Una delle tecniche di pesca che sta riscuotendo grande successo in Italia, con folte schiere di appassionati, ha il profumo del sol levante; stiamo parlando dell’eging, tecnica affascinante in ogni suo aspetto soprattutto per le prede che cercheremo di insidiare, i cefalopodi, che nell’immaginario collettivo appartengono per lo più alle tecniche di pesca da natante. L’eging da terra è invece a mio avviso una tecnica di pesca molto divertente che, praticata nel modo giusto e nei periodi giusti, può regalare grandi soddisfazioni.


IL PERIODO, SPOT, ED ORARI
Le prede che possiamo insidiare come detto prima, sono i cefalopodi: calamari, seppie, polpi e totani. Teoricamente l’eging da terra si può praticare tutto l’anno puntando a polpi e seppie che, non allontanandosi troppo dalla riva con l’arrivo delle alte temperature, potremo insidiare sicuramente con più facilità rispetto a calamari e totani; quest’ultimi nei mesi più caldi tendono ad abbandonare la costa e a stanziare ad alte profondità. In questo periodo sarà invece meno raro catturare polpi e seppie ma con un drastico calo del numero e del peso (in particolar modo delle seppie). Di conseguenza il periodo migliore resta quello invernale dove sarà possibile imbattersi in numerosi esemplari anche di grossa taglia in base allo spot di pesca scelto. In Campania il periodo più proficuo solitamente inizia da metà dicembre fino a inizio maggio ma tutto dipende dalle condizioni meteo e in modo maggiore dalla temperatura dell’acqua.

In base alle prede che decidiamo di insidiare dobbiamo trovare lo spot più adatto. I calamari solitamente prediligono fondali di una certa profondità come scogliere profonde e porti. Amano spostarsi su e giù per la massa d’acqua in cerca di prede; lo stesso vale per i totani, più rari da pescare poiché privilegiano batimetriche ancora maggiori e non sempre sono raggiungibili da terra. La seppia invece ama fondali sabbiosi o misti dove stanzia sul fondo spostandosi e mimetizzandosi e dando la caccia alle sue prede preferite: crostacei e piccoli pesci. E’ infatti possibile catturarla anche dalle spiagge e tende a spingersi per deporre le uova e cacciare, anche in pochi decimetri di acqua. I polpi si possono trovare bene o male tutto l’anno in luoghi scogliosi e ricchi di ostacoli dove riescono a trovare tane e granchi in buona quantità. Gli orari variano molto dal luogo in cui si pesca: sicuramente la notte è quella che mi ha regalato maggiori soddisfazioni, da poco prima del tramonto sino all’alba. Un altro fattore che ho apprezzato soprattutto per catturare calamari e totani è la presenza di una qualche fonte luminosa che faccia luce in acqua ove i piccoli pesci vanno a ripararsi. Infine tutti i cefalopodi sembrano aumentare di quantità a cavallo nel periodo di luna piena.

LA CANNA E IL MULINELLO
Le canne usate per l’eging sono canne specifiche per questa disciplina con vettini molto sensibili utili ad avvertire anche il minimo attacco della preda. In commercio troviamo numerose canne dedicate a questa fantastica disciplina: generalmente sono canne monopezzo o in due pezzi con una lunghezza media di 2,20 2,40 mt; la capacità di lancio non è espressa in grammi a differenza delle normali canne da spinning, ma viene riportata la misura ideale degli egi (le totanare) che riesce a gestire al meglio e il diametro ideale del filo che utilizzeremo. Per quanto riguarda il mulinello la taglia consigliata è 2500 massimo 3000, non occorre andare oltre per evitare di appesantire il complesso pescante che dovrà essere il più leggero possibile e ben equilibrato a causa delle continue sollecitazioni dovute a questa pesca.


I FILI
Un trecciato sottile è la scelta migliore da fare per imbobinare il mulinello, ci baseremo quindi su fili compresi tra un PE 0.6 e PE 1 (in centimetri 0.13/0.16 mm). Il mio consiglio è quello di utilizzare fili di buona qualità per non avere spiacevoli sorprese non essendo raro che il trecciato possa passare tra ostacoli come rocce, corde e svariati punti di impiglio. Per quanto riguarda il terminale uno spezzone di fluorocarbon di circa un metro dello 0,20/0.25 sarà la scelta migliore per non far urtare il nostro trecciato (più delicato del nostro terminale) e ottenere una buona invisibilità del sistema pescante, utile soprattutto per calamari e totani.

ESCHE E COLORAZIONI
Le esche utilizzate per questa pesca si chiamano egi, in italiano totanare. Le dimensioni più comuni sono quelle che vanno dai 2,5 ai 3,5, ma ci sono numerose misure come quella da 2, per pesche ultra light o per cercare di stimolare prede apatiche proponendogli un boccone più piccolo facile e appetibile. Le versioni da 4 4.5 sono molto più pesanti ideali dalla barca o in spot particolarmente profondi in cui ci sono forti correnti da contrastare. Il peso delle totanare e la loro affondabilità varia da modello a modello in base alla marca e alle caratteristiche. La colorazione delle totanare e il loro utilizzo va ben ponderato in base al momento.

Autore: Simone Candia