Pagellomania

La pesca come ben sappiamo è regolamentata da leggi non scritte che soltanto chi frequenta le spiagge con regolarità e costanza durante tutto l’arco della stagione riesce a cogliere e quindi rispettare, ottimizzando così i risultati delle proprie battute. La presenza della luna che agisce sulle maree, la temperatura dell’acqua, la profondità del fondale sul quale pescheremo, le esche e l’attrezzatura impiegata, sono tutti fattori preponderanti che se ben combinati tra loro risulteranno il connubio perfetto che animerà la nostra battuta di pesca ripagandoci al meglio. I fattori sopra citati saranno esaminati mediante opportune riflessioni maturate nel corso del tempo, frutto magari di giornate di pesca poco proficue, errori commessi, spot errati alla preda e non idonei alla preda ricercata o esche non valide per quella data specie. Senza dubbio l’esperienza acquisita personalmente o indotta dal confronto con i compagni di pesca, risulta fondamentale per la riuscita ottimale della sessione di pesca. Come ben sappiamo, i nostri spot di pesca preferiti non ci regalano con regolarità le stesse prede durante tutto l’arco della stagione, nonostante l’ausilio delle stesse attrezzature impiegate qualche mese prima, le stesse montature o la medesima esca ma sta a noi imparare le abitudini dei pesci che frequentano quel dato tratto di mare e conoscerne le abitudini.
La pesca al pagello, molto diffusa sulle nostre coste, potrebbe risultare di banale esecuzione e orientata a colmare i mesi morti della stagione, ma anche quella se praticata con cognizione di causa e dovizia di particolari, senza tralasciare i nostri “fattori di studio” potrebbe rivelarsi molto più redditizia in termini di numero di catture e soprattutto dimensione rispetto ad un’impostazione casuale che magari ci regalerà qualche preda ma che con gli accorgimenti giusti risulterebbe davvero infallibile. I pagelli bastardi pagellus acarne appartengono alla famiglia “sparidae”. Hanno una sagoma piuttosto allungata per uno sparide, hanno una caratteristica gibbosità frontale e presentano una macchia di colore scuro alla base della pinna pettorale. La livrea varia tra il rosa, l’arancio e il grigio, mentre la cavità della bocca è di colore arancio.


Premessa fondamentale per la pesca al pagello è la conoscenza delle abitudini della preda che andremo ad insidiare, frutto della nostra esperienza valutando quindi che questi ultimi risulteranno più attivi nelle ore notturne, magari in quelle notti in cui la luna splende riflettendosi sul mare, coincidenti con il quarto di luna nuova. Le abitudini di questa specie lo portano a stazionare su fondali misti, nel periodo invernale a distanza ragguardevoli da riva e gli esemplari di taglia prediligono tratti di mare davvero profondi. Come la maggior degli sparidae è carnivoro e si nutre di piccoli pesci e invertebrati. Le esche migliori per insidiarli risultano essere il koreano, l’arenicola e pezzetti di gambero sgusciato, soprattutto per gli esemplari di taglia media, mentre per fare selezione e ricercare di taglia maggiore si impiega il gambero intero.


In rapporto al fondale, la nostra azione di ricerca dei pagelli varierà da pochi metri da riva fino a raggiungere distanze ragguardevoli, passando per le medie distanze, per cui dovremo fornirci di attrezzatura che ci permetta di lanciare agevolmente zavorre importanti. Potremmo pensare di impiegare principalmente due tipologie di calamenti, la prima monoamo con un terminale dello 0,22 con un amo n° 10 per l’innesco di un gambero intero adeguatamente posizionato con del filo elastico per garantire il lancio della nostra esca a grandi distanze senza danneggiare l’innesco. La seconda tipologia prevede un terminale realizzato con un trave dello 0,50 al quale, tramite opportuni snodi realizzati con girelline e perline in vetro di murano interposte, incollate o bloccate da nodi alle estremità, verranno connessi due o tre braccioli dello 0,20 con ami della misura variabile dal n° 14 al n° 12 in rapporto all’esca impiegata; se arenicola andrà bene un 14, piuttosto se decidessimo di innescare pezzetti di gambero o anellidi come il Koreano, andremo a prediligere il n° 12. Il trave varierà lunghezza in rapporto a quella dei braccioli; per braccioli più lunghi l’intervallo tra uno snodo e l’altro aumenterà, ad esempio per braccioli di 50 cm l’intervallo sufficiente tra gli snodi sarà di 60 cm, viceversa riducendo la lunghezza del bracciolo a 30 cm ne saranno sufficienti 40 di intervallo. E’ consigliabile far variare la lunghezza dei braccioli valutando anche le condizioni della corrente e del mare. In presenza di corrente violenta o mare formato è consigliabile accorciarli per evitare facili grovigli. Accorgimento importante e producente sarà l’impiego di piombi plastificati con vernice fluorescente che opportunamente ricaricati con luce UV risulteranno parecchio attrattivi in acque profonde aumentando il numero delle nostre catture, inoltre il posizionamento sul nostro terminale di attrattori o pop up galleggianti e luminosi darà risalto al nostro innesco rendendolo ancora più appetibile ai pagelli.


Consiglio l’ausilio di un mulinello con rapporto di recupero molto lento, i pagelli presentano un apparato boccale davvero delicato e durante il recupero, specialmente da fondali alti potrebbero slamarsi, così come la canna deve essere prestante per consentire lunghe gittate in fase di lancio ma al contempo morbida per attutire l’azione di recupero. Capiterà spesso di salpare diverse sottomisura, lì sarà il buon senso del pescatore a provvedere al rilascio di quegli esemplari.

Cristian Battista (Pesc’amore) Peppe & Roberto Russo

Copyright: Pesca da Terra

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