Se nell’ambito piscatorio, la spigola è stata eletta Regina del mare, si potrebbe tranquillamente eleggere Re il cefalo. Questo per via di svariati motivi che proprio in quest’ambito, ne caratterizzano appunto un simile ruolo.
Il cefalo è un pesce molto astuto, vive e lo si trova un pò ovunque ci sia dell’acqua, sopravvive anche con un minimo grado di salinità, proprio come la spigola, lo si può trovare nei fiumi anche a diversi km dal mare anzi, sopporta e si adatta anche ad un certo livello di inquinamento a cui purtroppo sono soggetti la maggior parte dei nostri fiumi e…non solo .
E’ un pesce che vive in folti branchi e lo si può trovare nelle calme acque portuali , spesso negli angoli più remoti del porto, radunato intorno un pezzo di pane che galleggia, intento a mangiare ma pronto a schizzar via non appena avverte il minimo pericolo.
Sportivamente è anche un ottimo combattente e una volta preso all’amo, sprigiona una forza che il più delle volte sembra sporporzionata rispetto alla sua taglia, è un pesce che vende cara la pelle e la fortuna del pescatore sta nel fatto che non ha un apparato boccale munito di denti, per cui, dovendolo pescare con monofili sottili per via della sua sopettosità, facilita non poco il lavoro del pescatore che comunque deve affrontarne il combattimento sempre sul limite del carico di rottura del filo, ponendo attenzione a non forzare troppo, visto che il cefalo possiede un apparato boccale protrattile molto sottile e delicato e che vista la diffidenza con cui tende ad abboccare potrebbe succedere che il nostro amo vada a romperlo, se la ferrata è avvenuta appunto a fil di labbro.
Considerando la sua vastissima diffusione,non dovremo far altro che scegliere lo spot e la tecnica per cercare di insidiarlo, magari con la bolognese o ancora meglio, con una canna fissa che ne esalta ancor di più il combattimento e la sportività .


Gli spot da scegliere possono essere tra i più disparati e con caratteristiche anche molto diverse tra loro partendo dal calmo e tranquillo ambito portuale al grande fiume che forma un ansa che ne rallenta il corso, passando da un lago salmastro ed arrivando alla foce, ovunque ci sia un minimo di salinità, potremo trovare cefali . Anche da una scogliera con mare in scaduta ed acque torbide si possono insidiare i cefali, tra l’altro della specie più ricercata per la qualità delle carni, stiamo parlando del cefalo gargia d’oro, che deve il suo nome proprio ad una piccola macchia di color oro sull’opercolo.
Per quanto riguarda le esche, anche qui il panorama è abbastanza ampio. Il tocchetto di sarda freschissima, la tremolina, il bigattino o la polpa di gambero fino ad arrivare alle varie pastelle a base di pane e formaggio, il pane francese, il pancarrè o addirittura il …..Petto di pollo, innescato a piccoli pezzetti cuciti sull’amo. Il cefalo è un pesce che mangia aspirando l’esca con le sue labbra protrattili e lo fa in modo molto delicato, quasi impercettibile, segnalate dal galleggiante con minime affondate a volte di una sola parte dell’astina e quando ci si aspetta la tocca decisiva……ci si ritrova con l’amo pulito !!!
E’ un pesce gregario, che vive in branchi anche molto numerosi e non è difficile da richiamare a tiro di canna con una pasturazione di sfarinati a base principalmente di pane e formaggio, questo ovviamente se la nostra esca saranno appunto le pastelle da innesco, che siano di produzione artigianale o che siano di quelle già pronte che troviamo in vendita nei negozi di pesca e che funzionano molto bene.
Anche pasture a base di pesce, come la sarda il gambero vanno bene, ovviamente tutto sarà in rapporto all’esca che andremo ad usare, cioè se usiamo il tocchetto di sardina, useremo uno sfarinato a base di sarda se invece usiamo il pane o le pastelle, useremo una pastura bianca a base di pane e formaggio.


Il cefalo è un pesce che mangia molto, non a caso viene definito lo spazzino dei mari, ma la pasturazione deve comunque essere attenta ed oculata, rallentando fino a fermarsi fin quando i pesci mangiano e ricominciare quando le mangiate iniziano a rarefarsi, mantenendo così, sempre attivi i pesci che ci faranno trascorrere diverso tempo all’insegna del divertimento con prede che possono arrivare a pesare ben oltre i 2 kg ma, che già con esemplari intorno al mezzo kg o poco più, avremo il nostro bel da fare.
Come attrezzi vanno bene sia la canna bolognese che la classica canna fissa. nel caso della fissa il consiglio è di usarne una di un metro più lunga rispetto alla bolognese, questo perchè ci darà l’opportunità di gestire meglio eventuali prede di una certa mole, visto che non avremo l’ausilio del mulinello e della frizione. La lenza è la stessa in entrambi i casi e dovrà essere abbastanza pesante e quasi secca, ossia con una piombatura concentrata in poco spazio e sufficentemente pesante da tenere il fondo con precisione. Questa risulta una cosa di fondamentale importanza nella pescca al cefalo, poichè i pesci stazioneranno sempre sul fondo.


Il galleggiante sarà di forma affusolata, dai 2 ai 3 gr, del tipo a carota molto allungato e con un’astina ben visibile e tarato alla perfezione, calcolando perfino il peso dell’esca, anche se minimo. La piombatura sarà composta per l’80% da un torpilla che porterà al di sotto pochi pallini per la rifinitura della taratura, spaziati in circa 50 cm al massimo, la lenza termina con un microaggancio a cui viene collegata una forcella di ami che potremo prepararci anche a casa, magari preparandone più di una e riporle su dei rotolini in EVA, che ci tornarà comoda nel caso dovessimo sostituirla per una rottura .
Preparare con cura a casa in tutta comodità i nostri terminali ci consente di averli tutti precisi ed uguali l’uno con l’altro, cosa di non trascurabile importanza, visto che il cefalo ha bisogno di certe accortezze e che basterebbe una piccola variazione per non vedere più una tocca senza capirne il perchè.
Costruiremo le nostre forcelle con dell’ottimo monofilo dello 0,12 che risulta essere un buon compromesso tra tenuta e presentazione dell’esca ma, nulla ci vieta di prepararne qualcuna di diametro maggiore, come uno 0,14 diferenziandone anche la misura degli ami .
Questi ultimi dovranno essere preferibilmente a gambo lungo e con la punta storta del N° 14/16 se la nostra esca sarà il pane francese o le pastelle, mentre nel caso usassimo i bigattini, monteremo ami a gambo corto di numerazione compresa tra il 16 ed il 18.
Per la costruzione proseguiremo nel modo che segue: tagliamo circa un metro di filo con cui vogliamo eseguire la forcella, in questo caso uno 0,12, leghiamo ad una sua estremità il primo amo ed all’altra estremità il secondo amo, dopodichè piegheremo a metà il nostro finale, formando con un nodo, una cappiola di piccole dimensioni, facendo in modo di ottenere due finali di cui uno risulti circa 7/8 cm più corto dell’altro. in questo modo avremo ottenuto due finali lunghi rispettivamente 40 cm circa uno e l’altro 47/48 cm. Tali misure sono indicative ed approssimative, considerando lo scarto per la legatura dei due ami e la cappiola. Se si desidera farli più corti, sarà sufficiente accorciare il filo di partenza ma in linea di massima queste sono buone misure di partenza ma, nessuno ci vieta di cambiarle a seconda delle proprie esperienze personali oppure in base alla risposta dei pesci durante la pescata, ad esempio accorciandoli nel caso ci trovassimo troppo spesso gli ami puliti senza aver visto il minimo cenno di abboccata. Ecco in questi casi si tende ad accorciare i rispettivi finali per velocizzarne la segnalazione al galleggiante.
La sondatura del fondo la faremo sempre attaccando la sonda all’amo del finale più lungo, così facendo avremo un amo che pesca sul fondo e l’altro che pesca leggermente staccato da esso, in caso di fondale sporco o con numerosi incagli, toglieremo quei pochi cm alla lenza, sufficienti a farci pescare correttamente senza incagliare.
Il cefalo è un ottimo combattente, quando vede il guadino riparte alla ricerca della libertà, e cadrà nella sua rete solo quando avrà esaurito tutte le sue forze. Pescando con una coppia di ami, potrà accadere di allamarne due contemporaneamente, in questo caso l’esito del combattimento sarà ancora più incerto ma l’adrenalina arriverà ai massimi livelli, facendoci riscoprire un pesce molte volte bistrattato a favore di prede più ambite ma, che nulla ha da invidiare a spigole ed orate …..nemmeno a tavola !

Cristian Battista (Pesc’amore) & Fausto Adamo

Copyright: Pesca Da Terra

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