Caccia al predatore venuto dall’Atlantico

Imprevedibile per quanto possa essere, il pesce serra ha l’abitudine di avvicinarsi in branchi ripetutamente nei medesimi tratti di acqua vicini alla costa, dalla primavera alla fine dell’autunno. Ancora, perciò, è possibile catturarlo da terra prima che si intani a profondità notevoli, infischiandosene delle nostre esche; e la fine dell’estate, con acque ancora molto calde, è il periodo migliore, perché questo predatore, venuto dall’Atlantico attraverso il Canale di Suez, è solito cacciare altri pesci di svariate taglie quando sono maggiormente in movimento.
Le zone preferite si possono ritenere quelle prossime alle foci di fiumi, dove si concentra molta fauna ittica attratta dall’enorme quantità di cibo che arriva trasportato dall’acqua dolce. In siti di questo tipo, ma anche di fronte a qualsiasi costa dal fondale prevalentemente sabbioso, come quelle siciliane, si può avere la fortuna di veder balzare fuori dall’acqua cefali e altri pesci nel momento in cui vengono attaccati ferocemente. Il serra, infatti, è di una spietata ferocia, un predatore che attacca con violenza sbranando con i suoi aguzzi denti le vittime, per poi ingoiarle anche solo parzialmente.

Violenza assimilabile a quella del luccio

Accade spesso al pescatore di avvertire alla canna un abbocco e di sorprendersi poi quando, dopo aver salpato, si ritrova all’amo solo la testa di una mormora. Dov’è finita in quel caso la restante parte, quella più abbondante, dell’esemplare catturato? Nel ventre di un pesce serra, che si è proprio avventato con i suoi denti, affilati come un rasoio, sulla mormora in movimento mentre stavamo salpandola.
In pratica la violenza del serra è assimilabile a quella del luccio in acque dolci, con la differenza che il primo, a differenza dell’altro, non se ne sta intanato e in agguato nella vegetazione per balzarne fuori al momento opportuno, ma sta continuamente in movimento; e ciò lo rende perciò più micidiale. Addirittura si addentra persino nei fiumi anche per chilometri, essendo il cefalo la sua preda preferita.

Può superare la lunghezza di un metro

Questo pesce, che in passato veniva spacciato anche per la spigola, alla quale assomiglia, è apprezzato in cucina. Viene perciò insidiato per questo motivo, ma soprattutto perché l’azione di pesca offre un’emozione notevole: il combattimento, infatti, impegna lo sportivo anche con gli esemplari di piccole dimensioni; e bisogna tenere presente che il predatore può raggiungere i cinque chili e superare il metro di lunghezza.
Dove ci sono cefali, dunque, può esserci a caccia il pesce serra. Tenuto conto delle sue abitudini di vita e predatorie, come potremo tentarne la cattura? Ha suscitato curiosità e reazioni di vario genere ad agosto la notizia di due giovani multati con quattromila euro per averne pescato cinque al porto di Sestri Levante, in Liguria: “Siamo arrivati alla follia persecutoria!” ha commentato Salvo Bella nel suo gruppo Facebook “Pesca libera”. Il problema però non aveva nulla a che vedere con questo particolare tipo di pesce, riguardando invece solo il fatto che nei moli non è consentito pescare.

Dall’insidia col galleggiante alla teleferica

Le canne sono quelle robuste da traina, spinning e surfcasting, con un grosso galleggiante piombato portante una girella alla quale agganceremo il finale da due a tre metri dello 0,40, di cui l’ultimo tratto di una ventina di centimetri in cavetto di acciaio, perché altrimenti il morso del pesce serra potrebbe tranciare il tutto, lasciandoci di stucco; una eventualità ovviamente da prevenire.
La misura dell’amo è variabile da 1 a 5 e la sceglieremo in base alla taglia dei pesci che vorremo insidiare e all’esca conseguentemente rapportata.
Il pesce serra è attratto da odori e movimento, perciò potremo innescare spezzoni di sarde o cefalo legati con filo elastico e resi flottanti mediante dei pop up, oppure piccoli pesci vivi, attaccati a due ami, uno fisso in punta e l’altro scorrevole.


Si lancia dalla costa a trenta-quaranta metri.
Ci sono anche altre tecniche di pesca e una delle più diffuse è quella della teleferica con il vivo. In tal caso si lega al moschettone un piombo da 150 grammi e si effettua il lancio, mettendo la lenza in tiro. Quindi si attacca il moschettone del finale, preparato come descritto sopra, alla lenza madre, lasciandolo scorrere in acqua. Buona attesa!

Cristian Battista (Pesc’amore)

Copyright: Pesca Da Terra

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