NON SOLO SARAGHI

NON SOLO SARAGHI
La pesca a bolognese praticata da spiagge o scogliere rappresenta una delle tecniche sicuramente più complesse e articolate, regolata da molteplici fattori che combinati tra loro danno vita ad una sessione di pesca parecchio divertente e proficua.
Non esiste l’assetto tecnico ideale per questa tipologia di pesca, nulla di preimpostato o predefinito, ogni scelta risulta figlia di variati fattori dipendenti dalla stagione, dallo spot, dal fondale sul quale andremo a pescare, dalle condizioni di luminosità, dalle prede ricercate e dalle esche impiegate. Di certo risulta essere una pesca molto attiva, movimentata da diverse catture molte delle quali magari risulteranno da rilascio, ma che con la pazienza e le scelte adeguate saprà ricompensarci del tempo che dedichiamo ad essa.


Questa tipologia di pesca richiede senza dubbio l’ausilio di terminali aventi diametro davvero esiguo, dell’ordine dello 0,12/0,10/0,09/0,08, ai quali verranno legati ami adeguatamente piccoli variabili da un n. 18 fino a giungere alla misura 14. Se prevediamo l’innesco di bigattini potremo proporre diverse soluzioni per presentare la nostra esca, di certo il classico innesco del singolo bigattino a calza, passando per il singolo penzolante o misto, connubio delle due soluzioni prima descritte, magari lasciandone pendere qualcuno in più. Scelto il galleggiante opportuno in relazione alle condizioni del mare, con grammature parecchio ridotte, dell’ordine variabile da 2,5 agli 8 grammi, prediligendo galleggianti snelli (a penna) in condizioni di mare piatto, via via selezionando forme e profili più tozzi man mano che le condizioni del mare risultino meno calme. La scalatura sarà adeguata alla scelta del galleggiante, più o meno fitta in rapporto alla nostra idea di presentazione dell’esca;

andremo quindi ad intensificare il passo tra un pallino e l’altro se volessimo raggiungere l’effetto dell’affondamento immediato della nostra esca, anche con intervalli di 2 o 3 cm o realizzando il cosiddetto “bulk”, scalatura consigliata in condizioni di mare formato per far sì che il moto ondoso non crei torsioni al nostro assetto pescante provocando grovigli e ritardandone l’affondamento con il conseguente annullamento dell’azione di pesca, viceversa in caso di mare piatto è consigliabile impiegare un peso maggiore, posizionando i nostri pallini anche ad intervalli superiori ai 15 cm, scalandoli opportunamente sia in un verso che nell’altro, quindi irrigidendo o ammorbidendo il nostro assetto favorendo così una presentazione più naturale possibile della nostra esca che meglio si adatta al tentativo di insidiare pesci più sospettosi.


Personalmente adotto una scalatura mista, su un letto dello 0,16 posizionando i piombini ad intervalli regolari di 5 cm per poi via via lasciarli diradare a multipli della distanza iniziale fino alò raggiungimento della taratura del galleggiante prescelto, lasciando emersa e ben visibile fuori dalla superficie dell’acqua l’antenna di quest’ultimo. In tutto ciò, dato l’ausilio di lenze davvero sottili gioca un ruolo preponderante la nostra attrezzatura alla quale affidiamo il ruolo di gestire le fughe più decise anche di pesci importanti e di una certa mole.

Le canne avranno lunghezza variabile da 4,50 m fino ai 6 m, dovranno risultare molto morbide e saranno loro a dissipare il 70% delle azioni indotte dalla preda allamata, per questo la composizione del carbonio della nostra canna sarà di fondamentale rilevanza (la canna da me impiegata è una ST-R Saltwater Fabio Zeni Tackle Design, lunga 480 cm casting 25-35 gr). Per mettere in pratica questa tecnica, è fondamentale attirare le prede a tiro di canna, là dove andremo a posizionare la nostra esca. Come ben sappiamo questa non è una pesca di ricerca ma saremo noi a dover attirare i pesci in prossimità della battigia, proprio a ridosso del nostro galleggiante e per far ciò bisogna avvalersi di una buona pastura.

La scelta di questa non è lasciata al caso, non tutte le pasture sono uguali, in commercio ne troveremo di specifiche opportunamente studiate e bilanciate per quella data specie che agiscono attirando le prede scatenandone frenesia alimentare senza saziarle; inoltre la quantità ingerita non altera la qualità delle carni del pescato. L’assetto descritto opportunamente combinato, ci darà la possibilità di insidiare diverse prede e non risulta estremamente selettivo, permettendoci di pescare sia branzini che sparidi in maniera davvero sportiva, divertente e funzionale garantendoci la soddisfazione di attuare un sistema pescante ponderato, personalizzato ed esclusivo, frutto di valutazioni e considerazioni acquisite da esperienza diretta.

Cristian Battista (Pesc’amore) Peppe & Roberto Russo

Copyright: Pesca da Terra

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *