Maltempo e Rigori

Maltempo e rigori dell’inverno non sono amici degli appassionati di pesca: per non intirizzirsi bisogna infatti imbacuccarsi al punto da sentirsi impacciati nei movimenti; e in più anche i pesci non sembrano disposti a essere attratti dalle nostre esche. Ciò non toglie tuttavia che anche nei mesi più freddi ci si possa però cimentare in una battuta da riva con la canna, tentando la cattura di specie appetibili come i saraghi.


Esistono nel Mediterraneo diversi tipi di saraghi, ma tutti entrano particolarmente in attività in presenza di mare mosso o di forti correnti. Sono queste perciò le condizioni favorevoili per cimentarci con possibilità di successo.
La pesca alla bolognese da scogliera richiede una canna di almeno sei metri per poter operare fra la schiuma che si forma in prossimità della riva. Queste lunghezze sono importanti perché altrimenti durante il recupero i nostri ami finirebbero sbattuti contro le pietre taglienti, con tutti gli effetti immaginabili. Per motivi analoghi va colto il momento in cui il vento cessa o spira in direzione opposta alla costa. Le condizioni migliori, dunque, sono quelle che seguono immediatamente una mareggiata.
Una canna di vari metri dev’essere costruita con materiali assai leggeri e anche il mulinello deve avere un peso contenuto, in modo da non stancarci il braccio durante le manovre; ma queste sono considerazioni generali che valgono per qualsiasi tipo di pesca da riva con la canna.
L’attrezzatura va opportunamente completata con un guadino dal manico telescopico, utilissimo per salpare il pesce una volta catturato invece di sollevarlo con la lenza e rischiare che si sganci perciò dall’amo.


La postazione, spesso assai scomoda, non permette peraltro di tenere con sé molto materiale. Si può utilizzare una nassa da tenere in acqua per riporvi uno dopo l’altro i pesci che andiamo catturando; mentre per le esche è preferibile munirsi, per contenerle, di un sacchetto da tenere attaccato alla cinta.
Il resto, cioè lenza, ami ed esche, dipende dalla taglia di saraghi che vogliono insidiare. Bisogna tener conto che si tratta di un pesce aggressivo e assai combattivo, con esemplari dai denti che possono tranciare la nostra montatura. Questa, pertanto, per quanto sottile, in modo da non essere vista dalla preda, non dovrebbe scendere in bobina al di sotto dello 0,18-0,20, con finale appena più sottile; ma sono scelte opinabili, che il pescatore può fare in base alle proprie esperienze.


La lenza madre va completata col galleggiante scorrevole e corredata di una torpille, sostituibile con una serie di pallini di piombo assai ravvicinati, allo scopo di fare scendere l’armatura velocemente verso il fondo. Proprio sotto i pallini annoderemo la girella alla quale legare il terminale.


L’onnipresente bigattino va benissimo anche per questo tipo di pesca e se ne possono fiondare in mare alcune mangiate per tenere i saraghi a tiro. Altre esche intreressanti sono i tocchetti di sarda, gamberetto e vermi, come coreano e americano. Per la pastura può essere anche impiegato uno degli sfarinati pronti disponibili negli scaffali dei negozi.
Il sarago, oltre ad avere un aspetto bellissimo, variegato di colori, insomma elegante, ha carni molto buone. Lo si può cuocere senza alcuna complicazione, dopo averlo eviscerato e lavato, sulla griglia, rivoltandolo più volte e intingendolo in un salmoriglio.

Cristian Battista (Pesc’amore)

Copyright: Pesca da Terra

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