Nasce Maschio e diventa Femmina….che Pesce è ?

Nasce maschio ma poi diventa femmina; ha denti aguzzi che raschiano gli scogli; e addirittura ha la testa che è uno spauracchio perché se mangiata può causare effetti allucinogeni anche gravi, come taluni stupefacenti. Che altro dire allora di un pesce curioso come la salpa (o sarpa), le cui carni dal sapore forte non sono considerate prelibate, tanto che a volte, per riuscire a venderla, viene spacciata per sarago? Ma la pesca sportiva con la canna diverte molti appassionati nella caccia a questa insolita preda, che richiede, oltre alla pazienza, un bel po’ di accortezze, premiate tuttavia con belle emozioni.
In tutto il Mediterraneo le salpe vivono in branchi di decine di esemplari ed è possibile insidiarle in acque basse, fino a profondità di una ventina di metri, in prossimità di scogli, dove si aggirano per morderne le alghe delle quali si nutrono. Fra gli scogli stazionano a mezz’acqua soprattutto a sera, per allontanarsene all’alba; e sono questi i due momenti più favorevoli per catturarne.


La pesca con canna fissa o da lancio da quattro a sei metri richiede lenze sottili dello 0,15-0,16, con galleggiante all’inglese da 10-20 grammi. Al trave, mediante un piccolissimo moschettone, attaccheremo il finale. Questo va congegnato con due braccioli da 0,10-0,12, uno lungo 40 e l’altro 50 centimetri, completati alle estremità con spezzoncini da 3-5 centimetri di fuorocarbon 0,17-0,20 ai quali legare gli ami 14 a gambo lungo. Tale accorgimento si rende necessario per evitare che la salpa all’abboccata tranci con i denti il nostro impianto sottilissimo, che obbligatoriamente dev’essere tale perché se visto allontanerebbe il pesce. Completano la montatura una torpilla di due grammi seguita da 5 a 10 pallini spaccati di piombo, che assicurino una discesa morbida.


Una impostazione di base di questo tipo va adattata ovviamente dal pescatore alle condizioni momentanee delle acque e alle dimensioni delle salpe insidiate, soprattutto per lo spessore della lenza e le dimensioni degli ami. S’è detto che questi devono essere opportunamente due. Ciò si spiega non perché si vogliano catturare due esemplari in un sol colpo, ma perché questo pesce può spizzicare l’esca su un primo amo senza tuttavia abboccare, finendo però fregato col secondo.


Ma quali esche è possibile utilizzare con successo?
Le salpe piccole si nutrono di crostacei, ma raggiunta una certa taglia (diffusamente intorno ai due chili) mangiano esclusivamente alghe del tipo ulva lactuga. Potrà essere perciò questa, da raccogliere fresca sul posto durante la battuta, la nostra esca, da agganciare per bene all’amo, infilandola più volte in modo da formarne dei ciuffetti.
Un’altra soluzione è l’uso di una pasta da preparare con una base di farina vegetale come può essere quella di mais, identica agli impasti diffusissimi fra i pescatori di acqua dolce per la cattura della carpa. Si può comprare una busta già pronta per questi utilizzi, da bagnare al momento e amalgamare seguendo le istruzioni sulla confezione, oppure fare tutto in proprio.
Risultati interessanti si ottengono addizionando all’impasto un dolcificantge come il semplice biscotto giallo o arancio per i canarini e aromatizzando con vaniglia in polvere o da fialetta.
Nella lavorazione di questa esca si richiede una certa abilità per renderla di buona consistenza e lunga tenuta all’amo. Per far ciò occorre aggiungere acqua agli sfarinati a poco a poco, gradualmente, continuando a impastare con le mani fino a quando l’insieme appare lucido e non si appiccica più alle dita.


Se tutto questo fosse sufficiente potremmo già scommettere di tornarcene a casa col carniere pieno. Invece le cose non stanno per niente così.
La battuta di pesca alla salpa è di attesa; e i risultati sono incerti, come accade per qualsiasi altro tipo di pesce.

Per cercare di attirare il branco alle nostre esche è molto utile perciò effettuare una pasturazione abbondante. La si fa lanciando a mano o con una fionda pallottole di impasto come quello preparato per l’esca, preparandolo in modo più grossolano in modo che si sfaldi rapidamente e si diffonda all’impatto con l’acqua. All’impasto possono essere anche aggiunti frammenti di alghe, ovviamente di mare.
Se scopriamo la zona di pascolo e azzecchiamo il momento più idoneo, porteremo a casa belle catture. Ma che farcene poi di questi pesci se in cucina non sono ben graditi?
In molti evitano di mangiare la salpa e dicono che è un pesce “selvatico”. In effetti, tenuto conto del suo tipo abituale di alimentazione, ha carni dal sapore forte e dall’aroma di erba. Ma dipende dai gusti: altri, infatti, diciamo che invece di essere insipide hanno proprio il sapore di mare.
Infine la salpa viene considerata non appetibile perché spesso intrisa da odore “di fango”, ma è una caratteristica che può riguardare molte altre specie di pesci e dipende dalla qualità delle acque in cui vivono e si nutrono. Occorre ricordare che chi lavora bene in cucina e conosce gli accorgimenti da usare sa come eliminare, al momento della preparazione, tali eventuali inconvenienti?
In ogni caso è consigliabile organizzare le battute alla salpa in primavera: questi pesci sono infatti in quel periodo molto attivi, le acque sono più pulite e si trascorrono un paio di ore all’aria aperta senza soffrire il freddo invernale o il caldo estivo.

Cristian Battista (Pesc’amore)

Copyright: Pesca da Terra

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