A TUTTO SARAGO

Del Sarago ne esistono 5 specie di cui faremo una piccola e breve descrizione di ognuno, dopodiche’ andremo a descrivere la tecnica di pesca per insidiarlo.

  • Il primo e’ il sarago maggiore (Diplodus sargus sargus)
    Il sarago maggiore e’ forse la specie piu’ conosciuta ed apprezzata, classica preda della pesca dai moli, ha un corpo alto e schiacciato, bocca con piccoli denti incisiviformi e pinne pettorali ventrali appuntite, ha un colore che tende all’argenteo ma la cosa che lo distingue dalle altre specie e’ la presenza di 5 linee verticali di colore nero che si alternano a 4 linee di colore grigio scuro e per finire ha una macchia nera sulla parte posteriore del corpo prima della pinna caudale. questa specie puo’ raggiungere i 2 kg di peso .
  • Il secondo e’ il sarago puntazzo o pizzuto (Diplodus puntazzo)
    Prende il suo nome dalla forma del suo muso appuntito, è un pesce solitario che vive su fondali che vanno dai 20 ai 50 metri.
  • Il terzo e’ il sarago sparaglione (Diplodus annularis)
    Il sarago sparaglione e’ il piu’ piccolo delle specie di saraghi presenti in Mediterraneo. Non supera i 25 cm di lunghezza ed e’ facilmente riconoscibile per il colore argento e le pinne pettorali gialle.
    Una caratteristica di questo pesce e’ di essere un ermafrodita proterandrico , pesce che nasce maschio e tramuta il sesso in femmina da adulto.
    -Il quarto e’ Il sarago faraone (Diplodus cervinus )
    Il sarago faraone e’ facilmente riconoscibile dalle sue 5-6 fasce trasversali di colore marrone scuro e dalle sue labbra piu’ grandi.
    E’ forse la specie meno comune ma che arriva a crescere piu’ degli altri, arrivando facilmente anche ai 3 kg di peso.
  • Il quinto e’ il sarago fasciato (Diplodus vulgaris)
    E’ probabilmente la specie piu’ presente, si distingue per la presenza di una larga fascia nera presente nell’apertura branchiale ed un’altra sul peduncolo caudale, presenta inoltre , delle strisce longitudinali dorate lungo i fianchi .

Quado si parla di pesca sportiva in mare non si puo’ non citare un pesce quasi onnipresente in ogni pescata e che per molti e’ stato anche il primo pesce catturato alla prima esperienza alieutica, proprio per la sua presenza in moltissimi spot ed in qualsiasi condizione meteomarina. Stiamo parlando del sarago, si proprio lui, perche’ che sia che si peschi da una scogliera, da una banchina portuale o da un antemurale ed addirittura dalla spiaggia, che sia uno sparaglione, un fasciato o un maggiore non ha nessuna importanza, Lui …il sarago…c’è sempre .
E’ un pesce che si nutre di un po’ di tutto, di alghe, di piccoli molluschi, crostacei, vermi e di tutto cio’ che riesce a trovare e questo e’ un punto a favore del pescatore che tenta di insidiarlo con la canna da pesca .


E’ un ottimo combattente, specie nelle taglie piu’ importanti ma gia’ un pesce di 200-250 gr (di qualsiasi specie), sa vendere cara la pelle, con fughe e puntate verso il fondo, nel tentativo di raggiungere la sua tana, regalando al pescatore momenti intensi di puro divertimento .
Gli spot in cui insidiarlo sono molteplici, come gia’ accennato ma, se volessimo per cosi’ dire andare sul sicuro, bastera’ scegliere una banchina portuale (se si preferisce la comodita’) oppure ancora meglio, una vecchia scogliera anche non molto profonda, ricca di buche ed anfratti che sono il luogo ideale in cui il sarago trova facilmente la sua tana e ne esce quando ha intenzione di cercarsi da mangiare. Da non trascurare che il sarago e’ un ottimo e possente nuotatore, infatti gli esemplari piu’ grandi escono dalle loro tane proprio quando il mare e’ mosso, perche’ sanno che e’ piu’ facile trovare del cibo smosso dal fondo dalle forti correnti.


Una volta scelto lo spot, non ci resta che metterci all’opera per cui scelta la canna piu’ idonea, che sia una bolognese o una fissa, passiamo alla preparazione della montatura.
Il sarago in generale, mangia un po’ a tutte le profondita’ e non necessariamente sul fondo, questo perche’ una volta messo in competizione alimentare, tendera’ a salire man mano verso la superficie per intercettare l’esca nella sua calata verso il fondo.
Per sfruttare a nostro vantaggio queste sue abitudini alimentari, una mano ce la danno le varie pasture presenti sul mercato, sfarinati arricchiti di piccole parti di molluschi, vermi, crostacei, aromi ed additivi vari che contengono buona parte della “dieta” del nostro amico sparide. Bastera’ prepararne il quantitativo necessario alla nostra battuta di pesca e pasturando costantemente con il famoso poco ma spesso, riusciremo a fare ottimi carnieri e magari a tirar fuori dalla su tana, un esemplare di quelli veri.


Tornando al discorso della montatura, non serve andare nel sul compllicato ne tantomeno per il sottile, il nostro amico sparide non ha bisogno di particolari accorgimenti, per cui una montatura di 1,5-2 gr se si pesca in porto o sui 3 gr se si pesca in scogliera, composta da una torpille per il 70% e rifinendo la taratura con dei pallini del n° 7 il primo dei quali partira’ attaccato alla cappiola di giunzione del finale mentre gli altri saranno messi a distanza decrescente a salire verso la torpille, senza eccedere troppo oltre il metro di lunghezza.
Altra aternativa puo’ essere una lenza fatta da piccoli bulk di pallini, 3-4 bulk da 3 pallini l’uno magari di misura crescente man mano che si sale verso l’alto, il tuto racchiuso in circa un metro o poco piu’, questa e’ una lenza forse piu’ idonea alla scogliera e mare formato o scaduta.


Per i finali non serve andare per il sottile, il nostro amico sarago ha delle buone dentature per cui, 0,12-0,14 non devono essere ritenuti diametri eccessivi ma standard, preferendo il fluorocarbon che ci assicura una buona tenuta anche in caso di leggera abrasione ed inoltre non particolarmente lunghi, 70-90 cm al massimo, cosi’ da avere il massimo nella segnalazione delle sue solite e repentine toccate prima dell’affondata decisiva.
Prima di parlare degli ami, bisogna parlare di esche, perche’ e’ proprio in base all’esca che andremo ad usare, dovremo scegliere l’amo piu’ idoneo. Le esche per il sarago possono essere tra le piu’ svariate, dal bigattino alla polpa di gambero, dalle pastelle gia’ pornte al piu’ moderno pellet, dal tocchetto di sarda al pezzetto di calamaro, dalla polpa di cozza al pezzetto di koreano, insomma la scelta e’ ampia ed in base anche alle condizioni del mare e dello spot, avremo un’infinita’ di esche tra cui scegliere.
Per la banchina portuale, 2 bigattini ed amo del 16 robusto ed a gambo medio corto puo’ andare benissimo, il pezzetto di koreano vuole almeno un 14 preferibilmente a gambo lungo, cosi’ anche per le pastelle gia’ pronte all’uso. Per la pesca in scogliera a mare calmo valgono gli stessi criteri a mare mosso invece, una polpa di cozza, un tocchetto di sarda oppure un pezzetto di calamaro vogliono un amo sempre robusto ma a curvatura ampia e di numerazione dal 10 a salire .
Ovviamente a mare mosso in scogliera cambiano anche i diametri dei finali utilizzati, in porto uno 0,14 che poteva essere il massimo, in scogliera diventa il minimo di partenza fino ad arrivare se necessario anche ad uno 0,18 in caso di mare formato, molta schiuma ed acque torbide.
In conclusione speriamo di aver dato a qualcuno lo spunto per insidiare un pesce divertente e combattivo, facile da trovare un po’ ovunque ed in ogni situazione ci si presenti sul nostro posto di pesca, che sia un molo in mezzo al mare, una banchina portuale, una scogliera o una spiaggia, un pesce a volte bistrattato, poco apprezzato in cucina e molto spesso considerato disturbatore proprio per la sua onnipresenza, un pesce che pero’ sa regalare combattimenti al limite del cardiopalma anche se non e’ di grandi dimensioni.

Cristian Battista (Pesc’amore) & Fausto Adamo

Copyright: Pesca Da Terra

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