sono più in avanti della pinna dorsale. Il corpo è molto più sottile che nel barracudina comune. La linea laterale è ricoperta da una serie di scaglie, mentre il resto del corpo è nudo. Il colore è argenteo. Misura fino a quasi 30 cm.

Biologia

Vive in banchi in cui gli individui stanno con la testa rivolte verso l’alto. Non sopravvive a temperature più alte di 20°; d’inverno spesso risale in superficie in cerca di acque più fresche e talvolta viene gettato sulle spiagge dalle tempeste.

Alimentazione

Si ciba di organismi planctonici e di larve di pesci.

Riproduzione

Avviene durante tutto l’anno. I giovanili sono privi di pinna anale.

Pesca

Talvolta finisce nelle reti da circuizione per le sardine quando dotate di una luce forte con scopi attrattivi, oltre che nei retini da plancton per uso scientifico. Non finisce mai sui mercati ittici, anche se le sue carni sono buone.

Specie affini

Il Lestidiops jayakari pseudosphyraenoides (Ege, 1918) è una specie quasi ignota, molto simile al barracudina sfirenoide da cui si distingue solo per il numero minore di vertebre. Questa specie, di cui non si sono mai trovati esemplari mediterranei adulti, è presente anche nell’Oceano Atlantico con varie sottospecie. Nel Mediterraneo è più comune nella parte orientale; sopporta acque più calde che L. sphyraenoides. Non si sa nulla della sua biologia.

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Batofilo nero/Bathophilus nigerrimus

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Il batofilo nero (Bathophilus nigerrimus) è un pesce abissale della famiglia Stomiidae.

Distribuzione e habitat

È presente nell’Oceano Atlantico e nel mar Mediterraneo. Nei mari italiani è molto raro; è stato catturato nello Stretto di Messina e nei pressi dell’isola di Montecristo.
Vive in acque profonde, di solito si ritrova sui 500 m di profondità ma è stato pescato anche in superficie. Ha abitudini pelagiche di profondità.

Descrizione

Questo pesce ha un aspetto che può essere definito solo come mostruoso. Ha una sagoma piuttosto tozza ed a sezione quasi cilindrica. La bocca è grandissima e fornita di lunghi denti acuminati disposti anche sul palato e sulla lingua mentre gli occhi sono piccoli. Sotto il mento c’è un barbiglio sottile lungo circa il doppio del corpo (non visibile nell’immagine). La pinna dorsale e la pinna anale sono ampie, opposte ed inserite molto indietro. La pinna caudale è biloba e piuttosto piccola. Le pinne pettorali sono grandi ed i loro raggi sono in gran parte liberi, alcuni terminano con un fotoforo. Le pinne ventrali sono grandi e curiosamente inserite al centro del corpo, equidistanti da dorso e ventre. Numerosi piccoli fotofori sono allineati sul ventre ed altri sono sparsi su tutto il corpo; uno più grande è posto tra l’occhio e la mandibola. Quando è vivo l’intero l’animale brilla di una diffusa, debole luce.
Il colore è nero volaceo oscuro, talvolta tendente al marrone.
Raggiunge i 12 cm.

Alimentazione

Si ciba di pesci (soprattutto pesci lanterna) ed è molto vorace.

Riproduzione

La riproduzione avviene in primavera con la deposizione di uova pelagiche. Le larve sono molto diverse dagli adulti, hanno pinne molto ampie e sono trasparenti.

Pesca

Rarissima e del tutto occasionale, soprattutto con retini da plancton.

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Bavosa adriatica/Microlipophrys adriaticus

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La bavosa adriatica (Microlipophrys adriaticus (Steindachner & Kolombatovic, 1883)) è un piccolo pesce di mare appartenente alla famiglia Blenniidae endemico del mar Adriatico.

Distribuzione e habitat

È una specie endemica del mar Adriatico (dove è comune), del mar Nero e del mar di Marmara. Qualche segnalazione anche dal mar Egeo settentrionale e dal Mar Ionio[1].

Le sue abitudini sono simili a quelle di altri blennidi costieri, vive in acque molto basse su fondi rocciosi luminosi fno ad una profondità massima di circa 2 metri. Essendo stenoalina non si spinge mai in acque salmastre.

Descrizione

Priva, come tutti i Lipophrys, di tentacoli sopraorbitari. Il profilo del capo è subverticale. Si riconosce agevolmente dalla livrea che, unico fra i blennidi mediterranei, ha ventre e parte inferiore dei fianchi completamente bianchi. Sul dorso il colore e brunastro o grigiastro con 6-7 fasce scure che poi lungo i fianchi vanno a formare una banda centrale continua, al di sotto della quale ha inizio il bianco del ventre. Due fasce verticali brune sulle guance ed un’altra, uguale, alla base della pinna pettorale. Il maschio nel periodo riproduttivo ha testa con maschera nera e guance gialle come in altri Lipophrys.

Normalmente misura sui 4 cm, ma può raggiungere i 5.

Biologia

Alimentazione

Basata su Crostacei Cirripedi dei generi Balanus e Chtamalus, ma si nutre anche di alghe e detriti[2].

Riproduzione

Simile a quella degli altri Blenniidae.

Biogeografia

Questa specie fa parte del contingente di specie a distribuzione adriatico-pontica di cui i più noti sono gli storioni come Acipenser sturio o Acipenser naccarii e le lamprede. Mentre queste specie hanno abitudini in genere eurialine la Bavosa adriatica è una specie limitata alle acque marine e non tollera sbalzi di salinità.

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Bavosa capone/Lipophrys trigloides

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La bavosa capone (Lipophrys trigloides) è un pesce di mare della famiglia Blenniidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie è comune nel mar Mediterraneo e sulle coste italiane. È diffusa anche nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna e le isole Canarie. Manca nel mar Nero.

È un pesce strettamente costiero e non scende mai a più di 1 m di profondità; vive tra gli scogli e le alghe, spesso nella zona di marea.

Descrizione

Questa specie è del tutto priva di tentacoli sopraorbitari ma ha un tentacolo nasale sfrangiato in vari filamenti. La fronte è particolarmente ripida, la testa molto grande e gli occhi sporgenti le danno un’aria molto particolare ed inconfondibile, con un profilo non dissimile a quello di una gallinella.

La livrea è variabile, su fondo brunastro pallido marmorizzato e striato di scuro. In estate i riproduttori hanno un orlo rosso vivo alla pinna anale. Spesso la livrea è piuttosto simile a quella degli esemplari di bavosa galletto viventi nello stesso ambiente, riconoscibili a colpo d’occhio per la diversa forma della testa.

La taglia raggiunge i 10 cm.

Riproduzione

Avviene in primavera. Le larve hanno pinne pettorali giallo vivo con fitti puntini neri; fanno vita pelagica.

Alimentazione

Carnivora basata su Crostacei.

Biologia

Molto sospettosa, si rifugia in una cavità non appena disturbata. Come la bavosa galletto questa specie esce frequentemente dall’acqua nelle notti estive, può restarvi senza danni fino a 10 ore.

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Bavosa guance gialle/Lipophrys canevae

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La bavosa guance gialle (Lipophrys canevae) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Blenniidae.

Descrizione

Priva di tentacoli sopraorbitari. La livrea è a base grigia o beige con numerosi punti scuri (di solito rosso-ruggine) che confluiscono in strisce longitudinali nella parte posteriore del corpo. Il maschio, come molte specie simili, presenta una livrea nuziale con maschera facciale nera su sfondo giallo.

Raggiunge 7 cm di lunghezza totale.

Muso di una femmina

Muso di un maschio in livrea riproduttiva

Riproduzione

Simile a quella delle specie congeneri ed ai Blenniidae in generale.

Biologia

Specie schiva che si intana facilmente lasciando però fuori la testa.

Acquariofilia

È una specie che si adatta bene alla vita in acquario, molto ricercata dagli appassionati.

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 ( Bavosa ) Blenniidae

La famiglia Blenniidae comprende 53 generi per complessive 345 specie.[4

Elenco delle specie

Qui…..

Bavosa africana/Parablennius pilicornis

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La bavosa africana (Parablennius pilicornis) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Blenniidae.

Distribuzione e habitat

Questo blennide ha una distribuzione di tipo anfiatlantico, ovvero su entrambi i lati dell’Oceano Atlantico. Sul lato americano è diffuso tra la Florida ed il Brasile mentre ad est si trova lungo le coste africane e nel mar Mediterraneo occidentale dove è segnalato nel golfo del Leone, in Spagna, Algeria e Marocco. Recentissima la segnalazione in acque italiane. Questa specie tropicale ha colonizzato stabilmente il mar Mediterraneo, dove è in netta espansione, solo da pochi anni, si suppone a causa della tropicalizzazione di questo mare.

Vive in acque basse su fondi scogliosi ricchi di alghe.

Descrizione

Questa specie è abbastanza facilmente confondibile con altri membri del Genere. Ha tentacoli sopraorbitari di solito con 4 filamenti, tutti uguali nella femmina mentre nel maschio il primo è un po’ più lungo.

La livrea è estremamente variabile: i maschi sono molto scuri con una macchia all’estremità anteriore della pinna dorsale, mentre altri individui possono essere completamente giallo oro o biancastri con una banda nera longitudinale (distinguibili da Parablennius rouxi poiché c’è un’altra linea nera longitudinale subito sotto la pinna dorsale).

La livrea più comune è bruna con macchie e fasce scure sui fianchi a formare una serie di disegni a forma di “H” sui fianchi. Sono comunque sempre presenti dei disegni chiari a “nido d’ape” sulle guance. Una carrellata di colorazioni che questa specie può assumere sono presentate nella galleria qui sotto.

Riproduzione

Si riproduce in estate con modalità simili a quelle degli altri Blenniidae.

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Bavosa cervina/Parablennius zvonimiri

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La bavosa cervina (Parablennius zvonimiri) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Blenniidae.

Descrizione e habitat

Endemica del mar Mediterraneo e del mar Nero.

Vive in ambienti scogliosi ricchi di rifugi e di vegetazione preferendo ambienti ombreggiati a profondità di almeno 1 metro.

Descrizione

Estremamente simile a Parablennius incognitus con la quale è stata certamente confusa complicando non poco lo studio di queste specie. I tentacoli sopraorbitari sono suddivisi in 4-8 filamenti, divisi fin dalla base di cui il primo più lungo e più spesso. Entrambe le narici portano tentacoli, la posteriore ne ha uno singolo, l’anteriore ne porta uno suddiviso di solito in 3 parti. Tutta la testa è cosparsa di piccoli tentacoli in forma di peli, tuttavia lo sviluppo di queste appendici è molto variabile.

La livrea è variabilissima, in genere sui toni del bruno con macchiette e puntini diversi da individuo ad individuo, sono sempre presenti una macchia più scura, di solito ben definita alla base della pinna caudale ed una serie di macchiette bianche sul dorso, intervallate a striature scure. Il maschio riproduttore ha tinte molto più uniformi, spesso vivaci e tentacoli molto più sviluppati.

Raggiunge gli 8 cm.

Riproduzione

Simile a quella di Parablennius incognitus a cui si rimanda.

Acquariofilia

È considerata una specie facile da allevare in acquario.

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Bavosa cornuta/Parablennius tentacularis

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La bavosa cornuta (Parablennius tentacularis) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Blenniidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie, oltre che nel mar Mediterraneo occidentale e nel mar Nero vive nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna a nord ed un punto imprecisato della costa africana a sud.

Vive soprattutto tra gli scogli ricchi di sedimento, o anche tra le posidonie, sempre a profondità non superiori ai 10 metri.

Descrizione

I tentacoli sopraorbitari sono molto lunghi (soprattutto nei maschi), carnosi e con alcune brevi ramificazioni sul lato posteriore; vengono spesso tenuti rivolti in avanti. La pinna dorsale non è incisa.

La livrea è variabile ma comunque ci sono delle ornamentazioni scure sui fianchi con andamento a “zig zag”, all’estremità superiore della pinna dorsale spesso è presente una macchia scura.

Alimentazione

Basata su piccoli Crostacei.

Riproduzione

Avviene nella tarda primavera.

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Bavosa cornuta maggiore/Hypleurochilus bananensis

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La bavosa cornuta maggiore (Hypleurochilus bananensis) è un pesce di mare appartenente alla Famiglia dei Blenniidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie sembra limitata alle acque tropicali e subtropicali dell’Oceano Atlantico orientale, Mar Mediterraneo compreso. È stata segnalata in Congo, Togo e Camerun e, in Mediterraneo, in Israele, Algeria, Tunisia e sulle coste italiane[2]. Questa bavosa è apparentemente molto rara dappertutto anche se, probabilmente, viene spesso confusa con altre specie meno rare. In Italia, recentemente è stata segnalata solamente nel Tirreno Centrale e nello Ionio Settentrionale[3].

Vive a profondità bassissime su fondali rocciosi.

Descrizione

Questo pesce è facilmente confondibile con altre specie di blennidi anche se ha alcuni caratteri che la rendono identificabile con assoluta certezza:

  • tentacoli nasali con 4-6 filamenti
  • tentacoli sopraorbitari con 10-12 filamenti disposti a ciuffo di cui uno molto più lungo degli altri
  • fossetta dietro agli occhi seguita da una cresta di tubercoli
  • labbro superiore spesso
  • denti caniniformi di grandi dimensioni
  • pinna dorsale con leggera intaccatura centrale.
  • il maschio, durante il periodo riproduttivo, presenta i primi due raggi della pinna anale modificati a formare due grosse ghiandole a forma di clava, di colore scuro.

La livrea è brunastra con 3-5 barre scure verticali che si estendono alla parte inferiore della pinna dorsale, più vistose nella metà superiore del corpo. Le pinne pari sono coperte di macchiette scure a formare strie irregolari, soprattutto sulla pinna caudale.

Non supera i 12 cm[4].

Il dimorfismo sessuale è molto accentuato, soprattutto durante il periodo riproduttivo: i maschi raggiungono dimensioni superiori rispetto alle femmine, hanno il ramo principale dei tentacoli oculari enormemente sviluppato e acquisiscono una livrea dai colori vivaci, soprattutto tendenti al blu (regione cefalica in particolare)[5].

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Bavosa sanguigna/Parablennius sanguinolentus

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Parablennius sanguinolentus (noto in italiano come bavosa sanguigna) è un pesce marino della famiglia dei Blenniidae.

Habitat e distribuzione

È diffuso nel Mar Mediterraneo, soprattutto nel bacino occidentale, nelmar Nero) e nell’Oceano Atlantico orientale dal Golfo di Guascogna al Marocco. Comune nei mari d’Italia.
Vive a profondità raramente superiori al metro, in zone rocciose riparate.

Descrizione

Specie con tentacoli sopraorbitali molto brevi, palmati ed a forma di ventaglio. La forma generale del corpo ricorda la bavosa ruggine ma ha testa meno massiccia.
Agevolmente riconoscibile per la livrea beige (variabile) costantemente macchiettata di punti neri o scuri e per le linee radiali che si dipartono dall’occhio in basso.
Può raggiungere 20 cm di lunghezza (recenti studi svolti nel mediterraneo hanno evidenziato la presenza di esemplari di maggiori dimensioni, anche 30 cm, ma si tratta di casi molto rari che riguardano gli esemplari di sesso femminile).

Alimentazione

Questa specie si ciba quasi esclusivamente di alghe.

Riproduzione

Le uova vengono deposte all’inizio dell’estate in una fessura e vengono poi guardate dal maschio.

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Bavosa occhiuta/Blennius ocellaris

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La bavosa occhiuta (Blennius ocellaris Linneaus, 1758) è un pesce osseo marino della famiglia Blenniidae.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

Questo pesce è diffuso nell’Oceano Atlantico orientale, dall’Inghilterra, al Marocco, nel Mar Mediterraneo, dove è comune, e nel Mar Nero (raro)[1].

Si incontra di solito su fondali duri, spesso ricoperti da un manto di sedimento. Si tratta dell’unica specie mediterranea di Blenniidae a non vivere in ambienti strettamente litorali: si incontra normalmente tra 30 e 100 metri di profondità[2], eccezionalmente tra 10 e 450 metri. I giovanili sono costieri e si possono trovare in acque basse[3]

Descrizione

Rispetto agli altri blennidi mediterranei questa specie ha corpo più tozzo, alto e compresso lateralmente, con una testa grande a profilo frontale quasi verticale. La bocca è relativamente ampia, armata di piccoli denti. Sulla testa si trovano due tentacoli sopraorbitali ramificati, comuni in molte specie di Blennidi e utili per la determinazione delle specie e dei generi. La pinna dorsale è ampia e retta anteriormente da raggi spinosi; nella parte anteriore è molto più elevata che nella parte posteriore. Nella parte anteriore della dorsale sono presenti alcuni raggi molto allungati e con le estremità libere. La pinna anale è lunga e bassa. Le pettorali sono ampie e rotondeggianti, le ventrali sono formate da pochi raggi rigidi che possono fungere da appoggio sul fondale. La pinna caudale è arrotondata. La linea laterale è incompleta e arriva solo all’altezza della pinna dorsale[1][2][3][4].

La colorazione è rossastra o bruno chiara con fasce verticali scure su dorso e fianchi che di solito non raggiungono il ventre. Nella parte bassa dei fianchi sono presenti linee e fasce orizzontali chiare. Le pinne dorsale e caudale sono macchiettate di bruno scuro. La caratteristica peculiare della specie, da cui deriva il nome comune, è una grossa macchia grossolanamente circolare o romboidale di colore blu-nero bordata di bianco o azzurro, situata tra il quinto e l’ottavo raggio della pinna dorsale. La pinna anale ha un bordo scuro[1][2][4].

È una della più grandi bavose mediterranee, misura da 15 a 18 cm; 20 cm è la taglia massima[2].

Biologia

Ha abitudini prettamente notturne[1].

Riproduzione

La deposizione delle uova avviene da febbraio a settembre. Le uova vengono deposte sotto una conchiglia o in una cavità e vengono sorvegliate dal maschio[1].

Alimentazione

Si nutre di invertebrati bentonici[4].

Acquariofilia

Il suo aspetto piacevole rende questa specie particolarmente apprezzata per gli acquari marini[4].

Pesca

Viene catturata con frequenza dalle reti a strascico[1] ma le sue carni non hanno valore e viene smerciata assieme alla minutaglia per la zuppa di pesce[4].

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Bavosa rugginosa-Parablennius gattorugine

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Parablennius gattorugine (noto in italiano come bavosa ruggine o bavosa gattorugine) è un pesce marino della famiglia dei Blenniidae.

Habitat e distribuzione

È diffuso nel mar Mediterraneo occidentale dove è comune anche nei mari italiani, nel mar di Marmara (ma non nel mar Nero) e nell’Oceano Atlantico orientale dall’Irlanda al Marocco.
Vive in zone rocciose ricche di fessure e nascondigli a profondità abbastanza alte per un blennide, tra 3 e 40 m.

Descrizione

Specie con tentacoli sopraorbitali a ciuffo con forma di abete. La testa è grande e le labbra vistose. Colorazione variabile tra il giallo cupo e il marrone caffè, con fasce scure verticali, spesso con un sottilissimo bordo chiaro, che continuano sulla pinna dorsale, che non presenta incisione mediana. Spesso ha un’apparenza reticolata dovuta ad un reticolo di sottili linee molto chiare sovrapposte al disegno principale.
Può eccezionalmente raggiungere i 30 cm di lunghezza.

Riproduzione

Le uova vengono deposte in primavera in una fessura e vengono poi guardate dal maschio.

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Beccaccino/Nemichthys scolopaceus

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Nemichthys scolopaceus, nota in italiano come pesce beccaccino è un pesce abissale della famiglia Nemichthyidae.

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie cosmopolita diffusa in tutti i mari e gli oceani profondi, con l’eccezione di quelli artici ed antartici. Nel mar Mediterraneo e nelle acque italiane è presente ma non comune. Non si hanno segnalazioni dal mar Adriatico.
Si tratta di un tipico pesce abissale che frequenta acque fino a circa 4000 metri di profondità, anche se di solito si ritrova fino a 1000 metri. Fa vita pelagica di profondità. Talvolta si trova in acque basse, soprattutto individui in cattiva salute. Nei mari freddi può frequentare acque ad una profondità di soli 100 metri.

Descrizione

Essendo un anguilliforme questo pesce ha corpo molto allungato, molto più delle comuni anguille, più simile forse ai pesci ago, con mascelle molto allungate e divergenti ed occhi grandi, di colore nero. È una specie, dunque, con aspetto assolutamente caratteristico. La pinna dorsale è di poco più lunga della pinna anale; quest’ultima ha un bordo nero. La pinna caudale è assente, così come le pinne ventrali. Le pinne pettorali sono piccole.
Il colore è bruno scuro.
Può superare il metro di lunghezza.

Alimentazione

Cattura piccoli organismi planctonici, soprattutto crostacei. Caccia nuotando a bocca spalancata.

Riproduzione

Si crede che gli adulti muoiano dopo la riproduzione. Le larve sono leptocefali.

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Becco d’anatra/Serpe codanera/Nettastoma melanurum

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Nettastoma melanurum, conosciuto comunemente come becco d’anatra o pesce serpe codanera, è un pesce abissale della famiglia Nettastomatidae.

Distribuzione e habitat

Si trova nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico, sia orientale tra le isole del Capo Verde e il Portogallo che occidentale, dal Golfo del Messico alle coste del Brasile. Nei mari italiani è comune, tranne che nel mar Adriatico dove è molto raro.
Vive in acque profonde, tra i 100 ed i 1000 metri, la massima densità si ha attorno ai 600 m. Popola fondi fangosi al cui interno vive infossato.

Descrizione

Questo pesce è molto simile alla facciolella. Si tratta di un anguilliforme ed ha le pinne impari riunite in un’unica pinna mediana decorrente attorno al corpo. Le pinne pari sono invece assenti. Il corpo è molto allungato e sottile, con la parte posteriore schiacciata lateralmente. La bocca è grande e supera l’occhio, che è più grande che nella facciolella, è armata di fitti denti. Le mascelle sono sottili e formano una specie di becco. La pinna dorsale, piuttosto alta, è inserita molto più avanti che nella facciolella. La parte caudale è fine ed appuntita; ha colore nero.
Il colore è nerastro o grigio scuro sul dorso e bianco sul ventre.
Può arrivare ad 80 cm di lunghezza.

Alimentazione

Predatore, si ciba di invertebrati bentonici e di pesci, principalmente pesci lanterna.

Riproduzione

Avviene tutto l’anno. La larva è un leptocefalo.

Pesca

Si cattura con le reti a strascico e talvolta abbocca ai palamiti. Le carni, commestibili, sono liscose e per questo non si trova quasi mai sui mercati.

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Berice rosso/Beryx decadactylus

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Il Beryx decadactylus, noto in italiano come berice rosso o con il nome spagnolo (usato anche in inglese) di alfonsino, è un pesce osseo marino della famiglia Berycidae.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

Questa specie è cosmopolita ed è presente anche nel mar Mediterraneo, molto rara. Nei mari italiani sono segnalate solo poche catture.

Fa vita mesopelagica a rilevanti profondità, almeno fino a 1000 metri. Gli adulti si incontrano più vicino al fondo dei giovanili, fino ad essere quasi demersali.

Descrizione

Ha corpo di forma grossolanamente rombica, alto al centro e compresso lateralmente. L’occhio è molto grande. La pinna dorsale è di media lunghezza ed è più alta nella parte anteriore; la pinna anale è simile ma più lunga. Queste due pinne hanno alcuni deboli raggi spiniformi. La pinna caudale è biloba e ampia. La bocca è abbastanza grande e protrattile.

Il colore è rosso.

Può raggiungere i 60 cm di lunghezza.

Biologia

Fino a circa 25 cm di lunghezza fa vita pelagica a profondità non elevate, con l’aumentare della taglia si spinge sempre più a fondo.

Alimentazione

Si ciba di piccoli pesci, crostacei e molluschi cefalopodi.

Riproduzione

I giovanili hanno la testa dotata di spine.

Beryx splendens

Beryx splendens

Beryx splendens nel suo ambiente naturale

Predatori

Un esemplare lungo 35 cm è stato trovato nel contenuto dello stomaco di un individuo di Latimeria chalumnae.

Pesca

Viene catturato con palamiti e reti a strascico e in alcune aree oceaniche extraeuropee ha una buona importanza per la pesca commerciale.

Le carni sono ottime.

Specie affini

Il berice splendente, talvolta noto anch’esso come berice rosso (Beryx splendens, Lowe, 1834) è una specie affine e molto simile caratterizzata da corpo più basso ed occhi e bocca in proporzione più grandi. Inoltre la pinna caudale ha i lobi più appuntiti ed allungati.

È rarissimo nel mar Mediterraneo[1] ma si trova in quasi tutti gli altri mari ed oceani nelle fasce tropicali e temperate. La sua presenza nell’Oceano Pacifico occidentale sembra rara ma questo è dovuto ad un sottocampionamento al limitato sforzo di pesca ad alte profondità che si tiene in quel mare.

Le sue abitudini sono simili ma si incontra ancora più in profondità, fino a 1300 metri almeno sebbene sia comune tra i 400 ed i 600 metri. Di notte si porta più in superficie. Anch’esso ha una certa importanza per la pesca oceanica.

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Biscia di mare cieca/nuda/Apterichtus caecus

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L’Apterichtus caecus, noto come biscia di mare cieca o biscia di mare nuda in italiano, è un pesce osseo marino della famiglia Ophichthidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie è presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna e le coste dell’Africa tropicale. È presente in tutti i mari italiani ma più rara di Dalophis imberbis.

Vive su fondali sabbiosi costieri, a partire da pochi metri di profondità fino a poche decine.

Descrizione

Questo pesce è molto simile ad Dalophis imberbis ed ha un aspetto ancora più vermiforme essendo del tutto sprovvisto di pinne ed avendo un corpo molto sottile a sezione rotonda. L’occhio è piccolissimo ma, a dispetto sia del nome scientifico che di quello comune, questo animale ha la vista normalmente funzionante. La bocca è molto profonda. La punta della mandibola a bocca chiusa è all’altezza dell’occhio (al contrario che in D. imberbis), l’occhio più vicino alla punta del muso che all’angolo dell’apertura boccale.

La colorazione del pesce vivo non è molto nota, si crede comunque che sia brunastra rossiccia con macchie scure.

Misura fino a 60 cm, di solito molto meno.

Biologia

In tutto simile a quella di D. imberbis alla cui voce si rimanda.

Alimentazione

Carnivora.

Riproduzione

Come nella biscia di mare le uova e le larve sono pelagiche ma si trovano in superficie in primavera. La larva è un leptocefalo.

Pesca

Occasionale con reti a strascico e lenze.

La carne, commestibile ma ricca di lische, non ha alcun valore sui mercati.

Tassonomia

Nota in passato con i sinonimi di Caecula caeca e Sphagebranchus caecus.

Specie affini

Apterichtus anguiformis (Peters, 1877), nota in italiano come biscia di mare minore, è molto simile ad A. caecus ma ha l’occhio (che è ancora più piccolo, quasi invisibile) alla stessa distanza dalla punta del muso e l’angolo della bocca, inoltre le parti terminali di mandibola e mascella sono neri. È presente nel mar Mediterraneo occidentale, comprese le acque italiane, e nell’Oceano Atlantico sulle coste marocchine. Si sa poco della biologia di questa specie, a lungop confusa con A. caecus.

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Biscia di mare mezzana/Dalophis imberbis

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Il Dalophis imberbis, noto come biscia di mare o biscia di mare mezzana in italiano, è un pesce osseo marino della famiglia Ophichthidae.

Distribuzione e habitat

Questa specie è presente nel mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna e le coste dell’Africa tropicale. È presente in tutti i mari italiani ma non comune.

È un pesce bentonico che vive su fondi sabbiosi o fangosi del piano infralitorale o del piano circalitorale superiore, a profondità non superiori a 100 metri ma raramente molto vicino alla costa.

Descrizione

Questo pesce, molto simile ad Apterichtus caecus e ad Apterichtus anguiformis ha un aspetto complessivamente vermiforme, con pinne molto ridotte. Le pinne ventrali e la pinna caudale sono assenti, le pinne pettorali molto piccole e talvolta assenti, le pinne dorsale ed pinna anale lunghe ma molto basse e di forma più simile ad una cresta che ad una vera pinna. L’occhio è piccolissimo e ricoperto dalla pelle, la bocca è ampia e supera l’occhio. La punta della mandibola a bocca chiusa supera l’occhio (differenza dai due Apterichtus mediterranei). Le aperture branchiali sono piccole, poste molto in basso. Il corpo è molto sottile ed è viscido a causa del muco che il pesce produce in abbondanza.

La colorazione è grigiastra violacea negli adulti (che possono essere o meno cosparsi di punti scuri) e rorata giallastra nei giovanili.

La taglia può eccezionalmente superare il metro ma di solito non supera i 50–60 cm.

Biologia

È una specie notturna che passa quasi tutto il tempo infossata nei sedimenti da cui emerge solo la testa.

Alimentazione

Carnivora, si ciba di pesciolini ed invertebrati.

Riproduzione

Le uova e le larve sono pelagiche e si trovano in superficie alla fine dell’estate. La larva è un leptocefalo.

Pesca

Si cattura per caso con reti a strascico, palamiti o lenze a bolentino. La sua cattura non è gradita ai pescatori perché imbroglia inestricabilmente le lenze e morde ferocemente le mani (pur essendo del tutto innocua), mentre le sue carni, seppur commestibili, non hanno alcun valore commerciale.

Tassonomia

Nota in passato con il sinonimo di Caecula imberbis.

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Biscia di mare rosa/Ophichthus rufus

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L’Ophichthus rufus (sinonimo Ophichthus remicaudus), noto in italiano come biscia di mare rosa, è un pesce osseo marino della famiglia Ophichthidae.

Distribuzione e habitat

Si tratta di una specie limitata al mar Mediterraneo ed alla parte di Oceano Atlantico immediatamente contigua allo stretto di Gibilterra. È piuttosto rara nei mari italiani. Vive infossata in fondali fangosi del piano circalitorale tra 50 e 300 metri di profondità.

Descrizione

Come tutti gli anguilliformi ha corpo serpentiforme ed è privo delle pinne ventrali. La bocca è ampia e supera di un buon tratto l’occhio. Il muso è rotondeggiante, non appuntito. I denti sono appuntiti e rivolti indietro. L’occhio è piccolo e coperto di pelle trasparente. La narice anteriore ha un tubulo posto sulla punta del muso. La pinna dorsale e la pinna anale (inserita molto più indietro e molto più corta) si interrompono prima dell’estremità caudale del corpo, che è senza pinna, appuntita ed irrigidita. Il colore è bruno giallastro sul dorso più chiaro sul ventre, la testa è finemente punteggiata di bruno rossastro. Le pinne sono prive di colore. Raggiunge i 60 cm al massimo.

Biologia

Alimentazione

Caccia pesci ed invertebrati bentonici.

Riproduzione

Si riproduce a fine estate, la larva è un leptocefalo.

Pesca

Si prende, occasionalmente, con le reti a strascico e con i palamiti. Le carni sono buone ma piene di lische, in alcune zone della Sicilia vengono usate per il brodo di pesce.

Specie affini

Il pesce serpente macchiato (Ophichthus ophis, Linnaeus, 1758) è una specie dello stesso genere presente lungo le coste atlantiche tropicali dell’Africa occidentale. Se ne ha una segnalazione, probabilmente errata, da Nizza. Il colore è bruno chiaro con larghe macchie scure sparse su tutto il corpo, più fitte e piccole sulla testa. Raggiunge il metro e mezzo di lunghezza.

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Bocca d’oro/Argyrosomus regius

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L’ombrina boccadoro[1] o bocca d’oro (Argyrosomus regius) è un pesce di mare e di acque salmastre della famiglia Sciaenidae.

Distribuzione e habitat

È diffusa nel Mediterraneo, nel mar Nero (rara) e nell’Oceano Atlantico orientale tra il Senegal e la Manica, più raramente può raggiungere le acque di Danimarca, Norvegia meridionale ed addirittura Islanda (dove si è registrata una sola cattura). Nei mari italiani non è comune. È una delle poche specie di pesci che abbiano effettuato la migrazione inversa rispetto alla migrazione lessepsiana ovvero dal Mediterraneo siano passate nel mar Rosso attraverso il canale di Suez.

Vive su fondi sabbiosi, in genere vicino alle rive, ed essendo eurialina, penetra nelle foci e nelle lagune salmastre.

Descrizione

Il corpo è allungato, assai più che negli altri scienidi, con ventre quasi a bordo rettilineo e dorso più arcuato. La bocca è grande e terminale, armata di forti denti, di cui gli anteriori caniniformi. L’interno della bocca è color giallo oro. Le pinne dorsali sono due, contigue, la prima triangolare e più corta della seconda che porta raggi molli, l’anale è corta, così come le pinne ventrali e le pinne pettorali. La pinna caudale è invece ampia ed a margine tronco.

La livrea è grigio piombo con riflessi brunastri sul dorso ed argenteo su fianchi e ventre. I fianchi sono attraversati da sottili linee brune oblique. La linea laterale è nera e molto evidente.

Può misurare eccezionalmente 1,45 m per 36 kg di peso.

Alimentazione

Si ciba di pesci, soprattutto cefali, che cattura in acque basse ed anche nelle foci dei fiumi.

Biologia

Questa specie ha la vescica natatoria molto sviluppata e può utilizzarla per produrre suoni udibili anche fuori dell’acqua per decine di metri.

Pesca

Le sue carni sono tra le più pregiate ma è così sporadica la sua cattura da non costituire oggetto di pesca specifica. Viene comunque insidiata con reti e lenze (soprattutto con la tecnica del surf casting, per la quale è una delle prede più pregiate). Viene anche allevata nelle lagune con ottime rese e viene venduta come “ombrina” ma non si tratta di una truffa perché le sue carni sono considerate ancora migliori di quelle, pur ottime, della vera ombrina.

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Boga/Boops boops

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La boga[1] (Boops boops (Linnaeus, 1758)) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia degli Sparidae.

Distribuzione e habitat

È diffuso nell’Oceano Atlantico orientale, dal golfo di Biscaglia (raramente anche in Scozia e nel mar del Nord[2]) alle coste dell’Angola, nel Mar Mediterraneo (dove è comunissima[2]) e nel Mar Nero[3].

Popola le acque costiere, si trova su fondi variabili ma soprattutto rocciosi e a Posidonia oceanica. È meno legato al fondo rispetto agli altri sparidi mediterranei e si può definire come semipelagica[2]; può trovarsi anche lontano dalle coste[4]. Spesso di notte si porta in superficie[4]. Catturato fino a 350 metri di profondità ma di solito non scende oltre i 100[3].

Descrizione

Il corpo è molto più allungato e affusolato che negli altri sparidi mediterranei, tanto che i banchi possono essere confusi per quelli di sardine o di latterini[5]. Gli occhi sono grandi, la bocca piccola ma fornita di denti incisiviformi. Le pinne dorsale e anale hanno raggi spinosi morbidi. La pinna dorsale è piuttosto lunga e quando abbassata scompare in un solco dorsale. La pinna caudale è forcuta e i lobi appuntiti. Le pinne pettorali sono abbastanza grandi ma più brevi della testa; le pinne ventrali sono piccole, inserite subito dietro l’origine delle pettorali[2].

Il corpo è argenteo, il dorso più scuro, di color grigio-verde, il ventre bianco. Dalla testa partono 3-4 linee longitudinali brune o dorate, non sempre visibili, che raggiungono il peduncolo caudale. All’ascella delle pinne pettorali è presente una macchiolina scura[2]. La linea laterale è scura[5]. Le pinne sono verdastre, tranne le ventrali e l’anale, biancastre[2].

Raggiunge eccezionalmente una lunghezza di 35 cm, comunemente al massimo 20 cm[3].

Biologia

Comportamento

È una specie strettamente gregaria che forma banchi anche di grandi dimensioni. Può vivere fino a 15 anni[2].

Alimentazione

È una specie onnivora, si nutre prevalentemente di materiale vegetale, crostacei e zooplancton[2].

Riproduzione

La boga è una specie ermafrodita proterogina: gran parte degli individui giovani sono femmine e invecchiando si trasformano in maschi. Esistono però anche femmine che non cambiano sesso e maschi tali fin dalla nascita. La deposizione avviene in primavera ed estate[2].

Pesca

La boga si può catturare quasi con ogni tecnica di pesca costiera, soprattutto tramagli e reti da circuizione ma anche reti a strascico e nasse. Abbocca inoltre molto facilmente alle lenze innescate con vermi marini, pezzetti di gambero, molluschi vari, sardine e anche impasti di pane, sardine, formaggio, ecc. utilizzati comunemente per la pesca dei cefali[4].

Le carni non sono molto apprezzate a causa del cattivo odore che può dar loro la fermentazione del contenuto dell’intestino.

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Boccanera/Galeus melastomus

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Il boccanera[2] (Galeus melastomus), detto anche “bocca d’inferno”[3] conosciuto anche come gattuccio boccanera[4], è un piccolo squalo abissale della famiglia Scyliorhinidae.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questa specie si incontra nell’Oceano Atlantico orientale, a nord fino alla Norvegia settentrionale ed a sud fino al Senegal e nel mar Mediterraneo, dove è comune, anche in acque italiane.
Vive su fondali fangosi ad elevate profondità (fino a 1200 m) e spesso si incontra assieme agli scampi ed ai melù.

Descrizione

È esteriormente molto simile al comune gattuccio ma più slanciato e sottile, con muso più lungo, occhi più grandi e pinna anale molto più lunga. Anche le pinne ventrali sono più grandi che nel gattuccio. Quello che lo distingue senza dubbio dai due Scyliorhinus mediterranei è la colorazione grigiastra uniforme con numerose macchie ben definite nere o scure allineate sul dorso, accompagnate da altre macchie più piccole e più confuse. Gli occhi sono verdastri e l’interno della bocca è nero.
Misura al massimo 90 cm ma è molto raro trovare individui più lunghi di 50 cm e più pesanti di 400 g.

Alimentazione

Si ciba principalmente di crostacei e di cefalopodi bentonici ma preda anche pesci abissali come i pesci lanterna ed altri piccoli squali.

Riproduzione

Si tratta di una specie ovipara che depone uova simili a quelle del gattuccio ma con cirri solo ad una estremità. Ogni femmina depone da 2 a 4 uova, raramente 8.

Particolare del muso e della bocca

Pesca

Si cattura con le reti a strascico ed i palamiti di profondità ma le carni, pessime, non hanno nessun valore.

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Boccatonda/Cyclothone braueri

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Il boccatonda (Cyclothone braueri Jespersen & Tåning, 1926) è un minuscolo pesce abissale della famiglia Gonostomatidae.

Distribuzione e habitat

È cosmopolita, presente in tutti i mari del mondo, nel mar Mediterraneo e nelle acque italiane è abbondante.
Si tratta di una specie pelagica di profondità e vive tra 200 (di giorno) ed almeno 2300 metri di profondità, sempre in acque molto lontane dalla costa.

Descrizione

Questo pesciolino ha una bocca molto grande che supera di un buon tratto l’occhio, che è molto piccolo e situato assai in avanti. Il profilo superiore del capo è nettamente concavo. Il resto del corpo è allungato e piuttosto compresso lateralmente. La pinna dorsale è unica e posta a metà corpo. La pinna adiposa è presente solo in alcuni individui. La pinna caudale è abbastanza grande e forcuta. La pinna anale è posta in corrispondenza della dorsale e leggermente più lunga. Le pinne ventrali sono piccole ed inserite assai indietro; le pinne pettorali sono piccole e oste in basso. Una fila di fotofori sono allineati lungo il bordo inferiore del corpo. I dent hanno tutti la stessa lunghezza.
Il colore è biancastro con ventre nero.
Misura fino circa a 3 cm, le femmine hanno dimensioni maggiori dei maschi.

Alimentazione

Si alimenta di organismi dello zooplancton, soprattutto crostacei.

Predatori

Le Cyclothone sono predate da numerosissime specie di pesci e cetacei rivestendo un ruolo importantissimo nelle catene alimentari marine.

Pesca

Si cattura talvolta con reti a strascico o reti da circuizione ma non ha nessun valore.

Specie affini

La boccatonda nana (Cyclothone pygmaea, Jespersen & Tåning, 1926) è molto simile come aspetto e biologia. È talvolta considerata una sottospecie endemica del mar Mediterraneo di C. microdon, cosmopolita, ma oggi è per lo più considerata specie a sé. Nei mari italiani è più rara di C. braueri da cui si riconosce per i denti, che hanno lunghezza diversa e per il colore che è scuro. Non supera i 3 cm di lunghezza.

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Bocca spinosa/Gonostoma denudatum

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Il bocca spinosa (Gonostoma denudatum) è un pesce di mare abissale della famiglia Gonostomatidae.

Distribuzione e habitat

È una specie presente nel mar Mediterraneo e nell’oceano Atlantico orientale. Si tratta di una specie abissale presente fino ad almeno 700 metri. Durante la notte compie migrazioni talvolta fino alla superficie. Ha abitudini pelagiche.

Descrizione

Il suo corpo ha un’altezza uniforme che decresce nel terzo posteriore. La bocca è molto grande e supera largamente l’occhio ed è dotata di denti aghiformi di lunghezza disuguale, alcuni così lunghi da sporgere a bocca chiusa. Le squame sono grandi e cadono facilmente. Oltre a 5 organi luminosi sul capo sono presenti due serie di fotofori allineate lungo il ventre, di cui la più ventrale si interrompe all’altezza della pinna anale. La pinna dorsale è breve, la pinna anale è inserita alla astessa altezza della dorsale ma è molto più lunga, è presente una piccola pinna adiposa. Ventrali e pettorali piccole, le prime sono inserite molto indietro Le pinne pettorali sono applicate molto in basso.

Il colore è argenteo e nero sul ventre. Raggiunge occasionalmente i 20 cm ma di solito non supera i 15.

Alimentazione

È un predatore e cattura pesci e crostacei.

Curiosità

Come molti altri pesci abissali si rinviene spiaggiato sulle spiagge dello stretto di Messina, soprattutto nei mesi invernali.

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Brotola gialla/Benthocometes robustus

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La brotola gialla (Benthocometes robustus) è un pesce osseo marino della famiglia Ophidiidae. È l’unico rappresentante del genere Benthocometes.

Rischio minimo[1]

Distribuzione e habitat

Questo pesce si incontra in tutto il mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico sia occidentale che orientale. È presente anche nel mar dei Caraibi. Nei mari italiani non è comune.

Vive su fondali fangosi ad elevate profondità, tra 300 e circa 900 m.

Descrizione

Questo pesce ha una sagoma piuttosto tozza e panciuta, con testa abbastanza grande. La bocca è orizzontale e raggiunge il bordo posteriore dell’occhio, che è abbastanza grande. Il muso è corto ed arrotondato. L’opercolo branchiale ha due spine, uno dietro l’occhio e l’altro all’altezza delle pinne pettorali. La pinna dorsale è bassa e molto lunga, la pinna anale è simile ma più breve. Entrambe queste pinne sono saldate alla piccola pinna caudale che però è ben distinta e visibile perché formata da raggi più lunghi. Le pinne ventrali sono inserite sotto l’opercolo e sono formate da due raggi; le pinne pettorali, invece, sono abbastanza grandi. Scaglie molto piccole presenti su tutto il corpo ed anche sulla testa. La linea laterale è incompleta: termina all’incirca al quarto posteriore del corpo ed è assente sul peduncolo caudale.

La colorazione del corpo è grigio argentato con sfumature giallastre con numerosissimi punti scuri (melanofori).

Raggiunge al massimo i 15 cm di lunghezza.

Alimentazione

Si nutre di piccoli invertebrati.

Riproduzione

Si è supposto che questa specie, come altri Ophidiidae di acque profonde, fosse vivipara o ovovivipara ma è ormai accertato che invece produce uova pelagiche in ammassi gelatinosi.

Pesca

Si cattura di rado con le reti a strascico e non ha nessun valore alimentare.

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Bellottia apoda

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Bellottia apoda, nota in italiano come brotola apoda, è piccolissimo un pesce osseo marino della famiglia Bythitidae. Il genere Bellottia deriva il suo nome dall’ittiologo Cristoforo Bellotti.

Specie non valutata

Distribuzione e habitat

È presente nel mar Mediterraneo (mar Adriatico compreso, dove appare non rara) e nell’oceano Atlantico orientale subtropicale. Non è comune in nessuna parte del suo areale ed è riscontrata solo occasionalmente ma forse solo perché difficile da catturare e da individuare nel sacco delle reti a strascico per le dimensioni minime e l’aspetto poco appariscente.

Vive tra 30 e quasi 600 metri di profondità. Nel golfo di Napoli è stata catturata più volte sulle praterie di Posidonia oceanica a basse profondità.

Descrizione

Il corpo è leggermente compresso ai lati e la testa molto grande, un po’ schiacciata dall’alto in basso. La bocca è grande, supera l’occhio di un buon tratto, e le mascelle robuste. La testa è dotata di papille e di grandi pori ben visibili. Ha un aspetto quasi anguilliforme, con le pinne dorsale, anale e caudale unite e non distinte. La parte posteriore del corpo è appuntita e fortemente compressa. Le pinne ventrali mancano del tutto, le pinne pettorali hanno dimensioni modeste e base d’inserzione larga. Le scaglie sono piccole ed embriciate. Sono presenti due linee laterali, una ben visibile al centro del corpo, l’altra vicino al profilo dorsale.

Il colore è bruno-beige con minuta puntinatura nera e regione ventrale scura.

Si tratta di una specie minuscola che raggiunge al massimo i 6,5 cm ma di solito non supera i 4,5.

Biologia

Visti i ritrovamenti sporadici la biologia di questa specie è quasi ignota.

Alimentazione

Si ciba di piccoli invertebrati, sia planctonici che bentonici.

Riproduzione

Viviparo. Il maschio ha un organo copulatore impiegato per la fecondazione interna che avviene mediante spermatofore.

Pesca

Occasionale con retini per i gamberetti.

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Brotulide/Cataetyx alleni

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Cataetyx alleni, nota in italiano come brotulide, è un pesce osseo marino della famiglia Bythitidae.

Distribuzione e habitat

Il suo areale comprende il mar Mediterraneo e l’oceano Atlantico orientale dalle coste francesi a quelle portoghesi. Non è comune eccetto in alcune situazioni locali dove può essere abbondante.

È un pesce abissale diffuso tra i 500 ed i 1000 metri di profondità.

Descrizione

Ha corpo allungato e compresso lateralmente, con testa e bocca abbastanza grandi. Scaglie piccole assenti in alcune aree della testa. La linea laterale è spezzata, dall’opercolo all’origine della pinna anale decorre alta, nei pressi del margine dorsale del corpo quindi, all’altezza della pinna pettorale, riparte nella zona vantrale e giunge quasi al peduncolo caudale. Le pinne dorsale ed anale sono lunghe (la dorsale è più lunga), la pinna caudale è distinta. Pinne ventrali presenti.

La colorazione è beige su dorso e fianchi con ventre chiaro; sono presenti due strisce scure fra l’occhio e la parte superiore dell’opercolo.

Misura fino a 12 cm.

Biologia

Poco nota.

Alimentazione

Si ciba di invertebrati del benthos come vermi marini e crosracei.

Riproduzione

Viviparo.

Pesca

Accidentale con reti a strascico.

Specie affini

Cataetyx laticeps (Koefoed, 1927) è molto simile ma più grande (fino ad oltre 60 cm) e si trova in acque più profonde (fino a 2400 metri). È diffuso nell’oceano Atlantico orientale (con segnalazioni dalla parte occidentale nel golfo del Messico) ed è stato segnalato anche nel mar Mediterraneo occidentale.

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Boga/Boops boops

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La boga[1] (Boops boops (Linnaeus, 1758)) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia degli Sparidae.

Rischio minimo

Distribuzione e habitat

È diffuso nell’Oceano Atlantico orientale, dal golfo di Biscaglia (raramente anche in Scozia e nel mar del Nord[2]) alle coste dell’Angola, nel Mar Mediterraneo (dove è comunissima[2]) e nel Mar Nero[3].

Popola le acque costiere, si trova su fondi variabili ma soprattutto rocciosi e a Posidonia oceanica. È meno legato al fondo rispetto agli altri sparidi mediterranei e si può definire come semipelagica[2]; può trovarsi anche lontano dalle coste[4]. Spesso di notte si porta in superficie[4]. Catturato fino a 350 metri di profondità ma di solito non scende oltre i 100[3].

Descrizione

Il corpo è molto più allungato e affusolato che negli altri sparidi mediterranei, tanto che i banchi possono essere confusi per quelli di sardine o di latterini[5]. Gli occhi sono grandi, la bocca piccola ma fornita di denti incisiviformi. Le pinne dorsale e anale hanno raggi spinosi morbidi. La pinna dorsale è piuttosto lunga e quando abbassata scompare in un solco dorsale. La pinna caudale è forcuta e i lobi appuntiti. Le pinne pettorali sono abbastanza grandi ma più brevi della testa; le pinne ventrali sono piccole, inserite subito dietro l’origine delle pettorali[2].

Il corpo è argenteo, il dorso più scuro, di color grigio-verde, il ventre bianco. Dalla testa partono 3-4 linee longitudinali brune o dorate, non sempre visibili, che raggiungono il peduncolo caudale. All’ascella delle pinne pettorali è presente una macchiolina scura[2]. La linea laterale è scura[5]. Le pinne sono verdastre, tranne le ventrali e l’anale, biancastre[2].

Raggiunge eccezionalmente una lunghezza di 35 cm, comunemente al massimo 20 cm[3].

Biologia

Comportamento

È una specie strettamente gregaria che forma banchi anche di grandi dimensioni. Può vivere fino a 15 anni[2].

Alimentazione

È una specie onnivora, si nutre prevalentemente di materiale vegetale, crostacei e zooplancton[2].

Riproduzione

La boga è una specie ermafrodita proterogina: gran parte degli individui giovani sono femmine e invecchiando si trasformano in maschi. Esistono però anche femmine che non cambiano sesso e maschi tali fin dalla nascita. La deposizione avviene in primavera ed estate[2].

Pesca

La boga si può catturare quasi con ogni tecnica di pesca costiera, soprattutto tramagli e reti da circuizione ma anche reti a strascico e nasse. Abbocca inoltre molto facilmente alle lenze innescate con vermi marini, pezzetti di gambero, molluschi vari, sardine e anche impasti di pane, sardine, formaggio, ecc. utilizzati comunemente per la pesca dei cefali[4].

Le carni non sono molto apprezzate a causa del cattivo odore che può dar loro la fermentazione del contenuto dell’intestino.

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Buccine/Buccinum undatum

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il buccine[1] (Buccinum undatum Linneo, 1758) è un mollusco gasteropode appartenente alla famiglia dei Buccinidae.

È diffuso in tutto l’oceano Atlantico settentrionale, trovandosi sulle coste di Portogallo, Regno Unito, Francia, Norvegia, Islanda, Isole Artiche, Canada e Stati Uniti.

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