Tecnica Eging i consigli di Pesc’Amore

Tecnica Eging i consigli di Pesc’Amore
La pesca Eging è la tecnica di pesca ai cosiddetti cefalopodi, tra questi seppie, polpi e calamari. Questa
disciplina tecnicamente nasce in Giappone e si è diffusa in Europa in tempi brevissimi, grazie ai suoi
notevoli punti di forza. Infatti è una tecnica molto semplice da praticare, non richiede grandi e sofisticate
attrezzature e può essere praticata anche dalla spiaggia. In particolare sulle nostre coste tale tecnica
permette di insidiare i cefalopodi che popolano il sottocosta e i bassi e medi fondali.
Nella tradizione dei più accaniti pescatori la pesca dei cefalopodi avveniva quasi esclusivamente dalla barca
grazie a delle lenze che solitamente venivano gestite a mano, per fare in modo che le Totanare potessero
lavorare lentamente sul fondale. Grazie all’eging tale tradizione è praticata da pochi e ha permesso anche a
chi non possiede una barca di poter insediare tali specie dalla riva.
Egi l’esca per eccellenza per la tecnica Eging


Le esche che si utilizzano in questa particolare tecnica di pesca vengono dette Egi ed hanno una vaga
somiglianza con le specie marine di cui si cibano i cefalopodi. Le Egi infatti somigliano a dei piccoli
gamberetti e alla loro estremità sono dotati di una doppia corona in grado di arpionare i tentacoli di
qualsiasi cefalopode.
In commercio i modelli sono tantissimi e sono spesso dotati di piombi, il cui peso è determinato dalle
profondità alle quali si è deciso di pescare. Nella maggior parte dei casi questi sono fluorescenti. Il motivo
della fluorescenza è semplice e sta tutto nel fatto che, soprattutto di notte, alcune specie di cefalopodi
come i calamari sono molto attratti dalla luce. Il fattore profondità quindi gioca un ruolo molto importante
nella scelta dell’esca adatta. Oltre il fattore profondità bisogna anche conoscere i mari in cui si pratica tale
tecnica. Se ad esempio si è deciso di pescare dalla riva in zone che superano i cinque metri soggette a forti
corrente il nostro consiglio è quello di utilizzare degli Egi zavorrati che quindi non risentano della forza delle
correnti marine. Al contrario su fondali bassi e rocciosi e senza forti correnti è meglio non utilizzare Egi
zavorrate che nella fase di recupero potrebbero incagliarsi tra gli scogli. Tuttavia in quest’ultimo caso per
rendere più stabile l’esca artificiale possono essere utilizzati piombi (del peso non superiore ai 5-6 grammi)
che possono essere agganciati tramite un monofilo al moschettone che regge l’egi.
Qui puoi trovare un esempio di Egi


Come si pesca con l’egi
Una volta effettuato il lancio è importante effettuare dei movimenti che siano in grado di simulare la preda
sul fondo marino, affinchè venga attirata l’attenzione delle specie da insidiare. La canna va tenuta con una
inclinazione di circa 45° e al lento recupero con il mulinello vanno associati degli scatti della canna verso
l’alto. La cosa importante è alternare questo gioco fatto di recupero e scatti per permettere all’egi di
tornare ad intervalli irregolari sul fondo. Non dimenticate mai, soprattutto in questa fase di tenere sempre
il monofilo in trazione quando l’egi torna verso il fondo, in quanto è proprio in questa fase che avvengono
gli attacchi di specie come seppie e calamari.
La Ferrata come e quando
Nel momento in cui il cefalopode attacca il nostro Egi è importante innescare la ferrata con un colpo di
polso ben assestato ma allo stesso tempo non troppo violento. Questo perché vista la loro delicatezza, con
uno strattone eccessivo i tentacoli potrebbero anche strapparsi. E’ importante riconoscere
immediatamente un attacco per essere pronti a ferrare la preda. L’attacco infatti potrebbe durare meno di
un secondo e la poca prontezza potrebbe farci perdere un’opportunità di cattura. Tuttavia gli attacchi sono
spesso multipli quindi tenendo sempre la lenza in tiro si hanno più possibilità di agganciare il cefalopode.
Il Recupero

Il recupero deve essere lento e costante questo perché vista la struttura della doppia corona applicata
all’egi la preda potrebbe liberarsi e scappare. In particolare con i polpi che hanno una forza straordinaria
bisogna cercare di recuperarli a pelo d’acqua in quanto su fondali rocciosi appigliandosi agli scogli
potrebbero opporre resistenza liberandosi.
Quali attrezzature scegliere
Prima di parlare delle attrezzature ti consigliamo di dare un’occhiata al sito Pesca e Sport Gema sul quale
puoi consultare la categoria Canne da Eging e Mulinelli dedicate a tale tecnica
Per quanto riguarda le canne da pesca vanno benissimo anche quelle da spinning purchè non superino i
250cm. Tuttavia in commercio si trovano delle canne da eging specifiche per questa tipologia di tecnica.
Per quanto riguarda lenze e fili è importante utilizzare dei modelli non molto elastici che non si
permetterebbero vista la bassa sensibilità di avvertire le toccate della preda. Inoltre visto che i cefalopodi
sono molto attratti da luci e colori il nostro consiglio è anche quello di utilizzare un terminale fluorescente.
Infine i mulinelli debbono essere leggeri per permettere la massima sensibilità del polso.

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